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Sergio GAY

16 - 30 settembre 1993 Madrid
Personale
A LA PINTURA DE SERGIO GAY,
PUENTE ENTRE EL CLASICISMO Y LA
ACTUALIDAD.
Desde el corazón antiguo de la gran pintura
- en los plieges profundos de la historia -
guinos de luz, espacios de color
vuelven a brillar maravillosos
tras decenios de marginación
en la marana de tantos
experimentos
Las transparencias tersas, luminosas
de superficies extendidas y después cubiertas
juegan a aplazar la paleta
de una gama infinita, controlada
desde un irnpetu primario de entusiasmo
a un atento equilibrio de matices.
El triste sentido de la soledad
en la figuras vagas y sin rostro
de una turba perdida en un espacio
también éste sin fin, sin tiempo;
o bien en las cosas sin istoria
en un aire suspendido, enrarecido.
Las raices profundas del pintor
- despierto, riguroso, calibrado -
alimentan el tronco del artista
atento a la emergencia de la historia;
la lirica florece de él al fin
en un abrazo de calor humano.
traduccion del Italiano: Valentina Blanco

4 - 24 giugno 1994 Pordenone
Personale
Se si guarda il secolo XX dal particolare angolo di visuale (di radice vichiana) della ciclicità di predominio della ragione sul sentimento, della filosofia sulla ragione e, di nuovo, del sentimento sulla filosofia, si può affermare (anche se con un minimo di forzatura) che il ciclo è stato perfettamente compiuto.
Apertosi all'insegna di una sentimentalità (al limite - e oltre - del sentimentalismo) che derivava dall'Idealismo romantico, il secolo XX ha visto affermarsi una convinzione razionalistica canonizzata nel pensiero neopositivistico che è stato il filo conduttore della civiltà per molti decenni.
Poi, quasi di colpo, la crisi delle convinzioni strutturalistiche ha creato un profondo vuoto da cui si affacciano - poche e variamente articolare - tensioni irrazionalistiche che propongono al nuovo millennio una visione del mondo e della vita quasi tutta ispirata al nichilismo e alla sfiducia, come d'altronde è stato sempre nei momenti storici di grande transizione.
Nell'estetica, il percorso è stato perfino lineare: dal classico al classico, attraverso la rivolta del Concettualismo; il tutto, evidentemente, con un procedimento a spirale che colloca il recupero della classicità a un punto più alto e nuovo, rispetto all'analoga situazione dell'inizio del secolo
XX.
Più che altre generazione, ne hanno preso coscienza gli artisti che, per dati di anagrafe e di formazione culturale, hanno vissuto da protagonisti il processo di lotta alla classicità - scatenata negli anni del Concettualismo ad oltranza - e che vedono oggi, in un tormentato "fin de siede", riprendere vigore una "classicità" che si rivela ben radicata ed arricchita addirittura dagli assunti migliori delle esperienze che in questi decenni si sono fatte, spesso con intenzioni (almeno programmaticamente) diverse o alternative.
La condizione più felice - paradossalmente, ma non troppo - è stata quella dei pittori che, negli anni '60 e 70, avevano "buttato via" i pennelli (affascinati dai nuovi media) ed oggi ripropongono una vena inalterata, per molti versi classica; più ancora, la condizione risulta ideale per quelli che la natura di pittori erano riusciti a non tradire neppure quando avevano scelto la via della contestazione e dell'impegno socio-estetico.
* * *
La vicenda personale ed artistica di Sergio Gay ha le connotazioni proprie e particolari di un quarantenne – oggi - che ha posto sempre la mediazione tra arte e società come obiettivo da perseguire, pur essendo quasi schizofrenicamente contrastato tra l'ineludibile necessità dell'impegno politico in una fase assai delicata della storia del suo paese e l'inevitabile
"aristocraticità" della pittura alla quale si dedicava per connaturata esigenza: da una parte, l'impegno politico militante e il fascino della "contestazione globale" anche nella comunicazione visiva, con gli esempi che arrivavano - stimolanti e provocatori - da tutte le direzioni; dall'altra, il modello dei grandi maestri del passato (antico e recente) che imponevano di fare del pennello il prolungamento della mano al servizio del
pensiero.
Alla luce dei risultati e della storia dei nostri giorni, la sua fortuna è stata forse il bisogno quasi fisiologico del colore, che ne ha fortemente condizionato l'esperienza, in forza della quale è riuscito a mediare tra individuo e società, tra impegno e creatività.
Con l'attenta e meditata conoscenza dei maestri del colore di questo secolo (dai realisti agli astrattisti, dagli optical ai graffitisti) ha costruito lo "zoccolo duro" della sua grafia di colorista puro, capace di arditezze e dì improvvisazioni inusitate ma sempre pronto, immediatamente dopo (o nello stesso momento), a ricondurre l'opera ad armoniosa unicità, piegando l'impeto creativo ad una rigorosa calibratura dei valori cromatici.
Nascono di qui le grandi campiture di colore nelle quali le trasparenze, gli scavi, i tagli di luce costruiscono trasgressivamente il movimento, l'articolazione, la frenesia delle qualità e dei toni.
Dall'intenzione esplicita di raccontare (mutuata dai lirici come dai simbolisti, dai metafisici come dei neorealisti) deriva il gusto - volutamente ambiguo - per la forma accennata e non conclusa, in grado sempre di rimandare da una sostanza all'altra, fino a coinvolgere lo spettatore nel gioco dei significati e dei rimandi.
Il senso etico delle composizioni, poi, è figlio di quell'immersione nel reale che l'evidenza impone; e, soprattutto nelle opere recenti, testimonia una situazione di solitudine e di emarginazione, di incomunicabilità e di chiusura che è la cifra di una condizione umana dolorosamente attuale.
Su un piano di lettura, si afferma il ruolo del pittore testimone del suo tempo, costretto oggi a prendere atto del vuoto senza molti margini di intervento (o almeno di sollecitazione) nel reale; su un altro piano - più decisamente storico-artistico - esplode in piena evidenza la possibilità di recuperare i fili di una vicenda logora (quella delle avanguardie del Novecento) per portarli ad unità in una logica che assume la sensualità del "fare pittura" (in senso classico) come piattaforma per ricondurre alla positività dell'esperienza la
"trasgressivita" di proposte vecchie e nuove, forse superate nella storia ma non certo rinnegate né ignorabili nel processo di evoluzione dell'attività artistica e del pensiero estetico.

4 - 24 ottobre 2003 Pordenone “la roggia” Personale con pannello
PER LA PITTURA DI SERGIO GAY
PONTE TRA CLASSICITÀ E ATTUALITÀ
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Dal cuore antico della gran pittura
- nelle pieghe profonde della storia -
guizzi di luce, spazi di colore
ritornano a brillar come d'incanto
dopo decenni d'emarginazione
nel groviglio di tanti esperimenti.
Le trasparenze terse, luminose
di superfici stese e ricoperte
giocano a rimandar la tavolozza
d'una gamma infinita, controllata
da un empito primario d'entusiasmo
a un vigile equilibrio di cromie.
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Il senso tetro della solitudine
nelle figure vaghe senza volto
d'una folla perduta nello spazio
anch'esso senza fine, senza tempo
oppure nelle cose senza storia
in un'aria sospesa, rarefatta
Le radici profonde del pittore
- vigile, rigoroso, calibrato -
alimentano il tronco dell'artista
attento all'emergenza della storia:
la lirica alla fine ne fiorisce
in un abbraccio di calore umano. |
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