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rassegne di fotografia

 

Alfonso FILIERI

 

8 - 21 gennaio 1983 Pordenone Personale

 

Chi sia passato con un minimo di attenzione attraverso le recenti esperienze dell'arte in Italia, inevitabilmente si è incontrato (e scontrato) con una massa infinita e poliedrica di situazioni, di tendenze, di tecniche, di mezzi e di indirizzi che, in un modo o nell'altro, ne hanno condizionato scelte ed orientamenti.

Anche quando sia stato rinnegato visceralmente, il gusto pop-povero si afferma onnipresente nel fascino che l'oggetto «trovato», il materiale di uso quotidiano, esercita sulla fantasia creativa.

La lezione dell'optical e delle sue conseguenze finisce per convergere in quella concettualistica, almeno nelle impostazioni di fondo; cosi come il gusto della citazione si affianca ad una perenne presenza del gusto classico della mitologia.

Su tutti, poi, finisce per emergere, anche contro la personale volontà, la lezione «liberatoria» della transavanguardia, quanto meno nel suo assunto maggiore, vale a dire il recupero della «artisticità».

Una produzione come quella di Filieri diventa, in questo caso e per molti versi, emblematica del punto di sintesi cui è possibile giungere attraversando diagonalmente l'età contemporanea in Italia, da tutto lasciandosi toccare e segnare, in niente riconoscendosi completamente.

Del gusto pop recupera senza dubbio l'uso dei materiali più ordinari, «sublimandoli» in una dimensione di artisticità attraverso un filtro severissimo, che è quello dell'accentuata sensualità delle cose.

I suoi oggetti infatti sono realizzati su carta, della più diffusa e comune. Ma quei materiale povero ha subito un trattamento preciso, di gusto quasi artigianale (la manualità alla base del recupero del «fare arte») fino a diventare «pergamena impregnata di colore».

Su questo materiale si esercita poi il suo gusto dei simboli ermetici, dei linguaggi sacrali, della mitologia esoterica e fantastica.

II tutto, puntualmente ricondotto ad una identità storica del mito, alla basilare unità dell'uomo e del suo rapporto con gli elementi sovrannaturali.

Nascono così i suoi personaggi misteriosi e sognati, eroi di un mondo di favole (non importa se vere o inventate, se tratte da questa o da quella mitologia) sulle quali la fantasia compositiva si sbriglia a costruire oggetti mitici» che hanno di affascinante soprattutto il gusto della forma e del colore.

Non a caso accanto alle sue composizioni libere, pone la versificazione che si serve continuamente dell'analogia per raccontare sussurrando, suggerendo, suggestionando.

Anche le sue opere procedono per pura analogia di suggestioni, di evocazioni, di sollecitazioni, proponendosi come monili preziosi, come totem di una civiltà fantasiosa, come strumenti di una religione misterica.

Alla fine, tutto un mondo culturale elaboratesi ed articolatesi in tendenze, ricerche, polemiche e diatribe si trova ricomposto, con delicata pacatezza, in un mondo affascinante, costruito pazientemente, fatto di forme, di luce, di colore.