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rassegne di fotografia

 

Dulle Griet

 

      

17 aprile - 7 maggio 1982 Pordenone Personale

5 - 18 febbraio 1983 Omegna (NO) Personale

 

Nel gioco ambiguo di alternanze tra ragione e fantasia (ma va letta nello spicciolo, la lezione del Vico?) i grandi entusiasmi neopositivistici hanno da tempo il fiatone; e si afferma dappertutto il senso irrinunciabile di attingere altre sfere, altri mondi, altri modi di essere.

Anche se, oramai, il fiume non torna fiume (ci passano i nonbiodegradabili), il prato non torna prato (è occupato dal cemento); sembra che tutto l'empito della natura umana porti a cercare l'uomo (anche senza lanterna, per rispetto a Diogene).

E, per farlo, non basta solamente la pittura dipinta (quella col pennellino, con la cura minuziosa delle miniaturine o quella dei colori, violenti, prorompenti, dominatori assoluti); c'è bisogno della storia, della nostra grande madre nella quale ritrovarsi a contatto con se stessi.

E della mistificazione, di se stessi e degli altri.

Dulie Griet non è una persona; non è neppure un simbolo.

E’ l'artista.E suo padre è Bruegel il Vecchio.

A muovere la mano, sembra quasi che non sia la persona - fisica, materiale - che ha realizzato l'opera, l'ha curata con amore e l'ha data in pasto agli altri.

Sembra quasi che dietro la tela ci sia semplicemente il mito di un Ulisse che ricerca Nessuno.

Infatti, il Nessunismo è ormai vita d'ogni giorno.

Non solo perché non esiste che potere indicare come vero responsabile di tante e tante «cose».

Ma anche e soprattutto perché ciascuno di noi è teso a rifugiarsi in un angolo oscuro, in un mondo in miniatura, a parlare con se stesso o forse, tutt'al più, con chi non ci contraddice: il nostro avo defunto, l'amico più lontano, l'infanzia abbandonata... oppure Bruegel il Vecchio.

Nasce così, questa nuova proposta, di fronte alla quale si resta interdetti, almeno per un attimo, sorpresi che venga detto quasi fuori dai denti quel che stiamo vivendo, di scoprire che siamo anche noi un Nessuno che parla con se stesso, oppure con la storia.

Ma anche se non mi riesce di accettare fino in fondo, mi accorgo che, lucidamente, non è altro che così.

 

Il testo fu usato in ambedue le mostre.