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rassegne di fotografia

 

Loretta CAPPANERA

 

 

18-27 settembre 2008

Mostra di libri d’artista delle Edizioni CAPPAZETA

 

IN POCHE PAROLE

L’idea di libro nella concezione moderna è sicuramente quella di un insieme di pagine legate insieme a costituire un unicum capace di dare continuità alla lettura.

Ma la tendenza a fare del libro un oggetto particolarmente elaborato affonda le radici nei tempi più antichi, quando il lavoro dei miniaturisti faceva dei volumi autentici gioielli ancora oggi oggetti di infinita ammirazione.

Nei decenni recenti, poi, la particolare abitudine a costruire “libri di artista” mettendo al servizio del volume tutti gli assunti della cultura visiva ha dato origine ad un filone originale e particolarmente vivace che è appunto la produzione del libro di artista in cui ciascun autore, fuori da schemi e limiti obbligati, esercita soprattutto la sua creatività artistica.

In letteratura, l’interesse della cultura ai viaggi è nata probabilmente con lo stesso avvio delle forme di espressione, dal linguaggio parlato a quello scritto, dalla rappresentazione visiva alla musica. E si è sviluppato lungo tutto l’arco dei possibili luoghi visitabili, da quelli del mito a quelli dell’esplorazione, dalle popolazioni ai personaggi: il ventaglio che si apre tra le peregrinazioni di Ulisse e i reportages giornalistici è infinito e arriva indifferentemente a Gulliver e a Kim sempre mantenendo intatto il fascino del racconto.

Loretta Cappanera si pone nella scia dei grandi racconti di viaggio con libretti che utilizzano i più attuali e convincenti modi dell’espressione visiva, dando corpo ad una collezione di “libri d’artista” che riassumono tutto un mondo poetico, con le radici culturali da cui germina il suo linguaggio, con la vastità degli interessi che ne derivano, con la sapienza tecnica di un’antica professionalità.

Il suo itinerario può svilupparsi lungo rotte conosciute o misteriose: i suoi libri allora presentano mappe geografiche e luoghi fantasticati; oppure si può soffermare sui popoli che vivono in questi luoghi sognati o reali: e il racconto assume i toni dell’indagine sociologica, della riflessione sui problemi; oppure può anche prendere a riferimento un narratore o un poeta: e le sue opere seguono e supportano il lirismo della narrazione trasformandolo in elegante suggestione visiva; qualche volta si rifà a personaggi famosi, che nel mondo hanno lasciato una traccia profonda: e i suoi libri raccontano il personaggio o, semplicemente, lo celebrano.

Per fare tutto ciò, c’è bisogno innanzitutto di un maturo possesso dei mezzi espressivi e del supporto culturale da cui nascono. La base primaria è senz’altro l’arte concettuale alla quale Cappanera deve sicuramente la valenza antropologica e sociologica dei suoi lavori: piuttosto che l’eleganza delle forme prevale il senso di profonda partecipazione alle vicende narrate, soprattutto quando si affrontano temi come la condizione dei campesiños del Chapas o la figura di Tina Modotti.

Ma anche nell’elaborazione concettuale dei temi la maturità tecnica si afferma come presupposto indispensabile: Loretta Cappanera è soprattutto una grande esperta di tecniche incisorie e il suo lavoro ruota tutto e continuamente intorno alla grafica con risultati di evidenza spesso eccezionale.

Di più - con un gusto che sconfina nell’arte povera - si esalta l’abitudine a recuperare materiali da riciclare dislocandoli in funzione estetica; e, più frequentemente, le “arti muliebri” si impongono con la scelta del cucito, del ricamo, della decorazione quasi barocca, fino a produrre oggetti di raffinata eleganza e di delicata sensibilità.

Il concetto di “libro” nel suo lavoro assume valenze assai particolari, trattandosi sempre di opere a tiratura estremamente limitata (spesso addirittura di pezzi unici); ma questo attiene fondamentalmente alla sua convinzione di artisticità e di serialità limitata (come è appunto nella grande grafica), sicché il libro diventa automaticamente pittura o scultura, un oggetto cioè il cui pregio principale è di essere opera unica ed insostituibile.

IN POCHE PAROLE, le sue opere - appunto perché “libri” - hanno la prerogativa di essere trasportati e vissuti quotidianamente come oggetti personali con cui convivere, da gustare sensualmente, perché non siano solo racconti astratti ma un modo per entrare nel mondo che descrivono.

