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rassegne di fotografia

 

Umberto CORSUCCI

 

9 – 29 maggio 1992 Pordenone – Personale

6 – 19 giugno 1992 Laives (BZ) Personale

 

La personale grafia di un artista costituisce quasi una seconda pelle che emerge tra le pieghe anche delle velature più spesse ed avvolgenti: si costituisce, in genere, di una naturale tensione che - più o meno favorita dalla temperie del momento - porta alla scelta di un genere, di un materiale, di una costruzione linguistica i cui tratti diventano -prima o poi- dominanti al di là di ogni contingenza.

Quella che agisce alla radice dell'opera di Umberto Corsucci è un'intenzione della scultura come possibilità di fare emergere dalla materia un mondo primigenio - fascinoso e pregnante - i cui tratti restano inalterati anche quando la situazione storica e" culturale impone concessioni -più o meno esplicite- ad una particolare letteratura.

Questo carattere risulta particolarmente intrigante se si considerano, da un lato, ,la storia personale e, dall'altro lato, l'ampiezza di interesse ai materiali
Il suo itinerario artistico si è svolto, infatti, in larga misura nella fase più acuta delle convinzioni di "socialità dell'arte" quando la gestualità, la teatralità, la progettualità, la voluta casualità erano i poli di riferimento per gli artisti più vivacemente impegnati nella ricerca di una nuova estetica: e questo quadro d'insieme sembrava escludere ogni tensione canonica.

Ma, anche nelle occasioni più esplicitamente determinate dall'intento di "operare nel sociale", Corsucci si è sempre visto "scappare dalle mani" il lavoro, catturato e condizionato da una naturale vena di scultore -più o meno apertamente teso alla scenograficità ed alla monumentalità- che dalla quotidianità (dei campi, del mare, della storia o della vita) attingeva gli stimoli.

Una volta affievolitasi quella tensione culturale e riemersa l'esigenza di ritornare ad una dimensione più individuale del fare arte, la ripresa dei materiali propri della scultura (dalla pietra al bronzo, dalla ceramica al legno) si è affermata con la naturalezza della quotidianità

Dell'esperienza maturata, gli è rimasto soprattutto il bisogno del riferimento continuo al reale vissuto, sublimato in forme allusive ed ammiccanti anche nell'esaltazione della pura plasticità.

Analogamente ( e parallelamente ), la scelta dei materiali non è mai un problema, per chi viva la scultura quasi come una "necessità fisiologica": sicuramente, la manipolazione della pietra (attività così poco praticata al nostro tempo) è il punto di maggiore intensità del lavoro di Corsucci, il campo in cui meglio si esprime la sua capacità creativa ed esecutiva

Per provarlo, sarebbe sufficiente ricordare la tenacia con cui ha perseguito e realizzato il progetto per Riccione "La pietra e il mare" che tanti stimoli ha provocato a questo genere.

Ma, se si osserva la sua ceramica, è facile intuire come anche questo genere sia vissuto come attività dai caratteri plastici; e, nella storia recente del suo lavoro, si ritrovano frequenti "trasgressioni" d'uso di materiali diversi e disparati, le cui tracce ancora si registrano nelle grandi composizioni in cui il legno, in primo luogo, ma anche la corda, il bronzo, il vetro o altri inserti sono, per un verso, strutturali all'opera stessa e, per un altro verso, espliciti rimandi ad un rapporto sensuale e concreto con il reale da cui l'opera attinge

Ne deriva una .scultura che gli assunti antichi e recenti ha saputo cogliere e sintetizzare in armonica complessità, piegando la canonicità di alcune soluzioni ad una intenzione più vastamente simbolica ed allusiva; e costringendo, per converso, alcune nuove intuizioni, opportunamente filtrate, a piegarsi ad una resa formale composta e rigorosa, in una grafia individuale nella quale storia ed attualità, individualità lirica e socialità si incontrano a costruire una personalità decisa e coerente.