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1993 - 1994 Giuseppe Onesti 

 

GIUSEPPE E IL FIUME 

Scivola silenziosa

l’acqua del Tagliamento

e scorre quietamente

sotto i sassi del greto:

emerge all’improvviso

in un limpido corso;

talvolta minacciosa

s’espande in ogni dove.

 

L’estro compositivo

deriva dalle cose

nostalgiche visioni

di dolce tenerezza

e le rende valori

forme, figure, tratti

o la viva materia

delle cromie vibranti.

Affonda le radici

nel suo grembo pietroso

l’albero della riva

ed estrae dall’umore

che scorre sotterraneo

la sua linfa vitale

che ne attraversa il tronco

e s’irradia alle foglie.

 

Dentro la terra forte

dura ma non cattiva

s immerge la pittura

che ne assorbe il primario

valido nutrimento

filtrato dalla storia

per arrivare infine

alla creatività.

Il gusto concettuale

allevato a Polenta

e col senno dei Grandi

del recente passato

esplode nel colore

come linguaggio amico

per raccontare il fiume

e la sua storia antica.

 


1994 - 1995 Fausto de Marinis 

 

SEGUENDO TRACCE

Serate interminabili

a parlar con la luna

- condiscendente amante-

hanno aperto orizzonti

di mondi sconfinati

intuiti, intravisti

o soltanto sognati.

 

La suggestione panica

dei richiami allusivi

cattura nei meandri

del grande labirinto

che porta al primigenio

per incontrarvi sempre

l’eterno femminino.

 

I viaggi nel deserto

col piacere sottile

di perdersi nel nulla

sono la via di fuga

fuori da questo mondo

per ricercarne ancora

d’atavica purezza.

L’ansia di libertà

di chi s’è sradicato

e ha scelto d’esser solo

- di parlar con Selene,

coi Grandi del Passato-

si scontra col bisogno

di conoscere il mondo.

 

Quelle mappe del cielo

si trasformano sempre

in geometrie visive

in incanti formali

in complessi paesaggi

percorribili solo

col cuore del poeta

 

Il fascino sottile

dei motivi allegorici

fa incontrare Jeronimus.

a fianco di Matisse

che gioca con Gauguin

e incrocia il simbolismo

col puro colorismo.

Colori inusitati

di terre, cieli, mari;

segni poco leggibili

di linguaggi lontani:

s’inseguono, s’incrociano

vivono un’altra vita

di classica pittura.

 

L’eterna sofferenza

che nasce dal bisogno

di ritrovar radici

si placa qualche volta

solamente nell’Arte,

nei muti soliloqui

delle tele dipinte.

 


1995 - 1996 Santorossi 

Dal cranio scoperchiato

il cervello strizzato

 

evidenti esibisce

segrete intimità

fatte di poliesteri

che diventano alberi

portalampade a stelo

da pieghe trasparenti

tra perle colorate

luccica l’alfabeto

dell’ incomunicanza

È morto ormai Duchamp 

come Athena da Zeus

Freud? Jung? Lacan

o solo transazione?

spudorato

giustamente imbrigliate

petrolio del Kuwait

unpoquellochetipare

di plastica vetrosa

sassi tappi monetine

dell’inganno voluto

del lucido nonsense

 

Viva Duchamp!

 


1996 - 1997 Gianni Pasotti

 

ESCALATION

All’inizio fu il totem:

lo si ritrova sempre

in ogni civiltà

- anche in quelle di plastica -;

poi ci rendemmo conto

che non aveva valvole

né video né canali;

ma nemmeno radici.

 

Dopo venne il giardino

radioso di colori

senza odori né suoni

con massi iridescenti

e le foglie spettrali

capaci solamente

di riflettere il sole

per fortuna splendente.

Nel mondo del banale

si fece pieno il vuoto

dando speranza all’aria

delle bottiglie a perdere

al consumo che uccide

persino le speranze

ed opprime la vita

d’inutili rifiuti.

