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POPE

16 - 29 ottobre 1982 Pordenone
Personale
La vicenda artistica degli ultimi venti anni è stata caratterizzata da una sperimentalità aggressiva, in sintonia con gli eventi della storia civile sociale e culturale, che ha prodotto un rinnovamento totale non solo rispetto agli schemi classici ma anche in vista delle prospettive future.
In qualche caso, il balzo in avanti è stato di tale portata da determinare una netta divaricazione tra cultura e politica e da isolare l'operatore.
Nella frenesia massimalistica del rinnovamento, cioè, la cultura ha preceduto la politica di più anni di quanto possa consentire lo sviluppo sociale.
Forse si sono commessi degli errori.
Certamente, si è lasciato un varco larghissimo nel quale nuovi eventi sono maturati, di segno opposto ma altrettanto massimalistici.
Per questo, appare necessario un momento di riflessione.
E' il caso di Pope. Per anni ha elaborato in profondità la ricerca sull'arte geometrica assumendo l'optical art come base per una armonia compositiva che escludesse qualunque rapporto tra l'oggetto reale e le forme della mente.
In una fase successiva, la sua grafia si è personalizzata con un'analisi specifica del colore, della sua composizione, della gamma interna a ciascuna qualità, per creare spazi geometrici destinati a percorsi suggeriti dall'organizzazione delle singole tele.
Infatti la forma geometrica pura (quadrato e rettangolo, in prevalenza) era definita dal telaio, ma veniva poi rimandata all'infinito dall'assenza di cornice, dal trabordare del colore oltre i margini, da un gioco di linee diagonali che dilatava l'opera singola nelle composizioni affiancate e nello spazio circostante (coinvolto nella lettura insieme al fruitore nel gioco delle prospettive e della luce), da un'armonia centrifuga e centripeta che suggeriva continue variazioni di percorso e di lettura.
La tensione decisamente pittorica emergeva prepotente attraverso la molteplicità nella monocromia, per effetto di velature, di giochi di analogie e di sovrapposizioni. Scardinata l'idea classica della composizione di immagini; stravolta ogni regola tradizionale di cromatismo e di luce; rifiutato ogni limite di margine e di conclusione in sé dell'opera, il lavoro si è sviluppato attraverso la riflessione sul colore per creare una modularità espressiva segno di una pittura della mente, della ragione, della logica.
Oggi, anche Pope vive il suo momento di ripiegamento, anzi di riflusso.
L'operazione che conduce, di velatura delle opere precedenti, si pone come ipotesi di cancellazione-museificazione di sé, in parte per l'abbandono di un progetto globale di cui quelle opere sono il residuo materiale, in parte per un bisogno sensuale di «privatizzazione», attraverso la velatura, non a caso dorata, delle opere.
Dieci anni di
vicende, dell'arte e della storia, incentrate al recupero del privato, finiscono per far rimettere tutto in discussione, per l'ennesima volta. Forse verrà il momento che, grattato quell'oro, si potranno ricucire le linee di quel progetto abbandonato, alla luce dei tempi nuovi.
Oppure, su quelle superfici azzerate, si potranno scrivere i segni di una nuova, diversa situazione.
Per ora, resta di fatto questa «tabula rasa» che porta, celati, i segni della storia personale, che riemergono a tratti dalle crepe (volute) dell'oro.
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