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COLLETTIVO
LINEACONTINUA
TERRA DI LAVORO

LE
MOSTRE
Firenze
Il Moro, Montefiore
Conca, Napoli
'80,
Napoli
FNLAV, Pordenone,
Ricognizione -Verifica,
Salerno
Ricerche
di base, Spazio
Praticabile,
Trieste, Udine,
Vicenza,
13
- 21 Novembre 1976 Caserta
Associazione
Culturale Lineacontinua
RICOGNIZIONE -
VERIFICA ’76
Mattia
Anziano, Raffaele Bova,
Peppe Ferraro, Pietro
Gallo,
Livio Marino, Aldo Ribattezzato,
Lucia Romualdi, Giovanni Tariello, Paolo
Ventriglia.
Se
la serata con Enrico Crispolti su “Impegno e decentramento” rappresentò,
per molti versi, la presentazione ufficiale del progetto complessivo
(Associazione Culturale, Galleria e Collettivo) la Mostra realizzata in galleria
dal 13 al 21 novembre del 1976 rappresentò, invece, una sorta di “chiamata a
raccolta” di tutti i protagonisti possibili e disponibili che, per di più,
proposero immediatamente degli interventi che davano il segno di quella che
intendeva essere la linea di sviluppo successivo.
Nel
depliant che illustrava la rassegna sono documentate, sinteticamente, le
“azioni” che in galleria furono sviluppate e che, in definitiva, davano il
segno esatto di quelle che sarebbero state le individuali chiavi di lettura
della realtà: plutocrazia (funerale della lira, di Raffaele Bova); burocrazia
(autocertificazione di morte, di Livio Marino); prevaricazione (la finestre
della Reggia, di Aldo Ribattezzato).
A
questi si aggiunsero, per l’occasione, i fantasmi del passato (le figure
evanescenti di Pierino Gallo), il
mondo contadino (Giovanni Tariello) e gli interventi di Mattia
Anziano, Lucia Romualdi e Paolo Ventriglia.
Ma
nella pubblicazione sono anche in qualche modo indicate queste linee di sviluppo
che avrebbero segnato il percorso del collettivo:
Il
superamento degli spazi classici della fruizione estetica (gallerie, centri
d'arte ecc.) del rapporto (del non-rapporto} tra operatori e fruitori, tra realtà
estetica e realtà sociale sono, oggi, due tra i nodi centrali dell'attività
degli operatori visivi; e il tema «Impegno e decentramento» definito come
linea programmatica, a Caserta, dal «Collettivo Lineacontinua Terra di Lavoro»,
alla fine del '75, si proponeva come asse di sviluppo appunto questi
rapporti, accanto ad altri più specifici, legati per ovvii motivi alla matrice sociale e culturale.
A
Castel Morrone (località Largisi) ed a Marcianise (cortile Zi' Mea) le prime
ipotesi di lavoro abbozzato (rapporto tra mondo agricolo originario con le
sovrapposizioni borghesi storicamente stratificate o legate alle sovrastrutture
burocratiche e consumistiche) trovarono una linea di svolgimento chiara, aperta
e disponibile, sulla quale era ed è possibile una vasta articolazione di
interventi senza preclusioni né limiti di espressione, di stile, di personalità,
di spazio.
In
località Priscoli, a Mercato San Severino, l'impatto diretto ed immediato con
il territorio, il coin-volgimento con le masse, la presenza dell'operatore e le
sue relazioni con essi (territorio e masse) hanno registrato il tiro e assegnato
le caratteristiche, in quel processo dì svolgimento che può essere il solo
corretto per chi faccia oggi operazioni visive.
L'occupazione
del cuore di Gaeta (piazza Commestibili e piazzetta del Leone) con interventi
autonomi, ma convergenti, che hanno impegnato tutti gli spazi utili, da quello
tradizionale della galleria a quelli di più recente «scoperta» da parte degli
operatori; con il coinvolgimento totale dei cittadini, con la verifica della
realtà sociale locale - con le sue realtà, i suoi interessi, i suoi problemi,
le sue pulsioni - ha rappresentato il momento-culmine del processo di
evoluzione da una fase di ricerca ad una articolazione compiuta e matura, che
riassumesse, nel tempo di un'operazione e nello spazio di una
realtà sociale, il ruolo nuovo e diverso dell'operatore estetico nella
dimensione che oggi esso assume e svolge.
La
Ricognizione di Caserta non è che un banco di prova, una pietra di paragone, un
riesame globale del processo di svolgimento e delle linee che da esso sono
emerse.
Ed
è soprattutto un momento di verifica - in un ambiente fisicamente localizzato,
ma strutturalmente predisposto, per sua natura, all'analisi, alla critica è, se
necessario, all'autocritica - del lavoro svolto, per un ulteriore momento di
svolgimento e di evoluzione di un'operazione che non è né statica né
esaustiva, ma che dall'apertura, dalla disponibilità, dalla dialetticità delle
riprove ricava la sua inesauribile capacità di farsi continuamente rinnovandosi
e adeguandosi, la sua funzione di spinta, di incisività, di validità.

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