 

Tante mani mozzate

attaccate a una tanica

ricordano cecchini

- appostati sui monti -

che sparano alla gente

intorno alla fontana

per essere perdonati 

a guerra ormai conclusa.

Ora restiamo zitti,

con le labbra cucite

nelle bocche di plastica,

che impongono il silenzio

su tutto, anche su noi

sulla fiducia umana

di rapporti diversi

di vita meno falsa.

 


1997 - 1998 Massimo Poldelmengo

 

RECINTI DI LUCE

Dall’ossido del tempo disegnato

-ormai consunto- il ferro dislocato

in un vetro di fredda trasparenza

che sembra conferirgli altra potenza;

 

un legno vecchio, ormai quasi sfibrato;

la trina d’un mattone traforato;

l’acqua che gioca in varia iridescenza;

disegni di vibrante evanescenza.

Ma è la luce padrona assoluta

d’ogni visione o lucida intenzione:

tanto irradiante quanto contenuta

 

nell’argine della composizione

cattura un’aria vuota che non muta

e la rimanda ricca d’emozione.

 


1998 - 1999 Franco Vecchiet

Dalle lontane verità del dada

per le polemiche del poverismo

muove la prima ludica intenzione

che si fa presto legno colorato

filo di ferro oppure manufatto

assemblati con lirica emozione.

 

Il gusto del rigore lineare

che viene dall’astratta geometria

percorre tutti gli sviluppi nuovi

vissuti con coscienza motivata

per librarsi alla fine nell’immenso

dei voli intensi della fantasia.

 

Lo sconfinato mondo primigenio

di maschere, di totem, d’utensili

deriva dalla classica lezione

della scultura delle valli alpine

dove mondi vivono da sempre

sospesi tra il passato ed il futuro.

La vigorosa scuola d’incisione

d’una lunga felice tradizione

studiata nelle pieghe più marcate

per carpirne i segreti più profondi

diventa uno strumento delicato

al servizio della creatività.

 

Le figure improbabili, gli uccelli,

le forme strane, inusitate, assurde

s’animano di vita surreale

e sembrano girare per un mondo

di pietra grigia, di desolazione

per popolarlo di colori e luci.

 

La fuga rigorosa dei legnetti

rappresenta un percorso immaginario

che scende nei meandri della mente

o risale per tracce luminose

e vaga nel fatato labirinto

delle spirali di colore acceso.

Marmi sonanti all’alito di vento

armi che han perso tutta la violenza

di strumenti di morte e di terrore

s’innalzano esaltati nello spazio

della sua libertà compositiva

per trasformarsi in linee e forme pure.

 

Segni appena abbozzati, come scie,

presenza-assenza dell’umanità;

sprazzi improvvisi di colore vivo

sparsi a manciata sul candore astratto:

raccontano di un mondo inesistente

se non nei sogni di bambini eterni.

 


1999 - 2000 Carlo Marzuttini

 

TRASH & TRIP

Cavetti colorati, ferracci arrugginiti,

giocattoli smontati, rondelle, chiodi, dadi,

bottoni scompagnati s’ammassano confusi,

rifiuti imbarazzanti del consumismo ottuso.

 

Talvolta un fanciullino - represso troppe volte -

stupito li percorre, seguendo una visione

ad altri incomprensibile, cercando in ogni spigolo

lo stimolo opportuno per la creatività.

 

Sul piano di lavoro, puliti e rilucenti,

diventano linguaggio, segnali, materiali

che cercano le forme in cui si ricompongono

per dare corpo ai sogni di un uomo senza tempo.

Con tagli e saldature, con pieghe ed incollaggi

si formula il progetto, si libera l’idea;

la luce torna vivida stendendovi colori:

si perdono del tutto gli antichi connotati.

 

L’artefice realizza ambienti favolosi,

li popola di vite di ludica invenzione:

s’immerge negli abissi, s’eleva all’infinito;

ci porta con la mente nei suoi viaggi d’incanto.

 


2000 - 2001 Đanino Božić

 

(NIJE SVAKI DAN) BOŽIĆ NON È SEMPRE NATALE.

