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rassegne di fotografia

 

MARILO

 

22 gennaio - 4 febbraio 1983 Pordenone Personale

 

I moduli espressivi della cultura di ogni tempo hanno avuto sempre degli elementi privilegiati, assurti addirittura ad emblema di un mondo, a simbolo di un'età.

Nei secolo XX, tra i capisaldi di una simbologia figurativa, la porta ha senza dubbio una funzione primaria, quasi la guida che parte dal padre Duchamp per districarsi abilmente nel labirinto delle proposte ed arrivare sino a noi conservando intatta la carica evocativa, emozionale, suggestiva, suppositiva, allusiva che aveva fin dal primo utilizzo (o disutilizzo).

Anche gli stracci (e il loro uso creativo) hanno connotato marcatamente, se non tutta, una larga fetta della produzione artistica contemporanea, in una gamma ampia di significazioni che va dalla provocatorietà del materiale in sé al gusto sensuale del cromatismo di cui sono necessariamente impregnati, dalla disponibilità a qualunque riciclaggio alla casualità delle forme che se ne possono comporre.

Recuperare questi Kult-symbol e riproporli in chiave diversa (se non nuova) è operazione di grande interesse e di varia leggibilità, nella quale Marilo si muove con disinvolta lievità, pronta a cogliere la «poesia casuale» delle cose, proponendo una premeditata organizzazione le cui conseguenze sono però tutte possibili e da verificare.

Gli effetti formali delle cose in sé sono proposti ne! gioco delle giustapposizioni e delle contrapposizioni tra le geometrie schematiche degli infissi e la molteplice possibilità di organizzazione dei veli e delle stoffe.

II gioco dei cromatismi, per velature trasparenze composizioni e scomposizioni, si anima di effetti plastici che nascono dalla duttilità dei materiali e da una storica (atavica) cura per la ricerca degli effetti di movimento attraverso le pieghe.

Su un piano di allusione concettuale, il rapporto tra la fredda preclusione delle finestre chiuse e la molteplice fantasia di immagini di vita suggerita dalle stoffe, sollecita la memoria di una letteratura vastissima che può andare con identica efficacia dalla Scozia a Forcella, dal fantasma del castello ai panni stesi nel vicolo.

Ne risulta, alla fine, un'operazione di delicata poeticità con allusioni infinite e pregnanti; ma anche di sapiente pittura carica di riferimenti e citazioni. Soprattutto, si afferma un valido rapporto tra la personale artisticità ed un mondo originario (culturale e sociale) non museificato, anche se carico di ombre fantasiose, né parodiato, ma semplicemente rivissuto con nostalgica dolcezza.