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Salvatore ANELLI

 

 

 

 

Caffè Voltaire Firenze - ottobre 1984

Pordenone - 10 - 30 novembre 1984

Centro d'arte “Spazio 1” Maddaloni (CE) - gennaio 1985

Expo-Arte Bari - marzo 1985

 

APPUNTI PER LA MEMORIA

 

La storia è un accumulo d'eventi (grandi e piccoli, semplici e complessi; importanti e insignificanti) che si svolgono a ritmo incessante, dentro e fuori, sotto e sopra, vicino e lontano da noi.

E lasciano comunque tracce infinite. Noi ce le portiamo, addosso e dentro, talvolta per diretta partecipazione, talaltra per semplice conoscenza. Si crea quindi in noi (sulla nostra pelle ma soprattutto nella nostra mente) un intrico fittissimo nel quale gli eventi (ma specialmente la memoria di essi) si accumulano e si sovrappongono, si intrecciano e si distinguono, affiorano ed affondano in relazione a un affetto, a un bisogno, a un interesse specifico.

Il ricordo scava nella memoria a recuperare un dato, un volto, un segno particolare, che è testimonianza di un evento, di cui siamo stati partecipi o almeno di cui siamo a conoscenza.

Molto spesso è un processo razionale, dettato da impegni esterni, da necessità sociali.

Molto più spesso, però, è un bisogno istintivo, che ci spinge a ripercorrere, risiste­mare, riorganizzare la memoria.

Oppure, addirittura, ci abbandoniamo, quasi per sensuale piacere, all'emergenza involontaria di segni specifici.

E' vero che "la natura ci ha dato la capacità di ricordare o di non ricordare o dimenticare"; ma è anche altrettanto vero che la stessa natura ci spinge molto spesso a recuperare memorie rimosse, soffocate, obsolete, per il solo gusto del ricordo in sé.

Ed è spesso la più vera, intima essenza di noi, che affiora tra le pieghe della memoria razionalmente organizzata: e dalle nostre radici prime (estirpate, tagliate, soffocate) che emergono, in un gioco casuale di assonanze, i ricordi più significativi.

L'archeologo sa bene che, in un lavoro di scavo scientificamente premeditato, intervengono talora, quasi per beffarda rivalsa del pacato, un coccio una forma che si dislocano inspiegabilmente in altro tempo, in altro luogo.

Lo storico che indaga con metodo scientifico trova continuamente sulla sua strada un evento o un personaggio che alludono a ben diversa situazione.

Anche l'uomo, nel processo di recupero della memoria, incontra continuamente ricordi che si dislocano altrove, in un tempo e in uno spazio non previsti: Mentre, cioè, la nostra memoria, razionale procede ordinatamente, lucidamente, la memoria irrazionale fa emergere a tratti piccoli e grandi fantasmi non richiesti.

E' il momento dei "maghi" e delle "streghe" che affiorano e riducono l'individuo ad un'altra circostanza, ad un'altra dimensione.

L'artista che scrive o descrive, che comunque si affida all'estro in totale abbandono, è senz'altro il testimone più nitido, più significativo della memoria irrazionale dell'uomo.

Qualche volta in forma esplicita, voluta, dichiarata; qualche altra invece per effetto di prorompenti simboli, la memoria liberamente si esprime nell'opera, in un caso distendendosi in forma lineare in superficie, nell'altro caso invece emergendo a sorpresa tra le pieghe dell'evidenza, in filigrana al di sotto delle cose, oppure per rimandi allusivi.

Nel suo lavoro di "Appunti per la memoria" Salvatore Anelli si pone di fronte alla conoscenza (e alla memoria successiva) nella condizione di massima disponibilità, senza la premeditazione dello storico né la volontà certosina dell'archeologo.
In una serie progressiva ma non schematica, razionale ma non sistematica, i suoi appunti si snodano come accumulo continuo di notizie, di immagini, di sensazioni, di emozioni.

A tratti, un bisogno di maggiore razionalità, di più lucida selezione, fissa un contorno, estrapola un particolare, definisce un'immagine.

Nasce così la struttura narrativa dell'opera, che si propone una varia stratificazione di momenti, di eventi di cose.

Ma, molto spesso, beffardamente sogghignano da un angolo, da un brandello, da un'immagine, da una linea, i folletti di una memoria non razionale né razionalizzabile, che trasferiscono tutto in altro tempo, in altro spazio.

La struttura comunicativa viene così sconvolta da continue e impreviste trasgressioni. Ma, anziché indebolirsi, la poetica si arricchiscile proprio di questa potenza espressiva, si umanizza con la forza del pensiero (e del ricordo) in libertà; finisce, in buona sostanza, per comunicare in maniera più viva, più incisiva, più convincente.