Percorsi accesi da curiosità

fino agli angoli opposti della terra

vagando tra babeli quotidiane

- le più diverse, le più disparate -

per lasciarsi aggredire dal piacere

di scoprire impensabili stranezze

(chiome recise, ninnoli, giochini),

d’ammirare esplosioni di colori

inusitati, rari, sconvolgenti:

e restarne incantati sull’istante.

Poi, nel momento di composizione,

le immagini ritornano alla mente,

straniate dalle forme originarie:

distorte, ben filtrate, organizzate

s’accampano in funzione estetizzante

con lucide sequenze di colori,

di masse, linee, spazi, creazioni

- geometriche composte rigorose -

per dare vita ad un diverso mondo

concettuale, astratto, visionario.

 


2001 - 2002 Etko Tutta

 

IL GIOCO DEGLI INGANNI

Cavallini di cartapesta

castelli miniaturizzati

paesaggi di mille colori

il mondo dei giochi dei bimbi.

 

Palline che volano in tondo

coi numeri della speranza

tra i sogni e le disillusioni

su tavoli verdi d’inganni.

 

Girandole di tradimenti

il vero coperto di veli

la fiera di troppe bugie

in un turbinio d’emozioni.

All’apice della finzione

la virtualità delle cose

ormai prive d’ogni sostanza

in un mondo di megabyte.

 

Un po’ di realtà verosimile

rimane soltanto nell’arte

da sempre terreno di sogni

d’inganni e sapienti finzioni,

 

di un mondo predeterminato

costruito con chiara coscienza

d’illudere o rappresentare

il culmine dell’invenzione.

 


2002 - 2003 Manolis Thomakakis

 

SCULTURE MURALI

Legni contorti, ambigui, colorati

di nera pece, quasi ad affrontare

rotte antiche in oceani sconfinati

sempre in cerca del nuovo da indagare

 

sposano bronzi dal tempo scavati

con cui volgersi indietro a ritrovare

i miti antichi quasi soffocati

da macchine incapaci di alienare.

Sopra il mare che un tempo fu solcato

dal bisogno di aprire l’orizzonte

ad un sapere razionalizzato

 

l’arte dispiega vele sempre pronte

a cogliere valori radicati

che sono d’Umanesimo la fonte.

 


2003 - 2004 Sergio Gay

 

PER LA PITTURA DI SERGIO GAY PONTE TRA LA CLASSICITÀ E L’ATTUALITÀ

 

Dal cuore antico della gran pittura

-nelle pieghe profonde della storia-

guizzi di luce, spazi di colore

ritornano a brillar come d’incanto

dopo decenni d’emarginazione

nel groviglio di tanti esperimenti.

 

Le trasparenze terse, luminose

di superfici stese e ricoperte

giocano a rimandar la tavolozza

d’una gamma infinita, controllata

da un empito primario d’entusiasmo

a un vigile equilibrio di cromie.

Il senso tetro della solitudine

nelle figure vaghe senza volto

d’una folla perduta nello spazio

anch’esso senza fine, senza tempo

oppure nelle cose senza storia

in un’aria sospesa, rarefatta.

 

Le radici profonde del pittore

- vigile, rigoroso, calibrato -

alimentano il tronco dell’artista

attento all’emergenza della storia:

la lirica alla fine ne fiorisce

in un abbraccio di calore umano.

 


2004 - 2005 Giuseppe Nicoletti

 

PER GIUSEPPE NICOLETTI

I Tempo

 

Icone inconfondibili

costruite a bella posta

per servire al mercato:

distorte, modellate

in forme esasperate,

come soggetti vivi

vanno a occupar tele.

 

Il colmo d’ironia

è l’inganno costruito

con disturbi semantici

tra i segnali artefatti

e il sentire comune 

del patrimonio storico

(o pura lana Virginis!).

 

Risultano alla fine

solamente un pretesto

per pittura elegante

raffinata preziosa

che gioca sensualmente

su trame di tessuti

su linee su colori.

