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rassegne di fotografia

 

Celestino FACCHIN

 

Pordenone 13 - 26 novembre 1982 Personale

 

L'ipotesi di una conoscenza della realtà come frutto di una costruzione (o ri/costruzione) nella mente, è stata largamente superata sul piano della speculazione filosofica.

Ma la convinzione dell'attività artistica come processo di ri/conoscimento del reale e di ri/costruzione attraverso un procedimento rigorosamente razionale è ancora lontano dall'essere superato; anzi, benché attraverso formulazioni e lungo direttrici diverse, resta saldamente a fondamento della produzione d'arte.

In questo senso, le esperienze strutturalistiche ed optical hanno costituito un approdo notevole e rappresentano una linea di tendenza che, pur negli aggiustamenti e nelle modificazioni, ha ancora molto spazio di espressione.

Celestino Facchin offre una sostanziosa dimostrazione di tutte le possibilità che si aprono a chi si ponga a ri/costruire il reale secondo rigorosi schemi razionali.

«Tutti dovrebbero avere un arcobaleno».

Non a caso, l'arcobaleno, la più completa testimonianza di quante suggestioni possano realizzarsi con linee semplici in serie ordinata e colori primari accostati in armonica composizione.

L'opera nasce dall'elaborazione seriale della geometria strutturale delle cose: un quadrato, un triangolo, un cerchio, finanche una sola linea, assunti a modulo di base possono armonicamente moltiplicarsi e comporsi in immagini imprevedibili, anche se lucidamente determinate, compiute ciascuna in se stessa, anche se continuamente rimandate l'una con l'altra.

Su questo ordito di base, si stende poi la trama del colore che apre ogni singola opera a prospettive nuove più vaste ed articolate: la giustapposizione delle qualità primarie, la loro composizione, il gioco dei toni e delle gradazioni, quello delle sfumature e degli effetti di luce conferiscono alle forme strutturali una vita più varia, una suggestione più incisiva. :

L'unica realtà possibile diventa allora quella della ragione che compone e scompone le cose in un procedimento di severa geometria razionale e al tempo stesso di ampia possibilità cromatica che piega «l'arcobaleno» ad oggetto concreto concretamente tangibile e lo moltiplica all'infinito.