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rassegne di fotografia

 

Anna Crescenzi

 

giugno 2005  Cartella di grafica

 

La formazione culturale di un artista si fonda sempre sul supporto di una cultura materna che costituisce la componente primaria del suo linguaggio; le stratificazioni successive - dalla cultura scolastica all'informazione "di strada", dai contatti diretti coi documenti della storia alle notizie desunte da ogni fonte possibile - quasi mai cancellano il substrato primario di questo patrimonio; quasi sempre per˛ lo modificano e lo rendono "altro" calandolo in dimensioni diverse, arricchendolo di elementi eterogenei fino a costituire quella cifra personale che fa "lo stile" individuale.

Nel caso di Anna Crescenzi, risulta facilmente evidente che la radice della sua cultura Ŕ un rapporto quasi viscerale con la realtÓ del territorio di origine, con le sue architetture primitive e le murature scalfite dal tempo e dalle vicende della storia, con la sua originale ricchezza minerale e vegetale e con gli stravolgi-menti che l'uomo ha portato all'assetto naturale.

Accanto, si identifica immediatamente l'altro elemento di cultura questa acquisita nel tempo - che Ŕ la riflessione sull'uomo e sulla sua condizione di dolore, ma pi¨ ancora su una condizione della donna ancora in lotta su alcuni temi dove la civiltÓ Ŕ, comunque, giunta con alcune conquiste fondamentali o su un terreno totalmente aperto, come nei paesi dove la subalternitÓ, la schiavit¨ o l'annullamento sono dati quotidiani.

Nascono da qui i soggetti preferiti, le creature e le forme, i corpi divisi e straziati, i frammenti di umanitÓ dispersi, le strutture di ambienti al limite della decifrabilitÓ.

Sul piano formale, Ŕ notevole la capacitÓ di rimanere fedele ad una resa neorealistica delle immagini senza per questo perdere di vista la possibilitÓ dell'elaborazione astratta, in funzione piuttosto di un sentimento vitale che di una necessitÓ formale, liberandosi dalle scorie del verismo senza scivolare nella sensualitÓ della forma per sÚ.

Su tutto domina il non-colore del nero che si arricchisce, quasi meravigliosamente, di effetti tonali e gamme cromatiche impreviste, quasi che dal nero come sommatoria di colori potessero emerge/e, per sottili imprevedibili crepe, tutte le cromie possibili.

Ne risulta uno stile personale, ricco di richiami ancestrali e di riferimenti colti, che trova la cifra principale in un umanesimo profondamente radicato che lega insieme passato, presente e futuro, storia e cronaca, invenzione e realtÓ sociale.