viale Trieste, 19 33170 PORDENONE (I) tel. e fax ++39 0434 552174 c. 3388894652 laroggia@tin.it

 

HOME

ANNALE

ARTISTI

CALENDARIO

SEDE

STORIA

VETRINA

COLLETTIVO LINEACONTINUA

PASSEGGIATE ITALIANE

PASSEGGIATE EUROPEE

MESSA A FUOCO

rassegne di fotografia

 

Rodolfo LA PORTA

 

Aprile 1995 Venezia Personale

 

 Il costume di "etichettare" un secolo con una secca definizione riassuntiva - quasi sempre indicativa del carattere dominante, con chiaro sacrificio delle diverse pulsioni, dei dibattiti e dei contrasti vissuti - non sembra ancora applicabile a questo XX sec. che ormai va completandosi.

Il motivo principale è forse la mancata affermazione di un principio ispiratore; ovvero, la validità quasi paritaria assunta - in parallelo o in rapida successione cronologica - da intenzioni e fondamenti diversi e spesso contrapposti, per cui hanno convissuto o si sono alternate convinzioni radicate di rigoroso razionalismo e altre di irrazionalismo senza limiti; valori difesi e posti a fondamento della vita civile oppure l'assenza totale di poli di riferimento.

Causa - ma anche conseguenza, al tempo stesso - di questo disagio è stata la mancanza di un pensiero dominante ispiratore di tutte le forme della speculazione, dalla politica alla cultura, dalla scienza all'etica.

Specialmente l'attività estetica, in questa condizione, ha registrato momenti di flusso e di riflusso spesso macroscopici, che vanno dalla libertà anarchica dei diversi Dadaismi al rigore esasperato delle varie forme di Programmatismo, dagli entusiasmi tecnologici ai nuovi classicismi.

Agli ultimi sgoccioli del secolo - e con il fascino formidabile (in senso etimologico) della fine Millennio - il disagio di chi opera attivamente nell'Arte è più che giustificato, considerate le tensioni che agiscono (derivando indifferentemente dalla storia e dall'attualità) e l'orizzonte praticamente infinito che si apre a chi cerchi una linea di attività.

Paradossalmente - ma non troppo - anche la semplice presa di coscienza del disagio può dare senso ad una grafia artistica, che sia capace di testimoniare, se non altro, questi momenti di totale sospensione.

L'opera di Rodolfo La Porta per molti aspetti può essere considerata paradigmatica di questa "realtà della sospensione" e del bisogno di ricerca dei riferimenti piuttosto che di definizione degli assunti.

Da un lato, una formazione culturale di base di impianto razionalistico (con le trasgressioni che sono proprie dell'Architettura) porta verso un mi-nimalismo lineare e coerente; dall'altro lato, un'esperienza militante nel sociale spinge ad una funzione quasi didascalica dell'arte; a tutte e due si oppone un'ansia di libertà che nel gesto pittorico trova la sua naturale conclusione.

Di più, agiscono sulle scelte le suggestioni di esperienze antiche e recenti, dal fascino degli oggetti trovati alla suggestione delle costruzioni concettuali, dal barocchismo controllato del postmodern alla perennità della lirica astrazione.

Al centro di tante pulsioni, La Porta sembra affidarsi alla sensibilità piuttosto che alla lucida determinazione, evitando le "scuole" in vista di una "compositio oppositorum", utilizzando il filtro anziché le scelte manichee.

Nascono così le strutture fondamentali del suo lavoro, eleganti composizioni di metallo - prevalentemente filiforme - affidate alla levità ed alla mobilità.

Ma, quasi sempre, il controllato equilibrio di armonie cede alle sollecitazioni della storia e delle (diverse) radici, facendo emergere profili di colonne ed improbabili stendardi.

Nell'allestimento, poi, si fa strada con prepotenza il desiderio dell'installazione funzionale all'ambiente con cui le opere vogliono dialogare; e la provocazione irresistibile della poesia nelle cose raccolte a caso, che entrano nel lavoro e lo dislocano in altra dimensione.

Come non bastasse, fa capolino continuamente il "desiderio di colore" che non può essere soddisfatto dai materiali o dagli oggetti assunti o modellati o collocati; ma tiranneggia come ulteriore incentivo, esplodendo con virulenza nelle opere squisitamente pittoriche o nei disegni preparatori delle sculture e delle installazioni.

L'attualità del disagio - esistenziale e culturale -si propone così in piena evidenza come cifra del nostro tempo. Ma risulta anche tutt'altro che sterile o negativo; anzi, pare proprio che, dietro l'angolo più avanti, ci sia la soluzione convincente.