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Libretto Rosso, Il gioco dell'uovo, La logica è legale?

 

febbraio 1978 “Enzo Navarra Il gioco dell’uovo”

edizioni Concordia Sette Pordenone

Volume di autori vari con commento dell’intervento

 

Enzo Navarra era stato studente dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, compagno di corso di Raffaele Bova con cui aveva mantenuto rapporti intensi anche dopo il suo trasferimento a Pordenone, dove si era sistemato ed aveva avviato un intenso lavoro di sollecitazione dell'ambiente dell'arte verso le nuove sperimentazioni che a Napoli avevano la punta più alta di incidenza e delle quali, quindi, era costantemente aggiornato.

Insieme ad Enzo Perna - anche lui casertano ed anche lui trasferitosi come vice Provveditore a Pordenone - cercavano in ogni modo di inserire esperienze attuali nel lavoro che la neonata galleria "la roggia" andava sviluppando nella nuova provincia; e si incontravano facilmente ed utilmente con giovani artisti del territorio (Giuseppe Onesti, Luigi Sacilotto ecc.) nella proposta di iniziative che "svecchiassero l'ambiente".

Grazie per l'appunto a questa capacità di "resistenza", Navarra riuscì a convincere il Preside Tavella, che dirigeva la Scuola in cui insegnava, ad avviare con gli studenti un ambizioso progetto di attività che faceva propri i principi stessi dell'"operare estetico nel sociale" e, adattandoli alla storia locale, producesse alla fine un'operazione di ampio respiro.

La base di partenza fu "il gioco dell'uovo", un'antica abitudine locale che vedeva i ragazzi cimentarsi, specialmente in prossimità delle feste pasquali, in una gara ad "infilare" con una moneta un uovo sodo posto ad una certa distanza, per impossessarsene e mangiarlo.

Il gioco conteneva in sé tutti gli elementi di un'atavica civiltà contadina dove sacro e profano, ludico ed utilitaristico, mondo contadino e scommessa, fame e rispetto della sacralità si mescolavano in maniera intricata e ricca di fascinose suggestioni.

Per un anno intero gli alunni di una scuola di Cordenons lavorarono al progetto, portandovi un impegno e una passioni quasi imprevedibili.

Per la didattica moderna, la sollecitazione al lavoro di gruppo, l'animazione come principio didattico, l'"interdisciplinarità (come poi si sarebbe cominciato a dire con enfasi) sono strumenti ordinari di qualunque insegnante di tutte le scuole, a partire da quella materna; ma, trent'anni fa, erano appannaggio solo degli artisti e della loro "giustificabile follia".

Alla fine, fu prodotto tanto materiale da realizzarne una mostra e convincere le autorità scolastiche e un editore acuto e sensibile a rendere il lavoro un volume al quale furono chiesti contributi critici di Enrico Crispolti - padre putativo della tensione alla socialità dell'arte - di Enzo Perna - che aveva costruito un'esperienza notevole nelle avanguardie artistiche - Enzo di Grazia che era la "voce" del Collettivo a cui Navarra faceva riferimento - e Sergio Molesi - che nel panorama della critica nel Nord-Est d'Italia, a quel tempo, rappresentava una credibilissima punta di diamante.

Il volume ebbe un notevole successo e fu spesso inserito nei "documenti-base" per la ricerca sulle avanguardie artisti e sull'"operare estetico nel sociale" in particolare.

In questa linea di impegno, Navarra partecipò poi all'intervento del Collettivo a San Giuseppe Vesuviano, dove ripropose (anche se in maniera anomala) il gioco dell'uovo; inoltre, convinse a seguirlo (e a partecipare) all'evento anche Giuseppe Onesti, che "giocò" in piazza a ritagliare nella plastica animali comunissimi ma già "mitici" in area urbana ed assolutamente in pericolo in quella contadina dove lui viveva, presso il Tagliamento.

Enzo Navarra ed Enzo Perna si fecero poi parte attiva per procurare al Collettivo una mostra-scambio con un gruppo analogo operante a Vicenza, organizzarono a Pordenone una mostra nella galleria "la roggia" ed un intervento in un quartiere popolare, Borgo Casoni, oltre a sollecitare mostre a Udine e Trieste.