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rassegne di fotografia

 

Mario ALIMEDE

Catalogo

Pordenone 2007

ARTE COME PRINCIPIO DI LIBERTÀ

II problema di affrontare quella sorta di "horror vacui" che coglie inevitabilmente un autore di fronte alla "tabula rasa" del supporto vuoto è antico quanto la stessa capacità creativa dell'uomo; e sono molte le testimonianze che indicano come soluzione il "significare" sulla carta ciò che il cuore "ditta dentro", oppure i trarre dalla pietra ciò che vi è imprigionato.

Senza scomodare i grandi esempi e limitandosi alle esperienze spicciole del presente, una certa impressione destava un valente artista che, di colpo, salutava la bella compagnia perché "gli scappava un acquerello" e altrettanta ne suscitava l'abitudine di altri di chiudersi nello studio e di passarvi intere mattinate a lavorare "come un impiegato" per produrre, limare, affinare, concludere.

In sostanza - anche se l'osservazione può valere per qualsiasi altro tipo di attività - non v'è dubbio che, di fronte alla pagina bianca (che può essere qualsiasi elemento riconducibile in qualche modo alla "pagina": dalla tela alla creta, dal rigo musicale al foglio puro e semplice) un artista ai nostri giorni viene facilmente e regolarmente assalito da una massa infinita e talora incontrollabile di sensazioni, di emozioni, di intenzioni, a cui deve dare in qualche modo armonia e coordinamento, per arrivare a sintetizzare in una parola, in un gesto, in un'annotazione, la sintesi della pulsione che lo spinge a scrivere, a musicare, a dipingere o a scolpire.

Il motivo sta evidentemente nella "globalizzazione" della comunicazione che ha fortemente inciso su contenuti, tecniche e stili.

Quanto più ampia e variegata si fa la gamma degli interessi (da quelli individuali a quelli collettivi, da quelli attuali a quelli storici, da quelli concreti e urgenti a quelli astratti ma non meno pressanti) tanto più l'angoscia può chiudere mente ed occhi, bloccare mano e testa.
Quanto più articolata è la possibilità di espressione, quanto più vasta è la conoscenza dei mezzi tecnici, tanto più problematico diventa scegliere il percorso. Per un artista visuale, il ventaglio praticamente infinito di tecniche praticabili (da quelle canoniche del disegno, della pittura, della scultura, dell'incisione e così via, fino alle acquisizioni più recenti dei nuovi media) diventa già esso un campo difficile da percorrere, se non si è, in qualche modo, predeterminato l'itinerario.

Contemporaneamente, scattano le intenzioni di contenuto, che possono scivolare dalla mera osservazione del reale fino al ripiegamento sul proprio io oppure alla riflessione sull'arte per sé.

Di norma, la soluzione viene da ciò che genericamente si indica come "grafia" dell'autore, una sorta di decisione assunta una volta per tutte che fa da idea - guida alle singole composizioni: questo rende in genere immediatamente riconoscibile un autore fino a far risultare scontate le opere realizzate.

Va da sé, evidentemente che anche la grafia si elabora e si modifica nel tempo, se non viene abbandonata in alcuni momenti per essere recuperata quando l'occasione lo imponga o lo consenta.

In alcuni casi, però, un "modulo" definito una volta per tutte - intorno al quale far ruotare il proprio estro - diventa esso stesso un pericolo di inquinamento o di noia; scatta allora, quasi a sottolineare la forza fondamentale dell'arte come principio di libertà, il gusto del nomadismo, il desiderio di sottrarsi al "marchio di fabbrica" in nome di una più incontrollabile possibilità di essere continuamente diversi anche se sempre presenti a se stessi e riconoscibili.

A guardare il lavoro svolto nel corso degli anni da Mario Alimede, la sensazione è proprio quella di un uomo in perenne sfida con se stesso, che al suo lavoro creativo affida innanzitutto il compito di raccontarsi momento per momento, con tutti i dubbi e le convinzioni, le contraddizioni e le coerenze, le certezze e i ripensamenti, insomma con tutta la possibile varietà di emozioni di cui è capace chi osservi la realtà con occhio non distaccato.

La conseguenza è inevitabilmente una produzione in cui lo stimolo primo è il bisogno di dire, piuttosto che la ricerca di modi e mezzi espressivi e i materiali sono la testimonianza di un disagio più che la proposta di certezze.

Ne è prova immediata il modo aggressivo di affrontare la composizione: da un lato, una sorta di "automatismo" della pittura crea spazi e profondità in cui si accampano oggetti e situazioni che possono essere indifferentemente allusivi o simbolici, realistici o di pura astrazione, compositiva o cromatica; dall'altro lato, un bisogno quasi istintuale di riassumere nello spazio circoscritto della tela tutte le idee, con tutti i mezzi, dalla pittura alla scultura, dal disegno alla poesia.

Ne nascono composizioni di grande ricchezza ed intensità, che richiedono una lettura attenta e appassionata per consentire di coglierne tutte le implicazioni, spesso addirittura al limite dell'eccesso di materiali accorpati e, quindi, della difficoltà di evincere tutti gli elementi concorrenti.

Anche la varietà di approcci segnala il nomadismo tra le tecniche alla ricerca della definizione di una personale idea: molto spesso in breve spazio di tempo (talora anche contemporaneamente) gli approcci poveristici si muovono in sintonia con la pittura colta, le elaborazioni sul linguaggio della pittura si allineano al fianco di scenari verosimili, quasi realistici.

Anche le costruzioni tridimensionali rispondono a questo bisogno di dare la stura a vulcaniche intenzioni di comunicare tutto e immediatamente: dal recupero dei materiali di rifiuto a quello dell'immaginario popolare, dalle elaborazioni dell'espressionismo alla ripresa di temi della favolistica, i percorso si snoda senza obblighi direzionali, tutto invenzioni e scarti, entusiasmi e riprese.

Di più, il linguaggio verbale inserito allude piuttosto ad un uso alternativo della parola, più che relazionarsi alla poesia verbale o a quella visiva (almeno quella definita); i pensieri, le riflessioni, gli aforismi, i lampi segnati nell'opera appartengono al nomadismo generale, senza presunzioni o intenti di didascalismo.

La produzione risulta alla fine intrigante e problematica, frutto di una ricerca illimitata su individuo e comunicazione, piuttosto che su appartenenze a categorie o scuole, se non si vuole dare il marchio di "scuola" anche alla libertà assoluta di vagare nel patrimonio personale e collettivo per offrire in lettura pagine di se stesso e di noi tutti.


http://www.laroggiapn.it/guarda-il-video.jpg

 

9 ottobre 2010 Pannello

A PROPOSITO DI MARIO ALIMEDE

Non ha senso narrare

soltanto per immagini

un mondo ormai sconvolto

in decomposizione

per tanti terremoti.

 

Molto meglio risulta

tentare di raccogliere

il sapore ineffabile

dei bagliori di luce

guizzanti dai frammenti.

 

Esplosioni cromatiche

dalle cose in frantumi

ingombrano lo spazio

si fan composizione

diventano pittura