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rassegne di fotografia

 

Domenico SPINOSA

 

28 gennaio - 10 febbraio 1984 Pordenone Personale

 

Un coro di rauche strida, quasi umane; lo sfrecciare di candide ali nel livore di cielo e mare; bianche macchie sull'azzurro in breve, temporaneo riposo: per chi vive il mare come essenza irrinunciabile della propria realtà, la presenza dei gabbiani risulta necessaria, quasi connaturata.

E porta con sé una lunga teoria di domande che nascono dalla problematicità propria di queste creature: « Chissà dove avrà il nido?», « Perché non trova pace? », «Che cosa va cercando? ».

Sono gli stessi quesiti che sì pongono all'uomo, sulle ragioni della sua esistenza, sul suo bisogno di quiete eternamente insoddisfatto.

Voler rappresentare, in maniera visiva, il volo dei gabbiani, è come voler esprimere l'ineffabile: a meno di falsare le cose, proponendo un istante impossibile, il volo dei gabbiani non potrà esprimersi che come sensazione di colore, di fermento, di movimento.

La sensibilità di un artista come Domenico Spinosa, da sempre attento a cogliere nelle cose l'essenza più intima per renderla colore, può solo suggerire, evocare, abbozzare tutte le emozioni che il volo di un gabbiano può offrire.

Lo fa con l'estro che lo ha reso, a pieno merito, uno degli interpreti di maggior valore dell'informale; e che gli consente addirittura di realizzare un'opera di grande efficacia pittorica (e cromatica) con l'uso dei non-colori, il bianco e il nero.

In una serie progressiva di immagini giustapposte, quasi con la serialità dei fotogrammi di un film, le ali bianche dei suoi gabbiani si muovono sullo scenario di un cielo-mare straniato nella gamma dei grigi e dei neri.

Come in un sogno infantile, tutto in bianco e nero, forme agitate si rincorrono nell'intreccio di un volo talora planante dolcemente tal altra rincorrentesi in concitati cerchi; e le masse convulse del fondo si aggregano si diradano in surreali paesaggi.

Il volo dei gabbiani allora assume un senso più complesso, più magico, più variò: e il nostro stesso desiderio di volo, che finalmente si realizza, sopra l'intreccio confuso e cupo delle vicende di ogni giorno.