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Riziero GIUNTI

 

Cattolica (PS) settembre 1982 Personale

 

Giunti Riziero è un giovane artista di origine romagnola, nato a Cattolica, ma vissuto praticamente da sempre a Venezia e quivi affermatesi come uno dei più validi interpreti delle ultimissime tendenze della scultura, dall'originario, per lui, strutturalismo geometrico, attraverso la "minimal-art" fino ad una personale rivisitazione della "Land-Art".

Nell'arco di un decennio, infatti, Giunti è passato dalle sculture come definizione essenziale di masse e linee geometriche in funzione autonoma (vale a dire, come oggetti di scultura tradizionalmente intesa), attraverso una sempre più accurata ricerca sui valori cromatici e lineari degli oggetti, fino all'installazione delle forme scultoree realizzate non più in ambienti aperti (oggetto fine a se stesso) ma collocati in un predeterminato spazio, definito, studiato, progettato, per ottenere una "modificazione d'ambiente" che attualizzasse la "storicità" degli spazi impegnati, sovrapponendo a strutture (architettoniche o scultoree) preesistenti il suo personale intervento modificante; in questo senso, esemplari sono i lavori di Montefiore Conca e di Treviso (un lungo "tubo" di legno che si articolava in spazi architettonici come una lunga cappa); e, più ancora quello contrastatissimo, di Venezia, all'ala napoleonica (due false porte poste tra quattro colonne a limitare e modificare spazi preesistenti).

In questa linea di ricerca si collocano anche gli ultimi lavori; una struttura di legno, alta due metri, larga circa nove e profonda tre, è stata realizzata nella piazza S. Marco di Pordenone, la struttura, che si richiama all'arte geometrica per la linearità della composizione ed all'arte povera per l'uso dei materiali, riprende in forma di scultura le linee degli archi ogivali della loggia, riproponendoli in piazza in funzione monumentale.

Questo particolare conferisce, evidentemente, un senso nuovo e stimolante dell'arte, per la relazione tra architettura e scultura.

L'intervento progettato a Cattolica dove all'ex oratorio di S. Croce, (attualmente adibito a Galleria Comunale) verrà "costruita" una struttura che, percorrendo l'intera facciata dell'edificio, evidenzierà le linee architettoniche esistenti, proponendone una rilettura.


Cattolica (PS) settembre 1982 Cinque installazioni

LE CINQUE INSTALLAZIONI DI RIZIERO GIUNTI

Le operazioni che Riziero Giunti ha condotto negli anni recentissimi in alcune località italiane realizzate come interventi modificatori su realtà architettoniche preesistenti rappresentano un momento importante nel processo di evoluzione, sia della sua grafia che del suo modo di intendere il "fare arte".

Vi si definisce, infatti, una sintesi di estremo interesse di alcune peculiarità della sua formazione e della sua esperienza, diretta o indiretta. In primo luogo, si riafferma la "professione scultore" vissuta quasi come una rivendicazione di funzione dell'opera rispetto all'ambiente; in nome dì essa, si rifiuta da un lato la pura e semplice monumentalità in uno spazio definito o deputato; e si respinge anche, dall'altro lato, la subalternità dell'opera scultorea (o addirittura il suo asservimento) alla realtà architettonica.

Si afferma infatti, negli interventi realizzati a Montefiore Conca, a Treviso, a Venezia, a Pordenone e a Cattolica, una simbiosi vitale tra le strutture preesistenti dell'architettura storica e la composizione scultorea, in una dinamica che fonde ironia, provocazione, sollecitazione, sublimazione.

Su un altro versante, emerge l'esperienza pop, vissuta in prima istanza come tensione politica e culturale, e solo conseguentemente emersa come ricerca di forme e materiali.

Se la definizione minimalistica del fare scultura determina certo rigore di linee, di forme, di volumi, di spazi, la provocatorieta ludica interviene invece a far concepire la struttura come forma essenziale continuamente mutabile in rapporto diretto allo spazio di esistenza e alla funzione individuale.

Anche l'uso prevalente del legno nasce dal gusto pop-povero dì portare il linguaggio al limite estremo della semplicità, in coerente armonia con le forme geometriche essenziali e nette.

Il senso del paesaggio come scenario su cui intervenire portandovi il proprio senso dello spazio traduce un'attenzione interessata alla land-art, rivisitata alla luce di una fantasia creativa che parte dal lato storico per scivolare coerentemente verso una futuribilità al limite dell'assurdo.

L'operazione di Montefiore Conca - un lunghissimo condotto di legno a sezione quadrata che tagliava trasversalmente tutte le sale della rocca malatestiana - è ancora molto vicino a certo gusto di gratuita provocatorieta diffusasi alla fine degli anni '60 e dì cui Giunti aveva già fatto esperienza, sia in galleria che in spazi aperti.

Il serpentone all'apparenza interminabile che si snodava lungo le sale (occupate peraltro da artisti partecipanti alla manifestazione) esprimeva però anche una serie di stimoli e di sollecitazioni che andavano dall'individuazione pura e semplice degli spazi alla sublimazione - per contrasto - degli elementi e delle linee architettoniche propri della rocca.

Ed è stato appunto questo gioco di rimandi tra le forme classiche dell'architettura e la linearità assoluta dei volumi realizzati, che ha sollecitato più chiaramente la realizzazione delle opere successive, dove Giunti ha sempre seguito quest'asse di svolgimento definito a Montefiore.

