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rassegne di fotografia

 

Antonio Baglivo

 

 

Pordenone 24 febbraio - 9 marzo 1990 Personale

 

Il procedimento storico per cui una situazione stabilizzata viene ad un certo punto messa in discussione e sconvolta per generare una nuova stabilità a sua volta pronta ad essere discussa e sconvolta, è una costante ciclica della cultura visiva; nel corso del XX secolo, e le "crisi di rinnovamento" - con i conseguenti azzeramenti- si sono verificate con incalzante frequenza e con notevole incisività.

La causa principale è stata la successione rapida di generazioni in fermento che hanno vissuto lo status preesistente (per quanto attuale e di recente conquista) come un ordine da sconvolgere per rinnovarne i principi, spesso acriticamente rifiutando il passato recente e talvolta affermando un "rappelle a l'ordre" che suonava revisionistico ma che - più serenamente - era spesso il desiderio degli " ultimi arrivati" di dimensionare alla propria esperienza il processo di mutamento.

L'ultimo quarto di secolo, in maniera più evidente, è stato connotato dalla crisi di una "classicità accademica" (appena conseguita con l'affermazione delle avanguardie storiche) attraverso una contestazione globale e permanente " dei sistemi e dei linguaggi, verso una nuova " classicità accademica" che gli assunti della "rivolta" assumesse e rielaborasse.

Anche in questo procedimento, si è trattato per lo più di uno spirito nuovo continuamente emergente, spesso in maniera contraddittoria, che ha segnato trasformazioni e svolte più o meno determinanti.

L'assetto definitosi alla metà degli anni settanta era quello di una cultura visiva totalmente libera da impacci e remore (fino all’indiscriminatezza anarchica) le cui caratteristiche fondamentali erano il privilegio della creatività sulla produzione e l'esaltazione della funzione sociale dell'arte.

Ma già gli stessi protagonisti dei grandi fermenti degli anni Sessanta si trascinavano dietro un latente bisogno di rigore formale, di interiorità lirica e individuale.

E le generazioni immediatamente successive portavano cocente la lezione della Transavanguardia, di quegli artisti cioè che avevano già espresso, non solo a parole, il disagio "sessantottino" ed avevano optato per un ritorno all'individualità che sarebbe stato etichettato come "riflusso".

Tutta la vicenda successiva dell'arte è vissuta sui tentativi, più o meno felici, di ricondurre ad unità le tensioni di quegli anni superando le contrapposizioni spesso eccessivamente schematiche, le soluzioni acritiche e dicotomiche, i rifiuti viscerali e immotivati o la difesa ad ogni costo di convinzioni obsolete; per cercare una nuova estetica che tenesse conto di tutto il positivo emerso in questi decenni e lo convogliasse in una lezione unitaria che ponesse l' Uomo al centro del mondo.

Un artista che abbia preso coscienza del suo ruolo negli anni di grande trasformazione (il riferimento non può essere che ai convegni giovanili del '77) porta necessariamente addosso i segni di questi forti e sofferti momenti e movimenti, che alla fine trovano nella sua opera segni e tracce difficilmente trascurabili.

E' il caso di Antonio Baglivo, che ha vissuto queste vicende da protagonista, in una realtà come quella di Salerno che, per molti versi e per lungo tempo, è stato uno dei centri più attivi dei fermenti.

L' intensa vicenda dell' "operare estetico nel sociale" che Crispolti animò, nei primi anni ' 70, proprio dalla cattedra di Salerno, era destinata a lasciare tracce profonde anche nelle generazioni di artisti non direttamente coinvolti; nelle interpretazioni dei "figli del riflusso" rimase infatti come dominante motivo di fondo, imprescindibile e irrinunciabile.

Ed è appunto allo spirito collettivistico di quelle esperienze che si può facilmente far risalire l'avvio di certe iniziative di cui Baglivo è stato protagonista, dalla fondazione del "Laboratorio Dadodue" alla collaborazione con il "Centro Internazionale Multimediale": nonostante le profonde e sostanziali differenze di intenzione, l'interesse ad un lavoro centrato ad un progetto unitario, attorno al quale ciascun artista si muove in assoluta autonomia di espressione lirica, rappresenta una ideale continuità con il progetto culturale di intervento nel territorio.

