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Remo Corteggiani
Aprile 1986
II limite oggettivo della produzione iconica costituisce una necessità quasi connaturata al mezzo, per gli operatori che si servono degli strumenti di fotografia o di fotocopia, nella loro attività creativa: qualunque trasgressione, ogni tipo di "sfondamento" aniconico, qualsiasi elaborazione o interpretazione non può prescindere dal rapporto col reale. L'operazione dell'artista, quindi, si muove all'interno delle cose, interpretandole, isolandole, privilegiandole, selezionandole, inquadrandole e manipolandole alla ricerca di quegli effetti - di comunicazione o di semplice emozione visiva - che sono più coerenti con la sua sensibilità. Nel caso di Remo Corteggiani, l'estro creativo può essere eccitato in ogni momento, da qualsiasi oggetto, in tutte le situazioni: il suo campo di interesse, infatti, è la realtà delle piccole cose quotidiane che raccontano storie antiche e nuove, rimandano ad eventi e persone dell'individuale realtà, si possono comporre e scomporre in felici soluzioni formali: vissute, rivissute, trasferite in immagini, che a loro volta vengono rivisitate, trasformate e dislocate in un'atmosfera rarefatta e surreale, le cose suscitano emozioni - cromatiche e compositive, suggestive e provocatorie - che riecheggiano nella memoria (individuale e collettiva) come frammenti di un vissuto che comunque ci appartiene. La poesia che esce (quasi come un fatto ancora mitico) dalle "scatole magiche" degli strumenti che manipola e degli strumenti che utilizza nel suo lavoro (la macchina fotografica e la fotocopiatrice, accanto ai pennelli e ai colori) è la stessa che nasce dalle cose (anche le più banali) che ci cadono sotto gli occhi e che, in un modo o nell'altro, vanno a scuotere uno spazio dei precordi rievocando suggestioni: la particolare angolazione visiva, l'emozionale disposizione non fanno che aggiungere fascino al ricordo. Di qui, la scelta delle situazioni e degli oggetti più disparati la loro frantumazione in immagini e microimmagini, la loro riduzione a semplici elementi compositivi, per arrivare poi, con paziente e sensibile procedimento di ri/costruzione, ad opere unitarie, talora ammiccanti tal altra provocatorie. Ne deriva una "letteratura per immagini" che e sempre stata l'asse portante della migliore fotografia: continuamente in bilico tra la narrazione dei fatti e ta semplice emozione espressiva, si afferma oggi, sempre più nettamente come "scrittura con la luce" di poemi visivi in cui l'equilibrio tra la personale liricità e la comunicazione sociale è attento e felice.
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