viale Trieste, 19 33170 PORDENONE (I) tel. e fax ++39 0434 552174 c. 3388894652 laroggia@tin.it

 

HOME

ANNALE

ARTISTI

CALENDARIO

SEDE

STORIA

VETRINA

COLLETTIVO LINEACONTINUA

PASSEGGIATE ITALIANE

PASSEGGIATE EUROPEE

MESSA A FUOCO

rassegne di fotografia

 

Marcello Diotallevi

 

 

            

Lettere autografiche

San Severo (FG) 3 - 28 giugno 1985

Ferrara 28 maggio - 26 giugno 1988

Savona 1988

 

Nel mondo vario - e coloratissimo - della mail-art, due ipotesi mi sembrano particolarmente interessanti e ricche di prospettive.

Per quello che riguarda le iniziative collettive, il merito maggiore va certamente attribuito a quelle che, privilegiando un tema squisitamente politico, configurano la collezione delle risposte pervenute ad un quesito proposto come un autentico «manifesto degli artisti» che, in assoluta libertà di pensiero e di linguaggio, si esprimono su questioni particolarmente attuali e sentite.

Per quello che invece riguarda le operazioni individuali, l'attività di maggiore qualità è quella che si fonda sull'ironia come sistema (ma anche sul sarcasmo feroce, se necessario) per scavare nel quotidiano e farne emergere gli aspetti esasperati.

L'ascendente, logico più che storico, è nel Dadaismo, per quella sua capacità di ironizzare su tutto, anche su se stesso; ma al gusto nichilista del Dada si aggiunge anche, nei migliori mail artisti, il senso positivo del riutilizzo in chiave estetica degli stessi sistemi contestati.

In questa direzione, il lavoro svolto da Diotallevi sul sistema postale italiano e internazionale mi sembra quanto di più corretto, scientificamente, e qualificato, sul piano della creatività, si potesse ottenere. Il riferimento al Dadaismo si limita (è bene ripeterlo) al gusto ironico che sorregge l'iniziativa, in una sorta di ambiguo atteggiamento che porta a scherzare su un elemento ormai acquisito come proprio, in maniera addirittura inalienabile, della nostra quotidianità.

E, più ancora, si legge l'ascendente dada in quella volontà chiara di non creare opere concluse ma di lasciare alla casualità un largo margine di intervento.

Mai, però, con lo scopo di «destare la meraviglia»: va respinto categoricamente questo tipo di lettura (limitativo e forse addirittura offensivo sia per l'operatore che per il pubblico), che poteva nascere solo dalla logica perversa di chi, negli ultimi anni, si è alimentato di «arte che desta la meraviglia ad ogni costo» e quella difende fino alle degenerazioni più becere.

Piuttosto, invece, per proporre, in una individuale grafia pittorica, una riflessione sul mondo esterno che, personale nella intenzione iniziale, si fa poi collettiva quando ciascuno di noi si può riconoscere alienato in un «destinatario in basso a destra» all'interno dei limiti del bustometro con obbligo del Cap, indipendentemente dai contenuti del messaggio che tocca quasi sempre la nostra personale intimità.

Specialmente nelle «Lettere autografiche» Diotallevi raggiunge un fondamentale e delicato equilibrio tra la sua natura di pittore e le molteplici valenze di contenuti che l'operazione possiede.

Il momento personale, artistico, è quello della sistemazione, sui fogli bianchi imbustati, di piccoli frammenti di carta carbone colorata, sensibile alle minime pressioni: la scelta dei colori è parallela a quella della tavolozza di qualsiasi pittore; la disposizione sul foglio segue una precisa idea compositiva, che deve, peraltro, tenere conto degli interventi meccanici esterni.

Anche la scelta del meccanismo postale da utilizzare (spedizione a destinatari inesistenti per creare la trasgressione e la dislocazione) esclude qualsiasi ipotesi di casualità.

Quando, però, il lavoro esce dalle mani dell'artista e si affida al servizio postale, il caso entra nel meccanismo dal momento stesso in cui l'affrancatura viene timbrata per l'annullo con effetti solo parzialmente prevedibili, sul foglio interno; e continua poi attraverso tutto il viaggio di andata e di ritorno in una «storia» che spesso rasenta l'avventuroso.

Un'operazione così impostata, organizzata e svolta fino alle ultime conseguenze si apre a molte chiavi di lettura e presenta molte implicazioni con elementi che tirano da una parte (verso gli aspetti formali, ad esempio, attraverso il cromatismo e la composizione) ed altri che sembrano muoversi in direzione opposta (come l'impianto di derivazione concettualistica dei meccanismi di svolgimento).

Ma forse, è proprio in questo la vera forza dell'operazione: essere, fino in fondo, mail-art.

 

Lo stesso testo compare nei cataloghi delle tre mostre.

