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rassegne di fotografia

 

Gabriele MARINO

 

29 gennaio - 9 febbraio 1972 Napoli Personale

 

…L’artista con l’uomo e per l’uomo: e Marino tira per i capelli lo spettatore e lo costringe ad osservare quella realtà che gli è passata di sfuggita sotto gli occhi, distratti ad inseguire il fascinoso richiamo di un cartellone di pubblicità; gli sbatte sotto gli occhi, con brutale violenta, ma con accorata partecipazione, il dolore dell’uomo che l’uomo non vede, la violenza dell’uomo, che l’uomo non vede, l’annullamento dell’uomo, che l’uomo non riconosce; l’uomo processa l’uomo, lo accusa ma non lo condanna, perché si sente uomo e partecipa del suo dolore, del suo tormento, ma anche delle sue colpe. In questa visione, il discorso di Marino appare chiaro e coerente anche se non concluso (e non lo potrà mai essere come non lo sarà mai l’uomo). Un’accusa alla società che è forse spietata e violenta, brutale e imperdonabile, ma al tempo stesso accorata e sofferta, opportuna e necessaria, perché l’uomo possa riconoscere se stesso e salvare dalle pieghe residue della sua umanità quel tanto che gli consenta di riconoscere i suoi simili e guardare con più interesse, con più partecipazione, con più decisa e sociale umanità.

 


30 aprile - 13 maggio 1983 Pordenone Personale

 

«Riuscire ad entrare nelle manifestazioni popolari spontanee (feste, processioni; ma anche tifo sportivo ecc.) e in qualche modo farle diventare momento estetico: sarebbe questo il modo migliore di stimolare la creatività ».

La frase, gettata lì come una boutade in pieno clima di «operare estetico nel sociale», esprimeva in realtà il disagio con cui Gabriele Marino (pur partecipandovi) viveva alcune attività, nelle quali si avvertiva la sua profonda lacerazione tra essere, da un lato «pittore da cavalletto» (convintamente e irrimediabilmente) e, dall'altro lato, profondamente fiducioso ed attentamente partecipe agli interventi sul territorio con l'ottica precisa di chi guarda alla realtà ed alla cultura del popolo con estremo interesse.

La ventata innovativa della transavanguardia (specialmente per la parte che si riferisce alla ripresa totale del fare arte come manualità sensualmente vissuta) non lo ha lasciato indifferente; anzi, ha stimolato e favorito il suo gusto per la matericità dell'operare artistico, sia nella pittura che nella ceramica.

Il campo di riferimento è rimasto però quello della cultura popolare, dalla quale attingere spunti, elementi e proposte; ed alla quale suggerire il recupero di quei valori che una fretta eccessiva di omogeneizzazione alla civiltà cittadina ha spesso soffocato.

La «scoperta del cielo» è stato solo un momento pittorico pregnante di interessi formali: il fatto stesso che, nelle prime stesure, fosse limitato da una sbarra, suggeriva già la tensione ad una rappresentazione visiva del bisogno di attingere altre sfere del reale. In quel cielo classicamente composto ed elaborato (frutto anche di continue citazioni dotte) si sono poi accampati i personaggi propri della cultura primigenia, sia nelle sue espressioni mitiche ('a janara - la strega) che in quelle di ritualità sacra (il volo dell'angelo); sia nella figurazione ingenua delle sacre rappresentazioni (il purgatorio, frequente sui muretti agli incroci dei sentieri di campagna) che dell'esteticità del quotidiano (le figure dei tarocchi).

L'approdo attuale è appunto questa sutura continua tra un mondo popolare (anzi, meglio, contadino) con le sue immagini, i suoi miti, le sue espressioni genuine; ed una concezione addirittura aristocratica dell'arte, fatta di una pittura raffinata ed elegante (nella costruzione, nel disegno, nei valori cromatici), e di una ceramica che ben poco concede al gusto popolare, per richiamarsi invece, più direttamente, alla tradizione dotta del genere, con ammiccamenti frequenti ai soggetti più classici.

Entrato nel mondo e nella cultura popolare, Marino ne trae quindi gli stimoli primi al suo ruolo di Soggetto protagonista dell'attività artistica, con i suoi segni colori composizioni, Autonomo da pregiudiziali ideologiche slogans ricorrenti mode dilaganti, ma Politico nell'impegno di recupero - non museificante né nostalgico - di un ambito di riferimento, quel mondo contadino al quale è rimasto, in sostanza, sempre fedele.

 


1984 (?) Torino

 

Molto spesso il padrone dominante

con i simboli propri del potere;

dall'altra parte invece, per contrasto,

cartoline, santini, cuori e streghe:

immagini eloquenti di una storia,

di un mondo intero, di una civiltà,

trasferiti in immagini, in colori.

 

Un'intera esistenza attraversata

portando sulla pelle, dentro il cuore,

una storia di rabbia, di dolore,

di volontà, di fede nel riscatto.