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Crescenzo Del Vecchio

 

Ascoli Piceno 1974 Personale

 

Quando entrò nella macchina del sistema, il rag. De Cicco si sentì un uomo felice perché aveva raggiunto finalmente il posto al sole.

Non gli interessava sapere chi fosse la rotella di quell'ingranaggio che, logora e consunta, era stata buttata, come vuole il sistema, dentro la pattumiera, per fare spazio a lui, che aveva adesso il compito di adattarsi alla macchina per farla continuare ad andare ali'infinito.

Né si curava, inoltre, delle altre rotelle che insieme a lui muovevano la mostruosa macchina oliata col sudore, alimentata spesso col loro stesso sangue, vivificata dalla loro stessa esistenza.

Neppure si avvedeva di essere stato scelto da Crescenze Del Vecchio che con lui denunciava tutta un'umanità di miseri alienati.

E tutti i ragionieri che lo guardavano, che vi si riconobbero, e vi riconobbero i propri amici, al massimo sentirono il prurito borghese del pettegolezzo da salotto.

E il nostro ragioniere marciava imperterrito per la strada che la società dei consumi, aveva... tracciato, gli aveva indicato e poi gli aveva imposto come l'unica possibile.

Comprò la lavatrice, il frigorifero, il televisore, l'utilitaria a rate; affittò l'appartamento (tre camere e cucina per metà dello stipendio: ed era un fortunato) e imparò a trascorrere in auto tre ore del suo giorno, dodici nell'ufficio (con gli straordinari) ed il resto incollato davanti alla TV che propina beata gli ultimi prodotti « da comprare per forza ».

Passarono i natali (con l'abete di plastica) le pasque (e le pasquette) le partite di calcio, le serate con gli amici (poker, sigarette, liquori e mal di fegato senza comunicare, senza arrivare a conoscersi, senza avere null'altro in comune che l'obbligo di sopportarsi).

La macchina lo prese, lo plasmò a suo piacere, gli diede l'impronta e lo allogò al suo posto, dove visse beato, stupidamente incosciente e disinteressato.

Ma la macchina è scoppiata, per il classico granello di sabbia; e una goccia (di petrolio) fa traboccare il vaso.

E il ragionier De Cicco si trova all'improvviso con un martello in mano, che lo richiama (strano) alla sua scaturigine.

Che cosa ne può fare? Cosa fa di un martello, un qualunque De Cicco?

Può forse distruggere il sistema, sfasciare la macchina, tornare se stesso, disinquinare l'aria, purificare i fiumi, ripulire l'oceano, ripopolare i boschi, distruggere il cemento che ha già sommerso i campi?

Cosa se ne può fare, di un semplice martello, il ragionier De Cicco?

Non lo chiedete a me, che non ve lo so dire.

Non lo chiedo a Crescenzo, che sta qui a denunziare, ancora una volta, come stanno le cose, ad indicare (invano?) cosa siamo ridotti, che vede il suo De Cicco affaticarsi invano intorno a dei giocattoli (orrendi, mostruosi) che la sua tecnologia gli ha dato tra le mani e di cui ha paura, senza saper che siano.

Chiedetelo a voi stessi, ragionieri De Cicco!