II Tempo

 

Il gusto metafisico

- talvolta surreale -

di zattere abitate

da bandiere improbabili

da botole sul nulla

accompagna il naufragio

di tutte le speranze.

 

Ancora la pittura

restituisce alle cose

tanti sensi diversi:

il gioco di equilibrio

delle composizioni

o la meticolosa

ricerca della forma.

III Tempo

 

Ruderi accatastati,

scomposti, disarmanti

sembrano sigillare

l’epilogo fatale

di quel decadimento,

la fine d’ogni sogno

di umana libertà.

 

Ma la mano sapiente

del pittore tenace

riconduce le cose

all’antica utopia
di realizzare un mondo

d’essenziale bellezza

fuori dallo sconcerto

 


2005 - 2006 Carmelo Cacciato

 

MEMORIA E RAPPRESENTAZIONE

Un libro consumato,

logoro, spiegazzato,

racconta chi l'ha letto,

sfogliato ed annotato,

chissà quanti anni fa,

e vi ha trovato un mondo

di sogni e di ideali.

 

Un vecchio passaporto

scaduto da decenni,

sgualcito, scolorito

evoca le vicende

di tutti gli emigrati,

i loro patimenti

e le dure conquiste.

 

Persino le parole

raccontano vicende

che la storia registra

con cruda nudità:

New York, Kabul , Bagdad

sono riferimenti

per tutti inevitabili.

Le cose hanno una forza,

una vita, una storia

(densa, particolare

piccola, senza gloria,

eppure non banale)

di una sola persona

o di una società.

 

Nello spazio assemblate

raccolte nelle teche

creano un labirinto

nel quale la memoria

si perde e si ritrova

in cerca di una storia

improbabile, ardita.

 

Ostacoli ingombranti

nella vita vissuta,

una volta composti

si dissolvono in forme

persino cattivanti,

eleganti strutture

per una installazione.

Se si aggiunge e si toglie,

si cancella e si scrive,

il gioco degli intrecci

si fa ancor più vivace

Ma di tante emozioni

resta solo, alla fine,

la rappresentazione.

 


2006 - 2007 Ljerka Kovač

 

LE FAVOLE A COLORI

 

Scorrono nell’azzurro

come in un grande acquario

i frammenti di un cosmo

che la mente proietta

da memorie ancestrali.

 

Arroccati su monti

morbidi, tondeggianti,

i castelli di fate

aspettano il corteo

d’improbabili re

 

per strade inerpicate

su colli di meringhe

che richiamano l’ansia

d’affamati poppanti

in attesa di vita.

Nuvole delicate

come sospese a un filo

giocano contro il cielo

nelle danze leggere

dei giochi di bambini;

 

campagne sorvolate

come a volo d’uccello

brillano nella luce

d’atmosfere incantate

dal colore pastello.

 

Favole raccontate

in punta di pennello

con sapore d’antico

e paura di un nuovo

confuso ed angosciante.

I ricordi di un mondo

di leggere movenze,

di sogni senza limiti,

di entusiasmi gioiosi

di speranze infinite

 

tornano nelle tele

di un mondo fanciullesco

ancora tutto intatto

vivido, colorato,

nella magia dell’Arte.

 


2007 - 2008 Mirella Brugnerotto

 

VIAGGIO NELLE PICCOLE COSE

 

S’allineano ordinate

sulle scaffalature

d’ogni supermercato

le scatole dipinte

di tutti gli alimenti

del viver quotidiano.

 

S’espandono in pulviscolo

i giri vorticosi

degli elettrodomestici;

auto poco probabili

sfreccian velocemente

sopra un arcobaleno.

Non serve fare salti

Per entrare nel mondo

delle piccole cose;

non ci voglion conigli

o cappellai matti

né regine di fiori.

 

Nascon così le favole,

con pennellate rapide

dietro sogni infantili;

giocare coi colori

fa inventare le storie

e le riempie di vita.

E’, la pittura, un tramite

fra il minimo reale

e l’immenso fantastico:

pittore e cantastorie

diventano tutt’uno

per chi si sa incantare.

