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rassegne di fotografia

 

Vito CAPONE

 

 

 

11-25 settembre 2010

LIBRI... DA GUARDARE Mostra di libri d’artista di VITO CAPONE

 

Vito Capone può e deve essere riconosciuto immediatamente come “maestro cartaio” di lunghissima esperienza e di particolare capacità tecnica.

Benché possa essere accostato in qualche modo alla “scrittura”, il suo lavoro infatti non ha niente della narrazione o dell’espressione verbale.

Piuttosto, è possibile avvicinarlo – ma solo idealmente – alla scultura, dalla quale recupera alcuni tratti per piegarli però definitivamente alla manipolazione della carta.

L’amore che prova con tutto ciò che possa essere posto a macerare per diventare polpa di carta è diventato quasi maniacale gusto del recupero e della sperimentazione per ottenere effetti stimolanti dal prodotto finito: dalle colorazioni più ardite agli effetti di scrittura con gli ossidi del metallo, dalla manipolazione per creare effetti di rotoli archeologici alla stesura per lamine da sospendere (quasi stendardi o arazzi) tutte le vie per fare della carta un materiale duttile per una scultura di particolare genere sono percorse con il solo scopo di costruire forme in perenne equilibrio tra la verosimile possibilità e l’astrattismo puro.

La sola opera preparata per una mostra sul mare basterebbe a dare il senso della perizia e della sensibilità, per il gioco armonioso di onde che la sua carta riesce a realizzare; ma tutte le tematiche affrontate alla fine si risolvono in pannelli di pitto-scultura che solo quel materiale può produrre.

Su tutto, domina la costante di chi è nato con una cultura barocca che si porta nel sangue e che nelle opere si fa ghirigoro, greca, trina ed eleganza di composizione.

Questo attiene fondamentalmente alla sua convinzione di artisticità e di serialità limitata (come è appunto nella grande grafica), sicché il libro diventa automaticamente pittura o scultura, un oggetto cioè il cui pregio principale è di essere opera unica ed insostituibile.

 


Cordovado palazzo Cecchini 10 - 31 ottobre 2009

VISAVI Artisti a confronto Vito Capone - Loretta Cappanera

 

Sculture e Racconti

La proposta di una mostra presuppone sempre – quasi di necessità, a mio avviso – l’esistenza di un progetto culturale a cui la mostra in qualche modo deve corrispondere.

Nel caso di VISAVI, l’idea di fondo era quella di una riflessione per confronto su diversi modi di rapportarsi all’estetica ed alla cultura visiva.

E le prime tre esperienze sono risultate senz’altro valide, per definire i contorni di certi linguaggi e di proposte parallele.

Alla quarta edizione, la rassegna affronta un campo ed una tematica piuttosto particolari ma senza dubbio di estrema attualità, considerato che il libro di artista (tema di cui si tratta) è diventato – nel corso del Novecento – e continua ad essere – anche nel nuovo millennio – un territorio ampiamente e variamente esplorato da tutti gli artisti che, primo o poi, si sono cimentati con l’idea di raccogliere “in volume” una propria proposta.

Naturalmente, sono stati scelti a confrontarsi due autori di riconosciuta ed indiscussa validità, sia per la qualità della produzione che per la lunghissima storia che si portano dietro.

Come è altrettanto giusto che sia, rappresentano due modi di accostarsi al tema profondamente divergenti nei presupposti.

Vito Capone può e deve essere riconosciuto immediatamente come “maestro cartaio” di lunghissima esperienza e di particolare capacità tecnica.

Benché possa essere accostato in qualche modo alla “scrittura”, il suo lavoro infatti non ha niente della narrazione o dell’espressione verbale.

Piuttosto, è possibile avvicinarlo – ma solo idealmente – alla scultura, dalla quale recupera alcuni tratti per piegarli però definitivamente alla manipolazione della carta.

L’amore che prova con tutto ciò che possa essere posto a macerare per diventare polpa di carta è diventato quasi maniacale gusto del recupero e della sperimentazione per ottenere effetti stimolanti dal prodotto finito: dalle colorazioni più ardite agli effetti di scrittura con gli ossidi del metallo, dalla manipolazione per creare effetti di rotoli archeologici alla stesura per lamine da sospendere (quasi stendardi o arazzi) tutte le vie per fare della carta un materiale duttile per una scultura di particolare genere sono percorse con il solo scopo di costruire forme in perenne equilibrio tra la verosimile possibilità e l’astrattismo puro.

La sola opera preparata per una mostra sul mare basterebbe a dare il senso della perizia e della sensibilità, per il gioco armonioso di onde che la sua carta riesce a realizzare; ma tutte le tematiche affrontate alla fine si risolvono in pannelli di pitto-scultura che solo quel materiale può produrre.

Su tutto, domina la costante di chi è nato con una cultura barocca che si porta nel sangue e che nelle opere si fa ghirigoro, greca, trina ed eleganza di composizione.

Su un versante diametralmente opposto, Loretta Cappanera lavora sulla narratività per immagini e sulle composizioni di scrittura, anche e soprattutto attraverso l’intervento manuale della cucitura: non a caso, i suoi interventi più qualificati sono nell’edizione di volumi di poesia o negli interventi su memorie di viaggi.

Il presupposto del lavoro è una tensione quasi naturale all’incisione ed alla legatura degli oggetti, che alla fine acquistano il fascino maggiore proprio per l’eleganza della proposta; ma, all’interno dell’opera, emergono con forza temi di grande attualità, che vanno dalla memoria di spazi ancora incontaminati alla suggestione di viaggi più o meno improbabili, dalla segnalazione di temi “caldi” alla citazione di figure notevoli e talvolta non abbastanza riconosciute.

Quello che più si avverte, è il gusto – in qualche modo “femminile” – della citazione sensibile dei temi, dei luoghi, dei personaggi, oltre che – inevitabilmente – il piacere della manualità delle cuciture che si accampano sulle pagine quasi come un segnalibro del “già letto”.

In pratica, si in incontrano “vis a vis” due artisti che operano nello stesso campo (e si sono, per questo, più volte incontrati) ma che concretamente realizzano due modi profondamente diversi di guardare al prodotto, alle tecniche ma soprattutto al mondo.