viale Trieste, 19 33170 PORDENONE (I) tel. e fax ++39 0434 552174 c. 3388894652 laroggia@tin.it

 

HOME

ANNALE

ARTISTI

CALENDARIO

SEDE

STORIA

VETRINA

COLLETTIVO LINEACONTINUA

PASSEGGIATE ITALIANE

PASSEGGIATE EUROPEE

MESSA A FUOCO

rassegne di fotografia

 

Ðanino Božić

Rovigno (HR) 18 luglio - 5 agosto 2000 Personale

 

La consuetudine di ripartire il tempo in periodi più o meno lunghi (epoche, secoli, decenni ecc.) ha sostanzialmente valore strumentale alla conoscenza, è quasi sempre innaturale ed artificiosa, non può effettivamente incidere sulle cose o sugli uomini.

Ma non v'è dubbio che le scadenze periodiche finiscono per aver peso in molti casi su aspettative, scelte e comportamenti: sicché, una qualche forma di condizionamento del momento storico è percepibile nella personalità di chi, per esempio, ha vissuto - per usare un'espressione trita - a cavallo di due secoli.

Ancora più riconoscibili sono i caratteri che connotano epoche di transizione da una fase all'altra della storia, generale o locale; l'annotazione che accompagna alcuni eventi, di collocarsi "prima" o "dopo" rispetto alla nascita di uno Stato, ad una guerra o ad una grande trasformazione sociale ha sicuramente un valore non più artificioso ma anzi in qualche caso determinante.

Gli anni che stiamo vivendo si svolgono all'insegna di una grande transizione, non solo per la convenzione discussa del passaggio di millennio - che pure è stato fonte di grandi suggestioni - ma anche e soprattutto per la serie infinita di eventi straordinari e di trasformazioni profonde che il mondo ha subito in ogni settore della vita.

La "classificazione" degli uomini di questa generazione non potrà, quindi, prescindere dai dati biografici dal momento che ciascuno di noi è stato, coscientemente o inconsciamente, testimone di questi grandi processi di modificazione, le cui tracce resteranno inevitabilmente presenti non solo nella vita ma anche e soprattutto nei caratteri dell'individuo e della sua opera.

Nel caso specifico di Ðanino Božić, il primo dato significativo è il radicamento in Istria, vale a dire in una regione che il carattere transnazionale deve in primo luogo alla collocazione geografica di confine immediato tra civiltà diverse; inoltre, alla serie innumerevole di invasioni e conseguenti stratificazioni sociali e culturali subite; infine, alla storia recente che ne ha fatto una sorta di avamposto.

Nasce probabilmente da questa condizione inalienabile la curiosità culturale perennemente insoddisfatta che lo spinge a guardare con acuto interesse alle civiltà, tanto a quelle che ancora conservano caratteri primigeni quanto a quelle che ostentano gli assunti finanche esasperati della tecnologia più avanzata.

L'arco di tempo vissuto, inoltre, lo ha portato a sperimentare il socialismo della ex Jugoslavia, la caduta del muro di Berlino con le conseguenti modificazioni, la nascita della Repubblica di Croazia e la sua travagliata evoluzione - compresa la guerra - fino alle attuali prospettive di nuova Europa.

Anche a voler ipotizzare la più assoluta indifferenza a questi eventi epocali, non v'è dubbio che la sua formazione umana ha subito le conseguenze di un processo così rapido e radicale.

Ma anche la sua personalità culturale - e, conseguentemente, la grafia artistica - ha registrato, inevitabilmente, gli stessi spostamenti, determinando svolte e divagazioni spesso fondamentali, a cui ha anche contribuito il fatto che in un'età convulsa come quella che si sta vivendo la cifra più immediata della cultura è l'assoluta indifferenza delle proposte e la più totale anarchia delle linee di ricerca.

Ne risulta la convivenza quasi naturale ed armonica, nel lavoro di Božić, di elementi eterogenei e spesso antitetici, dal rigore freddo delle geometrie al calore estroverso del colore nelle sue qualità più accese, dall'uso degli acciai satinati al recupero dei materiali più diversi, dalle installazioni alle performances ogni volta lasciando libero l'estro di adeguarsi allo spazio e di inventare straniamenti suggestivi e coinvolgenti.

