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Maurizio De Joanna

 

Pordenone 14 - 27 maggio 1983 Personale

 

C'è stato un momento - neppure tanto tempo fa - in cui la convinzione dell'universale razionalità delle cose ha creato non poche né marginali illusioni, dalla certezza di un possesso dell'uomo sul mondo all'idea di una rivoluzione totale.

Nulla di nuovo sotto il sole: dall'Illuminismo al Positivismo al Neopositivismo, il fil rouge è facilmente identificabile.

Come in tutti i grandi momenti di estrema fiducia nell'uomo e nelle sue capacità razionali, non appena la verifica dei fatti ha sfrondato le esagerazioni - di metodo più che di merito - l'esaltazione scientista ha ceduto il passo ad una crisi di sfiducia profonda nella ragione; ed è nato un altro tipo di esaltazione, quella dell'individuo dell'inconscio dell'irrazionale.

Quanto ancora durerà (ma non è forse già finita?) l'ubriacatura dell'irrazionalismo eretto a sistema, non si potrà mai dire con chiarezza: d'altronde, è stato sempre così, tra prodromi ed epigoni.

Ma è giusto tenere ancora saldamente attaccate alla terra le punte almeno dei piedi.

Le « rovine » del passato (remoto e recente) possono facilmente innalzarsi a monito, oltre che a testimonianza.

I « miti », le « leggende », i « maghi », i « grandi padri » sono ancora validi riferimenti, per l'analisi di quel che è stato e per la creazione di diverse prospettive, una volta corretti gli errori.

Non si tratta, evidentemente di fondare movimenti, di elaborare progetti più o meno ambiziosi.

II senso delle rovine è sempre e soprattutto questo: fornire testimonianze da cui derivare i modelli per costruire, nel caso, le prospettive.

Descartes è morto: evviva Des/cartes. Il gioco di parole è finanche banale.

Eppure, nelle « carte », nelle memorie, nelle rovine, nelle magie di un tempo appena trascorso, troppo sbrigativamente condannato, troppo presente ancora in ciascuno di noi, è possibile trovare gli elementi per creare prospettive.

Bisogna saper prendere le distanze dal passato, senza rimpiangerlo; e rendersi conto che è necessario fondare un « umanesimo », nuovo nel metodo antico nel merito, basato sulla convinzione dell'uomo come Soggetto completamente Autonomo nelle scelte ma pur sempre Politico nell'impegno e nell'operatività.