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rassegne di fotografia

 

Franco SANNICANDRO

 

Pordenone 24 ottobre - 20 novembre 1987 Personale

 

Il mondo poetico di un artista, la sua personalità nascono dall'armonica compenetrazione di due dati, concreto ogget-tivo e narrativo il primo, fantastico soggettivo e lirico il secondo.

Lo stimolo preliminare, il riferimento iniziale, il rapporto fondamentale non può essere che il reale, da cui l'estro attinge la materia (o, quanto meno, la sollecitazione): su questo supporto, la personale capacità creativa elabora forme e linguaggi.

Nel lavoro di Franco Sannicandro, il dato oggettivo, l'in­tento narrativo appaiono remoti, appena accennati o la­sciati da parte, per dare spazio ad una visione lirica addirittura interiorizzata.

Ma, al fondo, la struttura risulta più concreta di quanto il libero uso di linee, forme e colori propone negli esiti finali.

Risalta, in primo luogo, l'uso di materiali di supporto il cui spessore tattile riporta continuamente al vissuto; e, più ancora, si legge continuamente nelle singole compo­sizioni il rimando a profili, idee e memorie di cose.

Più in generale, si rileva nell'interezza articolata e compo­sita dell'opera un'altalena continua tra fantastico e vero­simile: come in un gioco di scatole cinesi, la forma viene più volte scomposta e riassemblata e, mentre allude agli oggetti, si disloca continuamente in un'altra zona di let­tura, per riproporre nuove possibilità di visione; il tutto, collocato alla fine in una particolare ambientazione, da e riceve osmoticamente diverse stimolazioni visive.

Nel suo procedimento di re-invenzione estetica del dato oggettivo, Sannicandro parte quasi sempre da una lettura pittorica conclusa e circoscritta dal reale che, immedia­tamente dopo, viene lacerato e frammentato per ricom-porsi in mosaici di pura forma, mentre i contorni dei nuovi oggetti prodotti tendono a disporsi, a loro volta, secondo la memoria di altre cose, animandosi di particolari effetti di luce in relazione agli ambienti circostanti con cui vivono un rapporto dialettico continuamente mutevole

Il trompe l'oeil, il gioco degli ammiccamenti e dei rimandi visivi, fino all'inganno ed alla polivalenza delle forme di­ventano così la piattaforma su cui si scambiano continua­mente di ruolo il reale e il fantastico, il verosimile e l'informale.

Ne nasce una produzione di grande emotività e sugge­stione, nella quale fantasia e realtà, amore per il territorio e gusto per l'oggetto estetico, storia ed attualità sembrano muoversi in cerchio senza ruoli né punti fermi, in nome di una creatività che il dato oggettivo e la sua leggibilità storica equilibria dialetticamente con l'onirica visione sog­gettiva e la sua lirica espressione, in un'armonia delicata di masse, di forme, di luci e di colori