viale Trieste, 19 33170 PORDENONE (I) tel. e fax ++39 0434 552174 c. 3388894652 laroggia@tin.it

 

HOME

ANNALE

ARTISTI

CALENDARIO

SEDE

STORIA

VETRINA

COLLETTIVO LINEACONTINUA

PASSEGGIATE ITALIANE

PASSEGGIATE EUROPEE

MESSA A FUOCO

rassegne di fotografia

 

COLLETTIVO LINEACONTINUA

 

TERRA DI LAVORO

 

 

LE “RINASCITE” DEL COLLETTIVO

 

Azzano X, Aversa 2010, Palse, Serra San Quirico 

 

SECONDA UNIVERSITA' DI NAPOLI Facoltà di Architettura "L. Vanvitelli"

Aversa (CE) Chiostro di San Lorenzo 23 luglio 2010

 

"Dalla matrice al codice il quadro è fatto.it."

 

Come già detto, dopo la fine del Collettivo Raffaele Bova ha continuato a "fare il suo mestiere" che è quello di dipingere in maniera provocatoria.

Agli inizi, il tema più caro era stato per lui quello dei rifiuti che aveva utilizzato come soggetto nelle primissime mostre realizzate e per lungo tempo ancora, fino alla paradossalità di inserirli in un'opera di grande dimensione composta per una "chietta" di Battenti per la Madonna dell'Arco, vale a dire in un'opera di soggetto sacro.

Solo dopo trent'anni, gli eventi degli ultimi mesi hanno dimostrato che la scelta era stata giusta e che l'indicazione era opportuna; ma ancora il problema resta lì, nascosto sotto il tappeto e tutto da risolvere.

Successivamente, ha sposto l'attenzione sull'annullamento dell'individualità nei "codici di identificazione": ed anche in questo caso si ha la sensazione di una "vox clamantis in deserto" per dire agli altri quello che gli altri fanno finta di non sentire.

Trent'anni dopo, con lo stesso spirito (che in fondo non aveva mai abbandonato) Raffaele Bova è ritornato all'attività di animazione, sollecitato anche da un gruppo di giovani operatori di Aversa e dalla facoltà di Architettura che intento in questa città è sorta

Assumendo stavolta una posizione separata, quasi da suggeritore, ha preparato dieci tele di medio formato sulle quali aveva tracciato la scritta ".it" che dava l'abbbrivio alla manifestazione.

Sulle tele sono stati invitati a segnare la propria matricola, il codice fiscale o l'indirizzi internet tutti gli studenti e i docenti della facoltà, a cominciare dal direttore; fedele a certe tradizioni, Bova ha fatto diffondere un volantino illustrativo della manifestazione:

Nel corso degli anni Settanta, uno dei modi attraverso i quali gli artisti entravano in contatto con la realtà era certamente quello dell’”operare estetico nel sociale” che proponeva una funzione decisamente politica dell’arte ed una capacità dell’artista (anzi, dell’”operatore estetico”) di proporsi come testimone non marginale né passivo degli eventi rispetto ai quali proponeva modelli, forme e strategie di intervento.

Nel corso degli anni, queste competenze sono via via passate a strutture meno specifiche o creative, come possono essere quelle dell’arte; e sono invece diventate patrimonio più diffuso della società e delle sue strutture, a cominciare da quelle scolastiche.

Difatti, gli happenings, le performances, le invenzioni estemporanee e creative sono diventate 

appannaggio (sempre più spesso) dei gruppi politici che le hanno largamente utilizzate nei cortei, nelle manifestazioni di protesta, insomma nelle attività pubbliche.

Addirittura, negli stadi la creatività si è espressa attraverso tutti i linguaggi possibili e praticabili, da quelli vocali a quelli scritti, dal disegno alla riproduzione fotografica.

Nelle scuole, poi, la sollecitazione didattica della creatività ha dato luogo a manifestazioni fondamentali che una volta apparivano “follie da artista”.

Il compito degli artisti - almeno di quelli che dalle esperienze dell’operare estetico nel sociale hanno preso le radici e i modi di esprimersi - è diventato allora quello di desumere dalla realtà le sollecitazioni e trasformarle in gesto estetico, con un percorso all’apparenza opposto a quello precedente ma in realtà con esiti altrettanto significativi.

Tra gli artisti che, in Terra di Lavoro, si sono distinti in questo genere di attività, Raffaele Bova ha avuto un ruolo sicuramente di primissima importanza, considerata la connotazione di denuncia politica che i suoi interventi hanno posseduto in maniera esplicita sin dalle primissime iniziative: per tutte, basterebbe l’insistenza quasi ossessiva sui rifiuti come base della società e dell’attività artistica (fino a celebrarla in un’opera di ispirazione religiosa) e la quasi maniacale utilizzazione della lira (la moneta-fantasma di quegli anni) per denunciare una condizione di asservimento al mercato e alla plutocrazia.

La ”scoperta” dei codici a barre come sistema di cancellazione della personalità, dell’individualità, dell’unicità degli individui è, in qualche modo, una conseguenza logica del percorso.

Nasce dalla realtà, anche stavolta; ed anche in questo caso vale come indicazione estetica nel sociale.

Ma stavolta fa leva e si avvale del lavoro didattico per dare forza al discorso, per cui non è più l’artista a proporre l’indicazione, ma sono soprattutto gli altri (la scuola, la società) a vivere con lui la denuncia che l’attività esprime.

E forse è il passo avanti più importante per un linguaggio che, dopo trent’anni, potrebbe apparire obsoleto o ripetitivo; ma che, a ben guardare, risulta sempre (tragicamente) vero ed attuale.

Perché i problemi esistono e premono sull’uomo.

Alla fine, ha provveduto a scoprire le scritte - che erano state coperte con nastro adesivo colorato col bianco del fondo - e le opere così costruite sono state raccolte per una mostra da fare quando se ne presenterà l'occasione