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Gianni D’Adda

 

 

Milano novembre 1984 Personale

Vaprio d’Adda (MI) 6 - 28 maggio 1989 Personale

 

Un uomo appartiene sempre, indissolubilmente, alla terra dove è nato, è cresciuto e si è formato. La sua storia è quella degli uomini che, con lui e prima di lui, hanno vissuto quei luoghi, quei costumi, quelle credenze; il suo carattere è quello che si è formato nel rapporto quotidiano con le cose.

Ma la sua cultura, soprattutto, è quella che si è costituita in secoli di sovrapposizioni, di modificazioni, di adattamenti e di aggiustamenti continui: attraverso le radici che nella sua terra di nascita rimangono per sempre affondate - anche se le vicende successive lo portano molto lontano - ogni individuo assorbe quell'insieme di gusti, di creden­ze, di abitudini, di costumi che fanno la sua vera essenza culturale.

Sopra di essa, nel processo di sviluppo della sua storia personale, possono accumularsi nel tempo altre forme di vita, nuovi e più vasti interessi, tutta un'altra cultura.

Ma la matrice prima, emergente ad ogni passo, resta quella dei «Maghi e Streghe» che hanno popolato la sua fantasia infantile e che una tradizione atavica e forse immortale rende ogni giorno attuali.

Il processo di sviluppo della personalità artistica di Gianni D'Adda è tutto segnato, continuamente, da un rapporto continuo, viscerale, con la realtà della sua terra.

Nel suo corso pigro e sonnolento (che talvolta si fa turbinoso e violento con i danni che ne derivano) l'Adda, come tutti i fiumi del mondo, racconta le sue storie millenarie che una atavica tradizione affida alla memoria degli uomini.

A Canonica, proprio nel punto dove il fiume si accoppia col Brembo, che viene a portagli le sue altre mille e mille vicende e favole, si dice che ancora si aggiri il fantasma di Renzo Tramaglino, in viaggio verso Bergamo, sfuggendo alla polizia di Milano.

Proprio sotto il nuovo, ardito ponte, incontra il naviglio che a Milano riporta: e su di esso corre ancora la leggenda di Leonardo da Vinci, ospite a Vaprio nella villa dei Melzi D'EriI che domina la valle nella quale fa scivolare i racconti fantastici di una delle più antiche famiglie.

Altre storie raccontano ancora il castello visconteo oggi ridotto a opificio; ma tante e tante altre sembrano sussurrate dalle case contadine, dalle ville ambiziosette che costeggiano la riva.

Gli antichi contadini, oggi operai di fabbrica, ancora si comunicano, di generazione in generazione, i gusti i modi di vita i gesti le abitudini che travalicano il tempo e le sue trasformazioni, che legano l'uomo d'oggi a tutta la storia, vissuta prima e fuori di lui.

Soprattutto, però, ancora sulle rive dell'Adda rimane un mondo intatto (né si sa ancora per quanto) dove i ricordi del passato (storico ed individuale) volano insieme agli uccelli - quelli che non sono estinti - e riportano voci, profumi e gesti che ciascuno porta dentro di sé.

Non è solo uno scenario scelto quasi con determinazione per ricostruire un mondo fittizio, per ambientarvi una storia fantastica. È un mondo reale, vivo, quotidiano, dove le radici del passato ancora sostengono l'uomo e le sue convinzioni, le sue credenze, le sue creazioni; un mondo dove i «maghi» e le «streghe» del passato sono lievito all'attualità.

È il mondo, anche, di Gianni D'Adda, un individuo profondamente radicato nella sua terra e nella sua storia, prima ancora di essere un interprete lirico delle sue realtà.

Per un operatore culturale che abbia vissuto dall'interno le vicende degli ultimi vent'anni, le scelte da fare non sono state certamente «facili»: nel turbinare quasi frenetico di eventi e di tendenze che si sono in questo tempo accavallati, l'attività più ricca e produttiva è stata quella di coloro che tutte le nuove istanze, tutte le possibili diverse soluzioni hanno piegato al proprio patrimonio di cultura e di civiltà, a quella tradizione di «Maghi, Streghe & C.» che costituisce la radice prima dell'individuo.
Gianni D'Adda ha vissuto la pittura come gesto d'amore, anche quando più violenta si è fatta la denuncia.

In un momento in cui il concettuale, la land, l'attività estetica nel sociale proponevano (e imponevano anche, per certi aspetti) un ruolo «politico» dell'intellettuale, il gesto di denuncia di D'Adda è stata la riflessione sulla condizione di alienazione dell'individuo nella società dei consumi, il richiamo continuo ad un mondo ancora incontaminato che in quelle lande, lungo le rive dell'Adda e del Brembo, ancora si conserva.

Ma questa tensione ad un rapporto quasi ombelicale con la realtà della sua terra è rimasto inalterato anche in una fase successiva, quando la suggestione del facile intimismo sollecitava un distacco totale dalla realtà delle cose, una pittura d'istinto al di fuori delle problematiche.

Senza mai scadere nell'antropologismo di maniera o nell'ecologismo di moda, ma anche senza cedere alla facile suggestione della bellezza oggettiva delle cose, senza cioè piegarsi al semplice decorativismo; comunque e sempre rimanendo fedele a questo suo bisogno di essere, come pittore, un testimone del suo tempo e del suo mondo, D'Adda ha continuato a guardarsi intorno con l'interesse del figlio della sua terra e la sensibilità dell'artista.

Per questo, ci si è incontrati facilmente nella proposta postrealistica di «Maghi, Streghe & C.». Il suo, come il nostro, obiettivo è una volontà tenace e perseverante di essere vivi e presenti, con la specificità di un segno (quello della pittura o quello della parola), in una realtà nella quale siamo immersi (e non da spettatori), evitando forse le esasperazioni della politicità totale, ma riconoscendo sempre e comunque una necessità di attiva presenza nel sociale.

Questo significa soprattutto rifiutare nettamente ogni allettamento del passato (sia della citazione che della pittura colta); ma significa anche legare continuamente la sensibilità, il gusto, l'estro individuale con quella cultura popolare relegata quasi definitivamente, dopo un momento di gloria negli anni recenti, nel ghetto della cultura «altra» e subalterna.

Nascono da qui non solo le sue composizioni che della terra, del mondo umano e fisico della sua quotidianità, recuperano forme, modi e contenuti; ma nasce soprattutto un'atmosfera, un sentimento profondo e intenso che ne fa un lirico, partecipe protagonista, un intellettuale «a tutto tondo» nel quale la mediazione tra la lirica capacità espressiva individuale si fonde e si armonizza con la lucida capacità di sempre nuovi, attuali contenuti.