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rassegne di fotografia

 

Marco SBIZZERA

 

1994 (?) Ivrea (TO) Videocatalogo

 

II XX secolo che si va esaurendo (e che conclude a sua volta, assai rappresentativamente, il secondo millennio dell'era cristiana) e' di quelli che le future storie - anche quelle più stringate e generali - non potranno liquidare in poco spazio, considerato che è stato segnato da due guerre mondiali apertamente combattute sugli stessi fronti da tutti i popoli, e da una terza - strisciante - che si e' battagliata su moltissimi fronti, per tutto il mondo, per oltre cinquant'anni; che la tecnologia ha consentito il passaggio dalle automobili sperimentali alle astronavi interplanetarie; che la comunicazione si e' evoluta dai primi esperimenti telegrafici alle telenotizie in tempo reale; che ideologie universali sono nate, hanno dato vita a sistemi nuovi e si sono esaurite fino al crollo totale.

Parallelamente - e necessariamente - la cultura del XX secolo (e quella visiva in maniera particolare) ha registrato profonde trasformazioni ed e' stata connotata da indirizzi ed atteggiamenti innovativi fino alla rivoluzionarietà e spesso contraddittori tra loro, condizionati com'erano da tensioni opposte, caratterizzate da intenzioni "esterne" fino all'arte sociologica (dai realismi di varia natura fino alla quotidianità come arte) o, dall'altra parte, da un bisogno di "interiorità"' oscillante continuamente tra analisi strutturalistiche interne ai linguaggi e il recupero delle lezioni classiche.

Gli intellettuali - e gli artisti - che questo secolo hanno attraversato (in tutto o in parte) non hanno potuto sottrarsi ai condizionamenti che questi dati hanno posto spesso in maniera drammatica; e tutta la loro attività si e' mossa lungo le rive del procedimento a favore o contro corrente.

In particolare, coloro che - per necessità anagrafica - hanno sviluppato la maturazione della loro personalità ed esperienza nella seconda metà del secolo hanno dovuto fare i conti con una vicenda storica e culturale complessa e difficile da interpretare, caratterizzata com'è stata da una politica prevalentemente "strisciante" (dalla guerra fredda alla guerra del golfo) da ideologie (ma anche idealità) continuamente in crisi senza alternative, da linguaggi troppo rapidamente obsoleti e difficili da ricostituire.

Quelli che più intensamente e partecipatamente hanno vissuto i cambiamenti, le esitazioni, le ricerche e le proposte si sono trovati quasi sempre a dover registrare dati di fatto e a tentare di piegarli alla propria personale lettura, senza un pensiero fondato e fondante che facesse da guida, ma più spesso affidandosi ad un bisogno di esteticità

Il caso di Marco Sbizzera può essere quasi assunto a paradigma di alcune tensioni proprie della sua generazione, tante e tali sono le implicazioni nel suo lavoro delle pulsioni dominanti del momento e della temperie generale del secolo.

Il quadro generale di riferimento del suo lavoro e' certamente un'intenzione concettuale dell' arte, che lo ha condotto a privilegiare puntualmente gli intenti di comunicazione piuttosto che quelli dell'espressione individuale dell'estetica, sia nella fase in cui (negli anni Settanta) risultava dominante l'intenzione sociale dell'arte (fino alle accuse di sociologismo esasperato) sia anche quando, successivamente, gli interessi si sono modificati indirizzando l' iniziativa artistica verso una maggiore interiorità senza per questo perdere il senso dell' attività come intervento nella realtà.

Da qui il gusto prevalente dell' installazione come strumento di espressione, sia nella variante dell'allestimento di opere in uno spazio che, più ancora, in quella dello spazio che si anima e vive per la collocazione o la realizzazione in sede di opere; addirittura, in qualche caso, per la definizione dello spazio che si fa esso stesso opera o installazione.

Convergono, evidentemente, intenzioni diverse, dal gusto poveristico delle cose trovate, all' intento land-artistico di fare dell' ambiente non solo lo scenario di vita e di movimento dell'opera d'arte ma addirittura esso stesso opera autonoma; dal gusto narrativo di registrare i processi di modificazione della materia per effetto del tempo o degli agenti naturali, fino ad esperienze body filtrate attraverso un gusto teatrale mai ripudiato ed anzi recuperato in tutta la sua pregnanza anche al di là dei limiti delle cronologie, delle mode e del cosiddetto gusto corrente.

Anche la lezione living ha agito certamente sullo stile di Sbizzera, che ha puntualmente intuito, vissuto e registrato il bisogno di nuovo linguaggio che, a partire dalla fine degli anni '60, ha posto la totalità come esigenza intrinseca dell' arte.

Nascono di qui, prevalentemente, le sue opere destinate all'installazione, i progetti di intervento nel territorio, le composizioni frutto di assemblaggio di materiali diversi, dal ferro ossidato sul quale il tempo e la ruggine disegnano forme e situazioni improbabili alla terra raccolta e sistemata a costituire spazi ambienti e situazioni.