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Libretto Rosso, Il gioco dell'uovo, La logica è legale?

 

Napoli 1976 COLLETTIVO LINEACONTINUA

TERRA DI LAVORO

catalogo riassuntivo delle attività del Collettivo fino al 1975

Bova Raffaele, Ferraro Peppe, Gallo Pietro, Marino Livio, Ribattezzato Aldo.

 

Il "libretto rosso" rappresentò la "fine degli inizi" e l'avvio di un'attività programmata e programmatica. Insieme alla "Ricognizione - verifica segnò il punto di partenza di una sperimentazione che in cinque anni avrebbe portato a risultati prima impensabili.

Il brano che segue è tratto dalle pagine introduttive e segna la linea di sviluppo delle azioni future.

Il Collettivo si è costituito e cresce nella linea di quel decentramento culturale che impegna non solo e non tanto la crescita di iniziative e di strutture democratiche locali, ma anche e soprattutto la partecipazione diretta dell'intellettuale in genere e dell'operatore artistico in specie ai processi di modificazione della realtà sociale e politica ed alle lotte che i lavoratori conducono per la democrazia, per la partecipazione, per il progresso.

Analizzare le realtà locali, evidenziandone i limiti, le carenze e i dati oggettivi, denunciare i guasti ed avanzare le proposte alternative, è il primo compito degli operatori; ma anche collegarsi alle strutture politiche di base (organizzazioni sindacali, partiti democratici) per l'esame delle proposte alternative politiche per la democrazia di base (funzionalità degli Enti Locali, decentramento amministrativo, consigli di quartiere ecc.) per l'organizzazione delle strutture sociali (piani urbanistici e strutture ad essi connesse) e per le attività sportive, ricreative e teatrali (sezioni locali dell'Arci-Uisp, dell'Eti, dell'Atisp, delle Acli ecc.) è l'altro grosso compito che spetta agli operatori culturali, per esprimere un ruolo che non sia sacralmente ed astrattamente sacerdotale, ma di reale impegno e partecipazione alla vita civile.

Ed in questa direzione l'animazione di piazza è forse il mezzo più efficace per ottenere il più ampio coinvolgimento, la massima diffusione della comunicazione, la più intensa partecipazione ad attività solo apparentemente ludiche. E gli spazi utili non si limitano più al chiuso della galleria o del circolo (che pure esprimono ancora una loro essenziale funzione per la continuità di discorso possibile e realizzabile); ma si identificano in tutti gli spazi sociali (urbani ed extraurbani) che diventano, automaticamente, il centro di interesse ed il luogo di intervento, di analisi e di dibattito di tutte le forze democratiche per la più larga partecipazione alle scelte culturali (e politiche) per un progresso armonico e globale della società.

Nel corso del '76, Lineacontinua è stata, per un verso, il punto di riferimento per una serie di presenze e di operazioni di alto livello culturale ed artistico, nella linea delle più avanzate proposte visive; ma è stata ed è soprattutto il punto di riferimento di un lavoro collettivo che ha coinvolto e coinvolge gli operatori della provincia (ma anche fuori della provincia) e che si va articolando, chiarendo e qualificando di giorno in giorno, intervento dopo intervento. E soprattutto, con cristallina trasparenza del nome, ha rappresentato e rappresenta la continuità coerente del lavoro che in provincia (in una provincia difficile ed ostile) gli operatori culturali, dalla « rivoluzione » del '66 in poi, hanno vissuto e vivono quotidianamente.

Ad alcuni "ipercritici molto puritani", il "libretto roso" risultò quasi un ridicolo mezzuccio per diffondere un ulteriore catalogo (qualcuno addirittura tendeva a identificarlo con la la "Verifica" che contemporaneamente si realizzava nella sede di "Lineacontinua" a Caserta).

In realtà quella pubblicazione, anche a trent'anni e più di distanza, appare ancora (e molto chiaramente) un documento di base per un modo di intendere l'estetica che molti dei protagonisti non hanno mai più abbandonato, d onta delle mode ricorrenti e dei facili "saltellamenti" che sono diventati fin troppo frequenti.

Il testo di apertura di Crispolti conteneva una disamina delle avanguardie storiche in Campania come mai più sarebbe stata elaborata dagli storici dell'arte (veri o presunti) contemporanei e successivi: ed era un'analisi effettuata da uno che "sul campo" c'era e c'era stato con tutta la sua capacità di attenzione e di energia.

Le ultime pagine, poi, apparvero per molto tempo (anche assai dopo) una sorta di documento estetico-politico dal quale sarebbero derivate inizitive profondamente diverse e tutte decisamente incisive, dall'"Umanesimo poetico-politico" di mostre realizzata in Italia e in Europa alle "Kermesse d'Arte" proposte e realizzate in tutta Italia.

Questi principi ispiratori ebbero forza e valore finché "tenne" una pressione culturale che volgeva il "privato" in "politico" e "metteva in piazza" i problemi per affrontarli tra la gente e con la gente.

Quando questa tensione scemò, il Collettivo dovette prendere atto della caduta dei principi stessi a cui si ispirava e rinunciò ai suoi progetti; ma lo spirito che lo animava è rimasto, più o meno lucido, in tutta la cultura visiva contemporanea, anche quella apparentemente più distante.