L'allestimento realizzato per la mostra di Rovìgno può ben a ragione intendersi come una sorta di summa di questa condizione generale dello spirito: peraltro, essa conclude in qualche modo un lungo ciclo di riflessione e di sperimentazione che comprende, su un versante, contatti molteplici con le espressioni più attualizzate della ricerca sulla forma per sé, essenziale e rigorosa; contemporaneamente, segue immediatamente esperienze di incontri non effimeri con civiltà agli antipodi, dall'Indonesia agli Stati Uniti; e, soprattutto, si colloca sulla linea di una puntigliosa serie di esperienze per straniare la realtà e confondere i linguaggi e la storia, le convinzioni e gli assiomi.

L'utilizzo delle opere monocrome per creare effetti di ambiente, piuttosto che allestire una canonica esposizione, propone il senso generale della cultura visiva nel secolo XX che si è svolto sostanzialmente all'insegna dell'estetico nel sociale, per cui l'opera non è solo l'oggetto immobile da fruire per sé stesso, restandone staccati, ma diventa I'ambiente in cui lo spettatore si muove, fino a creare una sorta di simbiosi tra il visitatore e l'opera che vive, si anima, si agita e si modifica in relazione alla percezione visiva del fruitore.

Storicamente, sarebbe facile il richiamo alla motivazione di fondo del concettualismo, vale a dire l'intento, per l'artista, di offrire ipotesi di interpretazione invece che opere finite.

Ma la mobilità imprevedibile del lavoro di Božić si fonda soprattutto sulla trasgressione; e, nel momento stesso che si tenta un "incasellamelo", saltano fuori da ogni parte elementi dissonanti che frustrano qualsiasi tentativo di sistematica definizione.

Esaminando nella loro specificità i singoli lavori, il nuovo tentativo di catalogazione porterebbe verso il senso della nuova pittura, dal momento che, nell'organizzazione dello spazio, sono utilizzate superfici dipinte con caratteri quasi canonici, come per sperimentare ogni possibilità di elaborazione della materia pittorica per raggiungere effetti di matericità monocromatica, articolazione e movimento della luce, improbabili profondità spaziali.

Il gusto sensuale della manipolazione del colore lo spinge fino a toccare il gusto del cromatismo per sé proprio di un certo astrattismo lirico da cui riprende il piacere delle grandi campiture e delle stesure più o meno ordinate, più o meno casuali della materia.

Ma, su un altro livello, si affaccia il senso rigoroso e razionale dell'arte programmatica, specialmente nella preferenza accordata alle forme pure ed alla loro disposizione nello spazio. Ma anche questa verità appare parziale e non soddisfacente di tutte le pulsioni che danno vita all'allestimento.

L'ammirazione quasi sensuale per la natura e la sua capacità di modellare le cose e gli uomini sembra talora essere la cifra dominante della scelta dei materiali che non rappresentano, nel lavoro di Božić, un elemento né marginale né casuale ma partecipano di una più convinta intenzione anarchica di muoversi liberamente tra i generi; il punto estremo, già toccato, può considerarsi quello dei capelli veri usati per marcare linee, piani e masse; ma anche in questa esperienza Božić si muove senz'altro ai margini dell'arte povera nella preparazione dei supporti di dipinti, realizzati con materiali del quotidiano opportunamente adattati o piegati all'uso.In definitiva, la trasgressione e la sistematica deviazione dagli assunti sembrano rappresentare una sorta di credo in cui convergono tutte le pulsioni più interessanti senza concedersi a nulla e, con questo intervento, Božić si propone come uomo del suo tempo, figlio di esperienze variegate e spesso diametralmente opposte, con le quali ha sempre un approccio libero e anarcoide ma che sempre riesce ad interpretare con rigore e chiarezza di elaborazione per dame una versione personale ed intrigante.

 


 

Pordenone “la roggia” 7 ottobre – 2 novembre 2000

Personale con pannello 

 

(NIJE SVAKI DAN) BOŽIĆ NON È SEMPRE NATALE.

Percorsi accesi da curiosità

fino agli angoli opposti della terra

vagando tra babeli quotidiane

-le più diverse, le più disparate-

per lasciarsi aggredire dal piacere

di scoprire impensabili stranezze

(chiome recise, ninnoli, giochini),

d'ammirare esplosioni di colori

inusitati, rari, sconvolgenti:

e restarne incantati sull'istante.

