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COLLETTIVO
LINEACONTINUA
TERRA DI LAVORO

GLI
INTERVENTI NEL TERRITORIO
Acerra,
Borgo
Casoni, Gaeta, La
banda sbanda, Muggia,
Napoli
a piedi,
Nocera
Inferiore, San
Giuseppe Vesuviano,
Succivo,
Terzigno
4
dicembre 1977 Succivo (CE) Il palazzo imballato
(R.
Bova Ferraro L. Marino Ribattezzato A. Tagliafierro)
L'intervento
realizzato a Succivo (CE) nel mese di dicembre del 1977 fu senza dubbio il più
articolato, il più complesso e il più completo fra quelli "messi in
scena" dal Collettivo, per l'urgenza del problema in sè (ipotesi di
abbattimento di un edificio al centro di un paese con una sua specifica
connotazione storica e culturale), per la convinta collaborazione con un Circolo
Culturale fortemente motivato (e fortemente connotato politicamente), per il
coinvolgimento del vicino Liceo Artistico di Aversa, per la lunga e meditata
preparazione, per il coinvolgimento generale di tute le forze del paese.
Si
partì da un'analisi generale del problema dei centri storici (forse, meglio,
dei centri antichi) e della loro utilizzazione in armonia con le esigenze di
sviluppo e ammodernamento.
Il
tutto, fu riassunto in un documento - volantino distribuito preventivamente in
tutto il paese.
II Collettivo Lineacontinua Terra di Lavoro
contro i tentativi di speculazione a Succivo
La
tutela dei centri storici e la salvaguardia delle strutture urbanistiche,
edilizie ed architettoniche caratteristiche di ciascuna zona non è solo un
problema di natura culturale, fine a se stesso, ed astratto dalle realtà
sociali che a quelle strutture urbanistiche si
riferiscono.
Ma
è anche (e soprattutto) un problema di conservazione di un ambiente, di un modo
di vita, di una realtà storica che corrispondono alle realtà sociali della
zona nei quali gli abitanti sì riconoscono.
I
tentativi di abbattimento degli edifici del centro storico, per un verso, sono
l'espressione di una volontà di speculazione edilizia che è frutto della
volontà capitalistica di sfruttamento privatistico del territorio; e, per altro
verso, tentano di stravolgere la struttura storica dei paesi, col risultato di
far perdere agli abitanti la loro fisionomia storica e la loro dignità civile.
Il
tentativo in atto a Succivo - di abbattere il palazzo Palumbo - è una chiara
testimonianza di questa volontà e di questo pericolo: da un lato, sì tenta di
aprire, per mezzo di questa prima operazione di abbattimento - per ricostruire
sullo spazio circostante altri edifici speculativi - la strada verso una più
ampi operazione di abbattimento e di ricostruzione che investe tutto il paese e
rischia di stravolgerne l'aspetto; a questa prima operazione è facile capire
che ne seguiranno altre, tese allo stesso scopo, che in breve tempo potrebbero
cancellare le tracce della struttura storica del paese e assegnargli una nuova
dimensione ed un nuovo aspetto, voluti dalla speculazione edilizia di marca
capitalistica.
Dall'altro
lato, questa modificazione rischia di far perdere ai Succivesi i connotati della
loro identità storica, proponendo l'abbandono della realtà in cui il paese è
cresciuto e si é sviluppato, e - in alternativa - il volto alienante
di una città-alveare, senza alcuna caratterizzazione sociale, ma corrispondente
soltanto alla volontà capitalistica del massimo sfruttamento.
Contro
questi tentativi e contro questa volontà si pone tutta la moderna concezione
dell'urbanistica, che vede nel recupero e nel riutilizzo degli edifici del
centro storico la via per dare alle città e ai paesi una nuova dignità ed un
più profondo legame tra gli abitanti e le strutture urbanistiche.
Alle
proposte di abbattimento e di ricostruzione bisogna contrapporre proposte
concrete ed operative di ricostruzione, di rifacimento e di adattamento degli
edifici storici, in una visione e con strutture adeguate alla realtà.
