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Giorgio BORDINI

 

dal 5 novembre al 1 dicembre 2011

 Tempere di Giorgio Bordini Mostra - Omaggio

 

“… tutto questo lo sai e sai dove comincia la grazia e il tedio a morte del vivere in provincia … “ canta Guccini in una sua nota melodia.

E Giorgio Bordini ha interpretato forse nella maniera più nobile il “tedio” doloroso della vita “ai confini dell’impero”, in un territorio che neanche era ancora provincia, fino ad un certo punto; ma anche la “grazia” intensa e partecipata di attraversare quel territorio e quegli anni con l’entusiasmo dell’impegno, col metodo “artigianale” del lavoro, con la fiducia cieca che qualcosa si poteva e si doveva fare.

Insieme al suo, prima e dopo, si sono registrati molti entusiasmi che hanno prodotto realtà di successo; la sua iniziativa non ha avuto forse il clamore di altre, ma ha lasciato segni che non si possono non riconoscere.

Da buon friulano (anche se friulano non era, se non per adozione), ha fatto l’esperienza dura dell’emigrazione, del successo all’estero (“Nemo propheta …” ancora una volta), della nostalgia irrefrenabile, del ritorno e della costruzione di una nicchia (il “mal della pietra” classico) dove incontrare gli amici e, soprattutto, la cultura.

Ha amato la musica e frequentato tutti quelli che, nel territorio, la musica amavano e praticavano.

Ha amato l’arte e la pittura: ed ha speso tutte le energie, fino all’ultimo anelito di vita, per coltivarla.

Ha sostenuto il gusto per un “genere” – a quel tempo ancora “nuovo” – che condivideva con amici e conterranei; e si è dato da fare per realizzare a Pordenone una “scuola di fumetto”: formalmente, non vi è mai riuscito perché non c’erano i presupposti: ma tanti giovani, anche tra quelli “esplosi” a livello internazionale, farebbero bene a rendergli omaggio per quello che ha fatto.

E’ stato uno stimolatore, un provocatore soft, un suggeritore instancabile; ed ha prodotto molto, ma non moltissimo.

E’ partito da un linguaggio visivo che, per la sua formazione, inevitabilmente era naturalistico; e si è avvicinato con prudenza e intelligenza alla rielaborazione astratta fino a votarsi completamente al colorismo lirico: mi verrebbe da dire che ha usato la “prudenza montanara dei friulani” anche in questo percorso che va dai primi paesaggi alle ultime composizioni.

Vi ha inserito il senso dell’armonia che i musicisti hanno connaturato e che trasmettono in tutto il loro mondo, anche nella vita quotidiana.

Ha coltivato l’amore per gli amici e per il territorio, senza eccedere ma facendo derivare tutto da una limpida semplicità che ha costruito legami durati molto al di là della sua esistenza.

E’ difficile parlare di “maestri” in un momento storico in cui la distruzione prevale sul progetto, il rifiuto riduce al minimo i margini di insegnamento.

Ma Bordini maestro lo è stato, anche di quelli che oggi cercano di cancellarlo; e la sua lezione non è solo in un linguaggio formale che conta ancora tanti epigoni; ma soprattutto in uno stile di vita da autentico “gentiluomo” di stampo ormai vecchio.

 


7 novembre 2011 ore 18

GIORGIO BORDINI 1927 – 1999 UNA VITA PER L’ARTE

Conversazione con Enzo di Grazia

Biblioteca Civica Sala Conferenze “T. Degan”

nell’ambito di IMMAGINE/PAROLA/SUONO

ciclo di conversazioni