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rassegne di fotografia

 

Claudio NICOLINI

 

5 - 18 marzo 1983 Pordenone Personale

 

Nell'attuale fase di ricerca di una nuova linea di tendenza - resa necessaria dall'esaurimento delle spinte ideologiche e culturali affermatisi appena l'altro ieri o forse ieri stesso - l'ipotesi neo-decorativista finisce indubbiamente per essere fortemente sug­gestiva e capace di soddisfare alcune istanze primarie.

Non che possa essere vincente e convincente, una proposta che nasce e si sviluppa all'interno di un gusto quasi sensuale del «bello in sé»; ma è certamente espressiva di un periodo dì transizione qual è quello nostro, ed appare pertanto pregnante di interessi.

In sintonia con le esemplari esperienze del passato, assume a modelli gli artefici della riscossa dell'arte in sé e per sé, crea un ponte ideale che assicura l'avallo della storia e, con esso, la serenità della coscienza.

Attenta alle conquiste dell'avanguardia recente, recupera il meglio di quelle esperienze e se ne riappropria in funzione dinamica. Sensibile alle urgenze più attuali, afferma il fare arte come attività liberatoria ed autonoma, fino al gusto in sé della manualità.

Su quest'asse, l'operazione di Claudio Nicolini è forse paradigmatica.

I poli di riferimento sono indicati con molta chiarezza: da un lato, la lezione di Klee colta nei suoi aspetti più congeniali ad un'ideologia del disimpegno.

Da un altro lato, il senso dell'attività creativa come fatto ludico e, per certi aspetti, affidato al caso; ma anche, per giustapposizione anche se in apparente contraddizione, una precisa volontà programmatica.

II dato di fondo è l'assunzione del «credo» artistico di Klee per cui «la creazione / vive come genesi / sotto la superficie visibile / dell'opera», sul quale Nicolini innesta la sua cultura pop che lo porta a scegliere i materiali tra quelli d'uso corrente, principalmente carte e cartoni che lo affascinano per la naturale tendenza a disporsi, accartocciati, secondo linee e forme casuali ma sempre armoniose e geometricamente organizzate.

Su questi dati casuali interviene poi con l'uso del colore che risponde invece ad un'altra (e forse contrapposta) sollecitazione che è quella (mutuata da Munari) per cui la «creatività è una capacità produttiva dove fantasia e ragione sono collegate».

Il risultato è un lavoro affascinante per l'estrema libertà, che corrisponde, ad un esame più accurato, ad una precisa organizzazione di segni nella quale l'elemento casuale, irrazionale, è quasi sempre superato e riassorbito in una lucida programmazione della composizione, che si risolve alla fine in un lavoro in pro-gress, nel quale cioè niente è mai definitivo, nessuno mai resta escluso o emarginato.