 


2008 - 2009 Christian Segatto

 

GRAFITISMO IN LIBERTÀ

 

In uno sfondo metropolitano

- vetrine, luci, piercings e tatuaggi -

percorso da un pensiero libertario

che rigetta qualunque ideologia

 

s’incontrano Egon Schiele con Schifano

passando per Van Gogh, Warhol e Klimt;

vi svariano Pazienza ed Hugo Pratt

in un ludico mondo disneyano:

 

sostiene la colonna musicale

la melodia di Marley e David Bowie

mescolata ai rumori della guerra

con i suoni del cine o del fumetto.

L’occhio passa su tutto il quotidiano

- scarpe, bandiere, macchine, animali -

senza problemi di socialità

accavallando il sacro ed il profano.

 

Alla fine si sciolgono le cose

in un ammasso di nuvole bianche

- non importa se vere o sol dipinte -

che ci possano aprire alla speranza.

 

Dipingere ha un valore in assoluto

che rifugge da molte tentazioni:

inseguire soltanto le emozioni

per favorire la creatività.

 


2009 - 2010 Guido Cecere

 

UNO SCHERMO PER GLI OCCHI

 

Uno schermo per gli occhi, l’obiettivo

per vedere le cose quotidiane

con lo sguardo incantato dell’artista.

 

Così le strisce di giallo consunto

sul nero dell’asfalto di una strada

diventano una tela concettuale.

 

E l’albero stagliato contro il nulla

livido, asciutto, freddo si trasforma

in un paesaggio strano, surreale.

 

Le crepe di un intonaco vissuto

s’animano di bambole scomposte

effimeri ritratti allucinanti.

 

La fuga regolare di ombrelloni

di tavolini, di barche ancorate

appare come astratta geometria

 

come l’assurda fuga verso il cielo

dei plumbei grattacieli di Manatthan

tutti cemento freddo, acciai e vetro.

Le scritte incomprensibili sui treni

i cuochi – insegna ai bordi delle strade

le finestre in lunga fila ordinata.

 

Tutto quel che ogni giorno noi vediamo

diventa, attraverso l’obiettivo,

composizione ardita di pittura:

 

più le cose ci sono familiari

semplici quotidiane, inosservate

come quello che sempre ci appartiene

 

più l’occhio con la macchina le fissa

e le traduce in opera compiuta

in fotogramma fissato nel tempo

 

quasi che il quotidiano risvegliato

potesse riacquistare lucentezza

e vivere di vita rinnovata.

Alla fine, i pulsanti e i campanelli

raccontano la storia di chi vive

in vecchie case o nuovi condomini

 

con il batacchio vecchio, arrugginito

la pulsantiera dei giochi infantili

o la moderna tecnologia dei chips.

 

Ogni cosa racconta la sua storia

di vita, di emozioni di avventure

piccole o grandi, sempre quotidiane

 

l’artista le raccoglie con amore

per cercarvi un’interna poesia

che nasce dalle cose, senza sforzo

 

talvolta ve l’aggiunge, con la forza

di chi guarda con estro la realtà

e la trasforma nel lirismo puro.

 


2010 - 2011 Mario ALIMEDE

 

A PROPOSITO DI MARIO ALIMEDE

 

Non ha senso narrare

soltanto per immagini

un mondo ormai sconvolto

in decomposizione

per tanti terremoti.

 

Molto meglio risulta

tentare di raccogliere

il sapore ineffabile

dei bagliori di luce

guizzanti dai frammenti.

Esplosioni cromatiche

dalle cose in frantumi

ingombrano lo spazio

si fan composizione

diventano pittura.

 


 

2011 - 2012 Janez MATELIČ

“Saluti da Capodistria”

 

Sfilano lentamente

- oramai da millenni -

le colline dell’Istria

davanti ai naviganti.

Sono sempre gli stessi

i rocciosi declivi:

 

ricoperti di verde

o bruciati dal gelo;

maculati di bianco

quando appare un paese,

piccolino, nascosto

col campanile a punta.