Poi, nel momento di composizione,

le immagini ritornano alla mente,

straniate dalle forme originarie:

distorte, ben filtrate, organizzate

s'accampano in funzione estetizzante

con lucide sequenze di colori,

di masse, linee, spazi, creazioni

- geometriche composte rigorose -

per dare vita ad un diverso mondo

concettuale, astratto, visionario.


 

Mestre (VE) 18 febbraio – 9 marzo 2006 (con Nelio Sonego)

 

L'ossessività e il vortico

Per chi si occupa di composizione (verbale, grafica, scultorea o musicale che sia), la superficie vuota che si apre davanti, al momento di cominciare a lavorare, è forse la più bella sfida che si possa immaginare.

Quasi sempre, la si affronta con grinta e piglio deciso, sulla scia di quanto l'estro va suggerendo, affidandosi molto (se non del tutto) alla casualità con cui si affacciano alla mente le idee.

Per molti, però, piuttosto che il caso, è la regola a suggerire le soluzioni, alla ricerca di un'armonia che corrisponda alla personale visione del mondo.

E' la situazione, questa, soprattutto di chi lavora nel campo dell'arte programmata e che affida le composizioni alla regola (spesso rigidamente intesa) e alle dinamiche interne alla comunicazione.

Ðanino Božić e Nelio Sonego si collocano a buon diritto nella schiera degli artisti che della riflessione sui meccanismi interni all'arte hanno fatto il campo privilegiato di ricerca; e il lungo sodalizio che ha accompagnato la loro crescita è quasi sempre occasione di verifica delle convergenze (molte e fondamentali) ma anche delle divergenze (poche ma non marginali) che caratterizzano le singole individualità.

Per Božić, la casualità è aprioristicamente bandita e, se talvolta appare, è solo per un vezzo quasi fanciullesco, in situazioni particolari ed irripetibili; la dominante assoluta è una regola rigida fino all'ossessione, che parte dalla scelta dei materiali e attraversa tutto il lavoro fino alla logica conclusione.

Il centro focale dell'interesse è lo spazio: protagonista assoluto della composizione, viene studiato e articolato fino al limite dell1 esasperazione.
Individuato sul supporto, viene via via scomposto fino agli elementi più semplici e primitivi; successivamente, però, si va ricomponendo con l'aggregazione degli stessi materiali in soluzioni differenti che rendono una visione praticamente infinita dal momento che, variando gli accostamenti, si ottengono ogni volta effetti globali diversi, fino a snaturare definitivamente sia il senso generale che l'articolazione.

Lo spazio è, però, anche superficie cromatica e, come tale, suscettibile di tutte le modificazioni che si possono ottenere attraversando lo spettro cromatico fino alla totale acromia: di qui, il continuum di un'opera che sconvolge le cromie con la semplice giustapposizione degli stessi elementi.

In pratica, l'illeggibilità del reale è conseguenza della impossibilità di definire categoricamente l'evoluzione delle forme.

Su un diverso versante, Nelio Sonego assegna allo spazio solo la funzione di cornice nella quale i segni si vanno ad installare per dare corpo a forme improbabili.

Apparentemente, la ripetitività del segno è solo occasione per creare equilibri instabili, resi peraltro più improbabili dalle variazioni cromatiche e dalla ludicità del tratto spesso vago o poco definito.

Più in profondità, il gusto di far emergere le forme da un vuoto totale allude ad una possibilità indefinita di articolazione del reale, che si compone e si scompone secondo schemi mentali dell'osservatore, piuttosto che per accorpamenti definiti di immagini.

In ambedue i casi, è difficile parlare di una pittura per geometrie pure o di arte programmata schematicamente.

Ma non c'è dubbio che la razionalità presiede alla composizione in tutte e due le grafìe e che le conclusioni divergenti sono frutto piuttosto della lettura che non della preparazione: in sostanza, ogni singola opera è preparata in funzione di una logica matematica che impone obblighi e direzioni alla composizione; ma, nel momento della lettura, a prendere la mano è piuttosto la suggestione evocativa che, in un mondo di input e di superfici metalliche al limite dell'esasperazione, fa guardare alle composizioni come a giochi quasi infantili di libertà d'espressione.

 


11 novembre - 2 dicembre 2007 Cordovado (PN) VISAVI (con Sonego)

 Il testo usato è lo stesso della mostra precedente