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Anno del fanciullo, Apartheid, Calzaturieri, Casarsa

 

31 agosto 1977 Caserta (Festa de “L’Unità)

 

Intervento sull'Apartheid

 

Raffaele Bova, Peppe Ferraro, Livio Marino, Aldo Ribattezzato.

Le Feste de “L’Unità” sono state per anni il centro focale dell’attività di artisti che, nelle forme più diverse, si riferivano comunque dalla “socialità dell’arte” perché comunque, in quelle occasioni, era possibile intervenire con forza e con chiarezza sui problemi reali del Paese attraverso il segno o il gesto estetico.

A Caserta, al tradizione degli “interventi nel sociale” aveva fatto presa sin dalla fine degli anni Sessanta (complice anche la “Proposta 66 Terra di Lavoro”) ed aveva ogni anno visto schierati gli autori più interessanti e significativi del territorio.

Anche quelli che costituirono il “Collettivo Lineacontinua Terra di Lavoro” si erano proposti spesso, con gesti individuali, in questa sorta di “Kermesse dell’Arte” che sollecitava molte attenzioni.

Quando, nel 1977 - all’apice quindi dell’attività collegiale - i singoli artisti ricevettero l'invito - fatto pervenire ai singoli operatori dalla Federazione del P.C.I. di Caserta - ad intervenire sul tema dell’”Apartheid” che era stato proclamato per quell’anno centrale alle iniziative, ci fu una delle riunioni che sempre precedevano gli interventi; e fu deciso di richiamare l’attenzione non solo sulla tematica internazionale (di cui si vedeva comunque la portata mondiale e l’interesse urgente) ma di sollecitare anche l’interesse su una forma di ”Apartheid” in qualche modo più “nostrano” ma comunque non meno importante ed urgente.

La soluzione fu la preparazione di tre pannelli simili che, su un fondo a tinta unita (il bianco, il rosso e il verde accostati a formare il tricolore) recavano in nero il profilo del Sud Africa e, a mo' di appendice, tre regioni dell'Italia meridionale (Calabria, Campania e Basilicata, una per pannello) con un documento ripetuto su ciascuno di essi:

/ regimi fascisti di Vorster e di lan Smith - ultimi epigoni di un colonialismo antistorico, barbaro e contrario a tutte le norme del vivere civile - devono essere sconfitti e abbattuti dalla lotta delle forze democratiche della maggioranza negra.

E a questa lotta devono dare il loro contributo - ideale, culturale e politico - tutti i democratici del mondo.

Gli operatori campani - forti di una tradizione di sensibilità democratica che ha antiche radici - non restano inerti di fronte all'impegno di partecipazione che ad essi viene richiesto.

Il Collettivo Lineacontinua Terra di Lavoro - aggregazione di operatori estetici nel sociale e per questo perennemente attenti alle emergenze della realtà, organicamente legati alle lotte non solo di una classe (quella subalterna degli sfruttati di tutto il mondo) ma anche e soprattutto a quelle di una realtà nazionale, meridionale e regionale - nel mentre concretamente testimonia la sua partecipazione alla lotta politica per una realtà emergente a livello internazionale qual è quella della maggioranza negra del Sud-Africa, non può dimenticare la necessità di una forte spinta ideale e culturale che sottolinei l'emergenza di altre lotte - anch'esse aspre e quotidiane - che vanno ingaggiate e sostenute contro tutte le forme di repressione, di sfruttamento e di apartheid che creano un legame stretto enon trascurabile tra la maggioranza negra oppressa nel sud-Africa e la maggioranza « negra » oppressa dal sistema capitalistico nel nostro paese, nel meridione di esso e nella nostra regione (braccianti agricoli, operai, disoccupati, studenti, donne).

E, mentre aderisce all'iniziativa, « Libertà del Sud Africa » sollecita le forze politiche e culturali ad  un impegno più continuo, marcato ed incisivo, di dibattito, di partecipazione e di lotta, per la ripresa economica, per l'occupazione, per la soluzione dei problemi del Mezzogiorno.

Di questo documento, purtroppo, non resta nessun originale, ma i suoi contenuti sono riportati nel volume “la logica e’ legale? la legge e’ logica?” a cui si è già fatto cenno: da lì è stato possibile recuperarne i contenuti.

I tre pannelli erano rivestiti di carta da imballaggio con chiusure, sigilli e la scritta «Apartheid»: il quarto pannello recava invece, in una sorta di macabro teatro con i simboli dell'oppressione razzista, il documento unificante.

Il rivestimento venne strappato - per la verità con gesti forse esasperatamente teatrali, quasi per dare maggiore forza al messaggio - al momento dell'inaugurazione; ma pregnanza di significati e il taglio politico proposto dal Collettivo incontrarono il riconoscimento e la convergenza anche dei responsabili organizzatori, al punto che nella relazione introduttiva alla manifestazione per il Sud Africa l'impegno alla lotta, non solo sul terreno internazionalista e di classe ma anche su quello nazionale e meridionalistico, veniva ribadito dal segretario della Federazione con toni e termini assai vicini a quelli del documento del Collettivo.

Anche i quattro pannelli dell’”Apartheid” sono andati purtroppo dispersi (e forse perduti) come è stato di quasi tutto il materiale prodotto, anche a livello individuale e con l’intenzione di realizzare opere valide di per sé, anche fuori delle finalità collettive per cui erano state preparate.