|
COLLETTIVO
LINEACONTINUA
TERRA DI LAVORO

COSA
E' SUCCESSO DOPO
LA FINE DEL COLLETTIVO
LA
MORTE DEL COLLETTIVO
Quella
dell’”operare estetico nel sociale” fu, a ben guardare, una breve stagione
della cultura che si radicava nella diffusa convinzione di una “società
dell’estetica” dilagante nel quotidiano e, dall’altro lato, derivava da
una convinta fiducia nel decentramento, nella democrazia di base, nell’assemblearismo.
Questo
sollecitò la creazione di molti gruppi di operatori che si attivarono in tutta
Italia, concentrandosi in alcune zone a particolare vocazione operaistica,
proletaria o semplicemente disagiata.
La
tensione durò poco ma ebbe effetti notevoli, fino a condizionare almeno un paio
di Biennali.
A
mano a mano che la tensione sociale e politica sui andava raffreddando, anche i
“gruppi” cominciarono a perdere mordente, fino a dissolversi quasi
naturalmente nel’individualismo più classicamente connaturato alla funzione
artistica.
Ciò
avvenne, necessariamente, anche per il “Collettivo Lineacontinua Terra di
Lavoro” che vide rapidamente scemare moltissimi dei motivi che avevano tenuto
insieme i quattro operatori e quelli che di volta in volta si erano aggregati in
maniera più o meno convinta.
La
Rassegna dei Gruppi autogestiti di Firenze rappresentò l'ultima occasione, per
il Collettivo, di proporsi collegialmente in una iniziativa, che era, al tempo
stesso, di esposizione e di intervento.
In
sostanza, alla fine del 1980, ci si rese conto che le motivazioni che avevano
sostenuto il Collettivo erano venute vennero meno , anche per effetto di una
diaspora (fisica e culturale) che disperse il gruppo: una lettera inviata al
Collettivo del "Moro" da Livio Marino e Antonello Tagliafierro
"certifica" in qualche modo la fine dell'esperienza.

|