 

Ma tutta la dolcezza

del paesaggio marino

la stanno divorando

una nuova ricchezza

fatta di case al mare,

di alberghi irrispettosi,

 

di barche fragorose

se domina il diporto,

di bagnanti smaniosi

del rumore  più assurdo,

di gente mordi e fuggi

in cerca di vacanza.

Soltanto cartoline

restano, dal naufragio

di un mondo di dolcezza,

di una terra vissuta

in gaia povertà,

del naturale intatto.

 

E solo la pittura

può conservare intatto

il ricordo d’infanzia,

la gioia delle persone,

il rapporto diretto,

qualcosa da salvare.

 

E ci prova, il pittore,

a conservare il mito

a renderlo concreto

perché possa restare

almeno dentro gli occhi

un messaggio d’amore.

 

Si fa colore il monte

i paesi, le case,

gli alberi e le barche;

diventano colore

persino le emozioni

dei ricordi più cari.

La vista si trasforma

nel sogno delle cose,

nelle macchie di luce

che scoppiano improvvise;

o nelle allegorie

di quello che s’è perso.

 

Dall’azzurro del mare

emerge un pesce strano,

tipico ma sparito;

sopra il verde del monte

s’accampa una struttura

che solo ieri è apparsa.

 

Un faro, un grattacielo

una nuova marina

quello che fa mercato

- sviluppo (non progresso) -

diventano centrali

alla nuova visione

 

E solo la poesia

può cercare di fare

- almeno sulla tela -

il tentativo (assurdo?)

di dare il “benvenuto”

nella nuova realtà.


2012 - 2013 Cvetka HOJNIK

Movenze contenute

Delle forme armoniose

O persino sensuali

 

Abbigliamento sobrio

Animato da pieghe

Qualche volta ammiccanti

 

I colori primari

Persino i non-colori

Assemblati con gusto

 

Un distacco severo

Con momenti improvvisi

Di grande umanità

 

Rigide geometrie

Pulsanti frenesie

Nelle tele dipinte

 

Il rosso con l’azzurro,

il bianco con il nero;

qualche spunto vivace

Non si vede distanza

Tra le tele dipinte

Ed il suo quotidiano

 

Non esiste un confine

- Deciso, ben marcato -

Tra il lavoro e la vita

 

Quel ch’è rappresentato

Ha la stessa natura

Di quello ch’è vissuto

 

Ogni opera è frutto

Della creatività

Che guida l’esistenza

 

Sarà colpa, chissà,

Di quella formazione

Culturale, visiva

 

Che privilegia il gusto

Lo stile, il quotidiano,

Forse l’abbigliamento

Ma il dipinto deriva

Dai gesti quotidiani

Che impongono controllo

 

E le scelte di vita

Risultano alla fine

Totalmente coerenti.

 

Osservar la persona

E guardarne i lavori

Diventa tutto un uno

 

La sintesi felice

Che ciascuno ricerca

Tra l’arte e l’esistenza

 

Forse qui rappresenta

Il culmine maggiore

Della coerenza attiva.

 


2013 - 2014 Bruno FADEL

 

Residui d'una vita ischeletrita

case sventrate disarticolate

realtà tradita sconvolta annerita

frammenti sparsi di delitto infame

come una scena d'un film dell'orrore

lo scempio non può avere altro colore

che il nero ottuso e triste della pece

o lo spettrale bianco dei relitti

qualche fiammella solo ci ricorda

il fuoco che divampa tra la gente

distrugge gli edifici ed i costumi

le memorie i rimpianti anche la morte

Il pittore non fa che registrare

con cinico rigore notarile

narrano i fotogrammi distruzione

in serie progressiva, in processione

occhi ciechi di case bombardate

anche le tombe, ultimo approdo, svelte

scosse, sconvolte, violentate e mute

il dolore veleggia inevitabile

tra gli scarti di questa umanità

destrutturata, offesa, massacrata

e non basta la tela per narrarlo

altro però non può l'artista fare

che segnalare il suo proprio dolore

e dirlo agli altri, se voglion capire


2014 - 2015 POPE

 

To be continued

L’opera si struttura

per piani, linee, forme;

ma la guida è il colore

vero dominatore.