Più evidente ancora , la persistenza di questa tensione si registra nella partecipazione attiva alle iniziative come - la "Chiena" a Campagna e la "Kermesse" a Serra San Quirico, che un intento di rapporto estrinseco con il territorio portano nell'impostazione stessa della manifestazione: di diverso, vi è quel sentimento di libertà espressiva che rende questo rapporto più implicito ma non meno attivo.

La riflessione può investire tutta l'attività di Baglivo dalla scelta di privilegiare i rapporti con gli Enti pubblici, nell' intento di sollecitare l'impegno delle strutture politiche alla cultura come base per una diversa qualità della vita; all'intensità di scambio con strutture culturali parallele tutte operanti nella "periferia" vissuta come territorio capace di produrre ricerca e sperimentalità in alternativa ad un "centro" troppo condizionato dal mercato.

L' interesse alle iniziative "altre" ne è diretta conseguenza e registra operazioni di mail art il cui progetto si configura quasi sempre come una sorta di manifesto degli artisti su tematiche generali come la pace e la tutela del territorio.

In pratica, tutta l'attività di Baglivo è la testimonianza di una continuità logica tra le esperienze più vive della socialità dell' arte, così come era stata intesa negli anni Settanta, e la loro rivisitazione alla luce di una più marcata autonomia individuale dell' artista e di una sua più intensa capacità lirica.

Anche il linguaggio - necessariamente - risente di questa tensione di fondo ed è condizionato da un bisogno quasi connaturato di recupero del "genius loci" inteso come patrimonio culturale atavico del proprio territorio, da assorbire attraverso le radici nella realtà, da sviluppare attraverso il contatto con le esperienze più vive della cultura contemporanea e da far fiorire come individuale grafia artistica.

Chi ha avuto occasione di vedere all'opera gli artigiani del corallo nel territorio costiero della Campania, non incontra difficoltà a leggere nell'opera di Baglivo lo stesso trattamento viscerale del legno, scolpito e scavato in fedele armonia con le naturali venature per farne emergere fantastici rimandi a mondi improbabili: il recupero, allora, in chiave di linguaggio artistico, di un' antichissima esperienza artigianale - come interesse non formale alle tradizioni - è il primo, forte segnale di una volontà di radicamento che, accanto alle scelte generali, conferma l'impianto estetico - di matrice neoumanistica - del suo lavoro. Ma, più in generale, il territorio si afferma nella scelta del mare come campo di riferimento sia per le operazioni che per le forme.

Da un lato, la mitologia e la realtà delle profondità abissali(fino al mito di Atlantide) segnala un' antica passione marinara; allo stesso tempo, però, l'acqua si fa elemento primario (con la terra, l'aria e il fuoco) per un' intenzione misterica dell'arte; lo scavo stesso, nella materia del legno, simula spesso e apertamente l'erosione del legno ad opera del mare. Ma, specialmente nella realizzazione delle grafiche, è senza dubbio il fascino misterioso delle forme naturali (le conchiglie innanzitutto) a suggerire alla mano il percorso dell' incisione.

Interviene, su questa matrice di base, un' intenzione della scultura come elaborazione di materiali semplici, quotidiani di gusto quasi poveristico che si fanno "nobili" nell'attuale rivisitazione del genere, alla luce di una più convinta necessità dell' estetica.

Nella resa segnica, poi, tutta la lezione astratta viene richiamata ad isolare forme ed elementi in grafica esaltazione, fino alla sensualità del segno per sé, che annulla le motivazioni di fondo e costruisce giochi eleganti di improbabile rimando al reale.

In definitiva, una lezione lunga ed articolata, che nasce dalle esperienze delle avanguardie storiche, nella pittura come nella scultura, e svaria attraverso le intuizioni recenti del poverismo e del concettualismo, si piega in ultimo ad una coscienza dell' estetica che media sapientemente tra una forte tensione sociale ed una accesa sensualità della forma per sé, in una sintesi attuale dei processi evolutivi del linguaggio artistico, verso una concezione nuova e classica al tempo stesso, dell' arte come fondamento di una nuova società.