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Maja
S. Franković


Maja S. F.
“la carta - il segno” libri d’artista
dal
13 al 28 settembre 2011
L’ipotesi di “infiltrare”, in
una manifestazione tutta dedicata alla lettura, delle opere che con la
lettura avessero una relazione assai lontana e che invece con
“l’oggetto della lettura” (vale a dire il libro) avessero una
relazione assai più profonda, nacque alla Biblioteca Civica di Pordenone
che pensò di coinvolgere nell’operazione l’associazione culturale
“la roggia” di Pordenone, che per sua tradizione aveva spesso e
largamente affrontato il tema del libro come “oggetto da leggere” non
tanto nei suoi contenuti graficamente composti quanto piuttosto nella sua
stessa strutturazione plastica.
Dal 2006 sono stati quindi proposti
sei autori (ed altrettante edizioni)
che fanno
del libro
un territorio nel quale esprimere la personale ricerca di forme,
linee e volumi.
Alla sesta edizione, si è deciso
di “varcare i confini” (operazione che peraltro è stata già
frequentemente compiuta per altre iniziative parallele) e di invitare
un’autrice ampiamente conosciuta e riconosciuta in Europa e che al libro
d’artista dedica una larga parte della sua attività.
Maja S. Francović è infatti,
quasi strutturalmente, una grande protagonista dell’incisione, di cui
tiene cattedra all’Accademia di Arti Applicate dell’Università di
Rijeka ed ha espresso la sua grande versatilità soprattutto
nell’elaborazione e nella stampa di opere di grande e grandissimo
formato con la particolare tecnica della litografia ancora eseguita
secondo gli schemi tradizionali, vale a dire con la pietra lavorata e non
con i suoi surrogati tecnologici come è oggi metodo diffuso (perché più
agevole, economico e redditizio).
Questa attività ha svolto in anni
recenti anche a Parigi, dove peraltro era incaricata della Repubblica di
Croazia per i rapporti con l’Unesco.
Il passaggio dalle grandi carte
incise ed appese alla loro manipolazione in termini di pagine da sfogliare
(con tanto di copertina) è frutto in parte dell’incontro con scrittori
e poeti - specialmente croati - con i quali ha elaborato testi e
composizioni di grande lirismo; ma anche - in massima parte – del
desiderio di “ridurre” ad una più duttile maneggevolezza opere
destinate a grandi spazi per respirare autonomamente.
E’ inevitabile, quindi, che la
sua grafia pittorica finisca per seguire linee di evoluzione linguistica
che hanno molta attinenza con le opere di stesura verbale - prosa o poesia
- e che finiscano quindi per brillare soprattutto per l’eleganza e
l’armonia delle composizioni che piegano all’espressione con la stessa
intensità della parola quando esprime emozioni e sensazioni per lo più
astratte.
Ne derivano composizioni nelle
quali l’insieme e le singole parti si trovano a possedere la stessa
profonda intensità, sia che i
“frammenti” si propongano individualmente, quando le “pagine”
vengono sfogliate, sia che si osservi l’unicum che ne deriva quando
l’intera composizione viene “sciorinata” in tutta l’ampiezza della
stesura, quasi fosse un pannello disteso.
In fondo, per un artista che si
dedichi al libro d’artista, l’obiettivo primario è proprio quello di
ricondurre l’opera finita ai margini proposti dall’oggetto-libro, sia
quella - al tempo stesso - di offrire attraverso l’oggetto libro la
personale grafia in tutta la sua interezza.
E non v’è nessun dubbio che,
anche nei “limiti” che il libro d’arte potrebbe in qualche modo
imporre, la nota essenziale, propria di Maja, è la sua grandezza di
incisore e la sua immensa sensibilità di colorista.
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