 


Cordovado palazzo Cecchini 10 - 31 ottobre 2009

VISAVI Artisti a confronto Vito Capone - Loretta Cappanera

 

Sculture e Racconti

 La proposta di una mostra presuppone sempre – quasi di necessità, a mio avviso – l’esistenza di un progetto culturale a cui la mostra in qualche modo deve corrispondere.

Nel caso di VISAVI, l’idea di fondo era quella di una riflessione per confronto su diversi modi di rapportarsi all’estetica ed alla cultura visiva.

E le prime tre esperienze sono risultate senz’altro valide, per definire i contorni di certi linguaggi e di proposte parallele.

Alla quarta edizione, la rassegna affronta un campo ed una tematica piuttosto particolari ma senza dubbio di estrema attualità, considerato che il libro di artista (tema di cui si tratta) è diventato – nel corso del Novecento – e continua ad essere – anche nel nuovo millennio – un territorio ampiamente e variamente esplorato da tutti gli artisti che, primo o poi, si sono cimentati con l’idea di raccogliere “in volume” una propria proposta.

Naturalmente, sono stati scelti a confrontarsi due autori di riconosciuta ed indiscussa validità, sia per la qualità della produzione che per la lunghissima storia che si portano dietro.

Come è altrettanto giusto che sia, rappresentano due modi di accostarsi al tema profondamente divergenti nei presupposti.

Vito Capone può e deve essere riconosciuto immediatamente come “maestro cartaio” di lunghissima esperienza e di particolare capacità tecnica.

Benché possa essere accostato in qualche modo alla “scrittura”, il suo lavoro infatti non ha niente della narrazione o dell’espressione verbale.

Piuttosto, è possibile avvicinarlo – ma solo idealmente – alla scultura, dalla quale recupera alcuni tratti per piegarli però definitivamente alla manipolazione della carta.

L’amore che prova con tutto ciò che possa essere posto a macerare per diventare polpa di carta è diventato quasi maniacale gusto del recupero e della sperimentazione per ottenere effetti stimolanti dal prodotto finito: dalle colorazioni più ardite agli effetti di scrittura con gli ossidi del metallo, dalla manipolazione per creare effetti di rotoli archeologici alla stesura per lamine da sospendere (quasi stendardi o arazzi) tutte le vie per fare della carta un materiale duttile per una scultura di particolare genere sono percorse con il solo scopo di costruire forme in perenne equilibrio tra la verosimile possibilità e l’astrattismo puro.

La sola opera preparata per una mostra sul mare basterebbe a dare il senso della perizia e della sensibilità, per il gioco armonioso di onde che la sua carta riesce a realizzare; ma tutte le tematiche affrontate alla fine si risolvono in pannelli di pitto-scultura che solo quel materiale può produrre.

Su tutto, domina la costante di chi è nato con una cultura barocca che si porta nel sangue e che nelle opere si fa ghirigoro, greca, trina ed eleganza di composizione.

Su un versante diametralmente opposto, Loretta Cappanera lavora sulla narratività per immagini e sulle composizioni di scrittura, anche e soprattutto attraverso l’intervento manuale della cucitura: non a caso, i suoi interventi più qualificati sono nell’edizione di volumi di poesia o negli interventi su memorie di viaggi.

Il presupposto del lavoro è una tensione quasi naturale all’incisione ed alla legatura degli oggetti, che alla fine acquistano il fascino maggiore proprio per l’eleganza della proposta; ma, all’interno dell’opera, emergono con forza temi di grande attualità, che vanno dalla memoria di spazi ancora incontaminati alla suggestione di viaggi più o meno improbabili, dalla segnalazione di temi “caldi” alla citazione di figure notevoli e talvolta non abbastanza riconosciute.

Quello che più si avverte, è il gusto – in qualche modo “femminile” – della citazione sensibile dei temi, dei luoghi, dei personaggi, oltre che – inevitabilmente – il piacere della manualità delle cuciture che si accampano sulle pagine quasi come un segnalibro del “già letto”.

In pratica, si in incontrano “vis a vis” due artisti che operano nello stesso campo (e si sono, per questo, più volte incontrati) ma che concretamente realizzano due modi profondamente diversi di guardare al prodotto, alle tecniche ma soprattutto al mondo.