 

S’insegue con i toni

- argento sull’argento

o l’oro sopra l’oro –

fino a crear reticoli.

 

Talvolta si struttura

in ampie campiture

- azzurro, rosso, giallo

qualità dominanti -.

 

Tal altra da uno squarcio

- piccolo, irrilevante

eppur determinante -

non importa in che punto

 

si affacciano i rimandi

di cromie sovrapposte

che hanno contribuito

alla composizione.

 

Il vero, quando appare,

è solo la memoria,

quasi un ectoplasma,

di realtà vissute

 

forse solo sognate

in visioni infantili

d’assoluto colore

che si fa poesia.

 

Lungo un percorso antico

uguale e sempre nuovo

la pittura rinnova

fantasiose invenzioni

 

che fanno del reale

un continuo rincorrersi

di colori primari

di forme essenziali.


2015 - 2016 Luigi SACILOTTO

 

Per le “colate” di Sacilotto

Sgorgava naturale

come insito a ogni cosa

quasi magma ancestrale

che colasse senza posa.

 

Decorava pareti

e s’aggrumava a terra

ricopriva gli oggetti

ma li lasciava intatti.

 

Mondi “catalizzati”

in un mare di petrolio

affogati in un buio

nero bituminoso.

 

A dominare adesso

sono forme iterate

uno spettro cromatico

la ricerca del bello.

 

Sembra quasi piegato

alle forme volute

ai colori brillanti

alla poesia dell’Arte.

 

L’abbiamo conquistato,

sconfitto, dominato?

oppure solamente

ci siamo arresi, infine?

 

Non ci son vincitori

né ci saranno vinti

in questo inarrestabile

processo di conquista.

 

Il magma imperterrito

continua a trasudare

dalla nostra esistenza

da tutto intorno a noi.

 

Perciò lo raccogliamo

a palate, a secchiate

proseguendo instancabili

a produrne all’infinito.

 

Ma poi gli diamo forme

graziose, calibrate

d’oggetti da decoro

di splendide sculture.

 

E riportiamo il nero

ai colori primari

per dare più vigore,

levità ed eleganza.

 

Lui resta incontrastato

a dominare oggetti

di vita quotidiana,

persone e anche pensieri.

 

E noi possiamo illuderci

d’averlo posseduto,

asservito e piegato

alla creatività.

 


2016 - 2017 Maria Teresa ONOFRI

 

DAVANTI A UNA MOSTRA

Meticolosamente

Accumuli

Ricordi

Impreviste

Armonie

Torciture

Eleganti

Rimandano

Emozioni

Sommessamente

Ansiose

Orlate

Nervature

Ostentano

Fossili

Realistiche

Incisioni

 


2017 - 2018 Giammarco ROCCAGLI

 

ARMONIOSI EQUILIBRI

 

La sublime armonia

d’equilibrio sottile

del tempo, dello spazio,

di forme, di colori

affonda le radici

nel cuore della storia

s’espande poi nel vivo

della modernità.

 

Un impianto cromatico

vibra come la musica

di spartiti costruiti

sulla base di un tono.

 

 

La giustapposizione

di elementi ordinati

ricorda la visuale

di pixel organizzati.

 

Paesaggi inventati

profili improbabili

variano all’improvviso

cambiando per un attimo

 

perfino un solo dato

come in uno spartito

che si può ricomporre

in nuova prospettiva.

 

 

Geometrie di pittura

come in un pentagramma

si possono scomporre

con piccole varianti

 

che richiedono sempre

la ricomposizione

in un nuovo assemblaggio

d’armonie razionali.

 

Ma resta la pittura,

grande protagonista,

che sa narrare tutto

oppure può inventarlo

 

in una dimensione

ogni volta più nuova

animata dal senso

della creatività.