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rassegne di fotografia

 

Bruna SARNO

 

12 - 20 febbraio 1977 Caserta Personale

 

Condensare nello stretto spazio di una tela - per quanto di dimensioni anche notevoli - intense e ricche problematiche, per mezzo di immagini il più leggibili ed essenziali possibile, è certamente la questione più interessante delle arti figurative: quando, poi, il discorso poetico tocchi problemi attuali e scottanti, non chiaramente definiti nei loro termini reali, suscettibili di molteplici e vivaci inter-pretazioni spesso contrastanti e controverse; e, per di più, l'espressione visiva subisce la «forzatura» di una natura tendenzialmente scultorea e ricondotta invece alla pittura con un'operazione volontaria che spesso tradisce - anche involontariamente - l'artificiosità del proposito; in questo caso, dare un giudizio categorico (che è già di per sé operazione pericolosa) diventa puro e semplice arbitrio, che si affida unicamente alla capacità di lettura delle immagini nella chiave più vicina alla resa iniziale dell'operatore.

E' la situazione, questa, di Bruna Sarno, le cui tele affrontano un argomento estremamente delicato (come può essere, oggi, quello della condizione della donna) con una tecnica ed una resa che portano incisi decisamente e nettamente i segni di una matura coscienza scultorea e che nella pittura recano i segni del recupero dell'immagine nella morsa della bidimensionalità a scapito della necessaria corposità.

Pure, i contenuti colpiscono immediatamente per la vivace discorsività (a tratti razionale e marcatamente femministica; a tratti, invece, emotiva e sfuggente alle solite categorie per proporre una visione contrastata e polemicamente aggressiva) e vi si leggono facilmente tutti gli elementi di una ricerca che oggi investe un po’ tutti ed offre spazio alla definizione poetica, accanto a quella più spiccatamente politica, a patto di ricondurvi tutta la propria personale esperienza.

Sul piano della resa formale, balza immediata ed evidente agli occhi l'incisività di un segno che reca l'impronta di una scuola maturamente posseduta e personalmente elaborata, anche se in fase di ricerca verso una compenetrazione tra l'angustia delle due dimensioni e la tendenza istintiva a sfuggire verso la terza.

Ne nasce una forza di composizione riconoscibile immediatamente specialmente negli scorci di figure, che appaiono sbalzate immediatamente, con un segno marcato e preciso, quasi un abbozzo di scultura, un progetto che attende la creta per realizzarsi.
L'uso del colore tende all'unitono non solo per una questione di efficacia di sintesi cromatica che ben aderisce all'intensità dei contenuti, per i quali la policroma costituirebbe un elemento di dispersione e di alienazione; ma anche e soprattutto per un bisogno quasi connaturato alla natura scultorea, che ricerca l'effetto soprattutto nei giochi del chiaroscuro, ottenuto semplicemente per masse più o meno compatte ed aggressive.

Ne risulta, complessivamente, una ricerca che presenta caratteri di estremo interesse, non solo e non tanto per la resa attuale, che pure offre pregevoli composizioni, quanto per i presupposti di uno sviluppo ulteriore, in ogni direzione, che lascia intuire - nel processo di maturazione e di necessaria modificazione - una personalità spiccata, sia sul piano della ricerca dei contenuti che su quello della espressione formale, e, in sintesi, una presenza operativa - in un campo certamente né facile né agevole - di un'operatrice di buon livello.