Nell'intervento a Ca' da Noal a Treviso, lo stimolo primo è nato dalla scala di accesso ai piani superiori (dove era ospitata una mostra). Con un procedimento analogo a quello di Montefiore (struttura di legno a sezione quadrata) Giunti ha condotto all'estremo della linearità il profilo della scala, riducendolo a struttura scultorea forte di vita autonoma, con una sua simmetria, una sua plasticità, una sua dimensione spaziale.

Ne è nata una scultura che si rapporta all'architettura solo per "recupero di linee", quasi una rivisitazione della storicità dell'ambiente.

Il gioco della modificazione spaziale è condotto ancora più avanti a Venezia, all'ala napoleonica in piazza S. Marco, dove l'attenzione dello scultore si è fermata sulle quattro colonne che occupano il passaggio dai porticati alla piazzetta retrostante.

Prendendo a riferimento il cubo che i pilastri individuano, Giunti ne ha ipotizzato la chiusura con due finti portali di legno, aperti al centro a finestra.

L'individuazione dello "spazio nello spazio", la sua conclusione forzata, con le conseguenti modificazioni di praticabilità, di luce e di visibilità; l'istituzione di una "barriera" in uno spazio solitamente aperto sono gli elementi più pregnanti della proposta.

Ma anche, più provocatoriamente, il senso ambiguo del chiuso-aperto della struttura in legno, rigida ma disegnata come un portale, dotata di feritoie che suggeriscono la visibilità, ma effettivamente invalicabile; e, ancora, il gioco dì ripresa degli elementi del porticato per la struttura delle paratie, l'uso del legno "povero" e altri rimandi più o meno evidenti emergono decisamente ironici dalla realizzazione.

Nell'operazione di Pordenone il discorso e lo stile si sono affinati.

La composizione - tre archi ogivali realizzati a tutto tondo con tavole di legno e dipinti di rosso - ha perso quasi del tutto le connotazioni ironico-fantastiche che avevano caratterizzato le precedenti composizioni. La struttura era puramente e semplicemente la riproposizione, in chiave scultorea e, per qualche aspetto, monumentale degli archi che caratterizzano effettivamente l'architettura della loggia del Municipio, davanti alla quale l'opera era sistemata.

I rimandi c'erano, continui ed anche provocatori.

Ma si muovevano nell'ambito di una più marcata rivisitazione storica (peraltro perfettamente aderente ai tempi) che suggeriva elementi di confronto e di dialettica tra due realtà storiche e tra due modi di realizzazione.

II senso della provocatorietà emergeva sopratutto nell'uso del legno che assegnava funzione provvisoria e caduca alla composizione.

Ma di queste componenti Giunti non intende affatto liberarsi.

Tanto è vero che anche a Cattolica la sua composizione - una struttura di legno che rimarca il profilo della facciata dell'ex chiesa di S. Croce appoggiandosi ad essa - è stata realizzata in legno naturale con profilature di colore rosso.

Anche in questo caso, piccole e generiche concessioni all'ironia; forse addirittura solo la sollecitazione dell'interesse ad un monumento del tutto misconosciuto può apparire in qualche modo provocatoria.

Prevale invece il senso rigoroso della geometria compositiva che ben si adatta, per contrasto alle strutture originali e, per analogia alle soluzioni contemporanee adottate in fase di ristrutturazione.

Un piccolo vezzo (la piega frontale della composizione per adagiarla alla facciata, in alto, e dilatarla, in basso) fa pensare piuttosto ad una piccola venatura barocca che ad una volontà di ironico distacco.

Cinque composizioni, tutte di largo respiro, evolutesi in un lasso di tempo (circa cinque anni) abbastanza lungo da consentire all'autore un processo di graduale assimilazione delle esperienze circostanti e di affermazione di un modo di "fare scultura" la cui conseguenza futura è già attuale.


Verona 10 - 30 maggio 1986 Personale

 

Una delle linee di tendenza su cui può oggi procedere, con successo,la ricerca di un artista, è senza dubbio quella di un equilibrato rapporto tra le pressioni della realtà esterna - con tutti gli eventi ( anche drammatici) di cui è quotidianamente teatro -, le pulsioni interiori - frutto di una personalità maturata in un sofferto processo di ricerca e di scavo - e la duttilità dei materiali.

Nel caso di Riziero Giunti,il punto di perfetto equilibrio sembra essere raggiunto: non solo (e non tanto) perché si sono fatti più lucidi i procedimenti razionali che hanno portato la sua visione minimalistica della scultura all'orizzonte più vasto delle grandi costruzioni fantastiche; ma anche perché la nuova temperie culturale, che ha posto i problemi della destinazione e dell'utilizzo degli spazi ancora intatti, finisce per favorire l'eplicitazione di una attività creativa, rispetto ai problemi del territorio, che in tempi anche recenti era sembrata appartenere al regno dell'utopia.

I suoi progetti di " attrezzatura estetica" delle isole ( che sono quelle della laguna veneta, ma che potrebbero dislocarsi con la massima indifferenza in qualunque parte del mondo ) coniugano armoniosamente insieme lo slancio creativo - ludico e liberatorio - dell'estro individuale, che cerca e realizza forme assolutamente autonome; i problemi concreti, quotidiani, della tutela del territorio, che emergono in filigrana dalla superficie dei plastici; la lucida razionalità - spesso finanche severa - delle costruzioni scultoree, patrimonio irrinunciabile della sua formazione culturale.

Ne risultano composizioni eleganti ed ammiccanti, ma anche attuali e provocatorie, nelle quali i caratteri poetici della forma fanno da ottimo pendant ai temi politici, in una visione neo-umanistica della realtà, che è la cifra più attuale della ricerca estetica.