 


Pordenone 29 maggio - 18 giugno 1999 Personale

 

Comunicare l'incomunicabile

La storia è vecchia, forse addirittura trita: la creatività gioca a inventare realtà impossibili; la tecnologia le insegue e le fa diventare materiali quotidiani; e la fantasia le riprende per stravolgerle e dislocarle in forme e funzioni del tutto estranee.

Nella vicenda della cultura - e specialmente di quella visiva - questa spirale è stata in qualche modo un costante riferimento per tutte le forme di espressione, sia di quelle che si servono di riferimenti e mezzi già canonicamente definiti sia di quelle che si avventurano nella sperimentazione del nuovo.

Un caso assai particolare può considerarsi quello degli artisti concettuali che hanno fatto leva continuamente su questo rapporto tra realtà e creatività, per proporre i loro linguaggi e le loro creazioni spesso volutamente trasgres-sive o per lo meno stranianti.

In un secolo che è stato dominato in maniera quasi incontrastata dalla comunicazione, un atteggiamento ludico-concettuale, come quello che ispira il lavoro di Marcello Diotallevi, non poteva che generare una ricerca inesauribile sulle possibilità di invasione del territorio della comunicazione con proposte, imprevedibili ma parados­salmente logiche sino al surrealismo, che svariano nel campo dell'arte postale come in quello della poesia visiva, nella pittura come nella computer art solo per portarvi motivi di elegante scompiglio, quasi a mettere in discussione le funzioni riconosciute dei sistemi e reinventarle in forme creative: in qualche modo, si tratta di ricorrere (come puntualmente ha fatto) alle "bugie" - giocando anche sull'ambiguità di significato, tra il reggicandela e la menzogna - per creare una comunicazione non funzionale, libera, controcorrente.

Dopo aver esplorato in lungo e in largo le possibilità del sistema postale di farsi non solo veicolo ma anche autore e protagonista di creatività, il gioco si è spinto all'invasione delle aree più riconosciutamente ludiche e creative della vita, vale a dire la poesia e i giochi dell'infanzia, per comporre le "Fiabe al vento" che vanno a recitare alle nuvole fonemi senza senso, solo per il piacere quasi sensuale della parola.

Al microscopio dell'analisi storica, appaiono in filigrana - perfettamente armonizzati, maturamente elaborati e felicemente reinventati - i canoni fondamentali di tanta sperimentazione: dal paroliberismo dei Futuristi e dai poemi fonetici dei dadaisti discende direttamente l'uso non funzionale della scrittura, che si carica al tempo stesso del valore provocatorio concettuale e del senso lirico - infantile o primigenio - che si incontra alla radice di tanta arte contemporanea; mentre il ricorso a tessuti industriali per la costruzione degli improbabili aquiloni ha il sapore del riciclaggio dei materiali quotidiani proprio dell'Arte Povera.

Appaiono non limitanti, questi riferimenti colti, per un'attività che si sviluppa coerentemente da decenni su questi temi; anzi, testimoniano una chiarezza di elaborazione che, proprio dalla capacità di costruire non solo singole opere ma interi percorsi di lavoro su elementi all'apparenza marginali, ricava il sigillo di qualità, ove ce ne fosse bisogno.

Ed è proprio il carattere strutturalmente "erudito" delle sue invenzioni che spinge Diotallevi ad effettuare incursioni irriguardose nei sentieri della storia fino a scegliersi Afrodite come destinazione e la bellezza come argomento per le sue "Lettere da Citera".

Potrebbe apparire blasfemo - quasi un atteggiamento da autentico intellettuale snob - il ricorso alla foto realistica del nudo per celebrare il canone eterno del bello; ed ancor più ardito risulta l'accostamento delle lettere di una comunissima macchina per scrivere (organizzate a velare - svelare l'immagine o solo a sottolinearla) alle linee naturali di quasi pura perfezione che le immagini rimanderebbero - banalmente - per se stesse.

Ma la storia di un autore sapientemente ironico conduce poi a leggere queste comunicazioni alla luce di tutta la vicenda di un "trasgressore della comunicazione" che, alla fin fine, celebra in qualche modo ciò stesso che all'apparenza demolisce: come nelle "Lettere autografiche" o in quelle "al mittente" l'esito finale è la celebrazione della creatività che non ha bisogno di regole, anzi talvolta non le accetta e non le sopporta, le incontra e le affronta solo per trasgredirle.

Sicché, l'indecifrabile massa di lettere che contorna o ricopre le immagini può essere tutto e il contrario di tutto, il fischio di ammirazione o il rimprovero puritano, l'eloquio del fine esegeta della classicità o il silenzio ammirato dello spettatore casuale; così come può essere assolutamente niente, un confuso rincorrersi di sensazioni e di parole, di emozioni e di silenzi, tutti convogliati verso un solo elemento dominante, la capacità dell'artista (ma, più in generale, dell'uomo) di ritrovare in sé il fanciullino perduto (o represso) e farlo emergere a raccontare favole meravigliose, di oggi di ieri o di sempre.