In
questo senso, il Collettivo Lineacontinua Terra di Lavoro è al fianco del
giovani del Circolo Culturale di
Succivo, per la difesa e la tutela del palazzo Palumbo, per la sua sistemazione
e per l'utilizzazione a fini socialmente più. validi e qualificanti.
Mentre
impegna, per il 4 dicembre, un primo momento estetico-sociale sul territorio,
per denunciare il tentativo di speculazione; e, in tempi più lunghi, altri
momenti di intervento, per proporre ipotesi di utilizzazione alternativa del
palazzo, il Collettivo . Lineacontinua Terra di Lavoro sollecita gli organi
amministrativi ad intervenire per impedire l'operazione speculativa; le
organizzazioni politiche, sociali e culturali democratiche ad esprimere la loro
solidarietà all'azione dei giovani del Circolo Sociale, e le masse dei
lavoratori a prendere coscienza del problema, a farsi protagoniste della lotta e
a portare tutto il peso della loro forza per impedire che il paese perda a mano
a mano - sotto Ia spinta della speculazione edilizia - la sua immagine vera, per
ridursi a città alienata ed alienante, priva di umanità e di strutture
sociali.
IL
COLLETTIVO LINEACONTINUA TERRA DI LAVORO
Successivamente
si passò all'elaborazione degli interventi - singoli, in parte, ma soprattutto
collettivi, visto il livello e la dimensione dell'intervento - e ciascuno
intervenne con la propria specificità fino ad "organizzare" una
sapiente performance che avrebbe visto coinvolti gli operatori visivi, i giovani
del Centro Culturale ed infine tutta la cittadinanza.
Anche
di questo progetto si stese un documento voltantinato in città.
Intervento del Collettivo "Lineacontinua"
Terra di Lavoro sul palazzo Palumbo aSuccivo 4 dicembre 1977
II
Collettivo Lineacontinua Terra di Lavoro (R. Bova - Di Grazia - Ferraro - L.
Marino - Ribattezzato - A. Tagliafierro) è un'aggregazione di operatori
culturali che agisce sulle specifiche realtà territoriali con lo scopo
fondamentale di suscitare l'interesse delle masse intorno ai problemi
sociali,politici e culturali più urgenti ed impegnativi, al fine di sollecitare
intorno ad essi non solo una denuncia di base delle deformazioni delle storture
e delle carenze, ma anche le proposte alternative più idonee ed opportune.
A
tal fine, esso opera una sua specificità di segno, di simboli e di azioni,
sulla base di una analisi complessiva elaborata con lo forze politiche e
culturali disponibili sul posto e cercando di realizzare la più ampia
aggregazione di massa.
Per
quello che riguarda la situazione del palazzo Palumbo di Succivo il Collettivo
sta da tempo operando a fianco del circolo culturale al fine di attirare
l'interesse e l'impegno della Cittadinanza tutta (oltre che delle forze
democratiche organizzate, sia amministrative che politiche e culturali) nella
direzione della denuncia del tentativo di speculazione che si sta realizzando o
di una proposta alternativa che solleciti un uso diverso socialmente più
qualificante del Palazzo, opportunamente riadattato e rivivificato.
L'azione
che il collettivo svolge a Succivo il 4 dicembre mira (in prima istanza ed in
vista di più ampie realizzazioni) alla denuncia ed alla sollecitazione per
avviare un primo contatto con la realtà cittadina o sollecitare l'interesse
intorno al problema.
La
realizzazione della sagoma della 5 Lire con pala, piccone e la scritta
Repubblica Italiana e le aggiunte "No all'abbattimento; si alla
rivitalizzazione", intende riassumere la direzione politica di lotta che il
Circolo Culturale avanza ed il Collettivo sostiene,per proporlo alla
cittadinanza come momento generale di impegno o di sollecitazione contro i
tentativi di aggressione e di distruzione del territorio.
Analogamente,il
percorso ideale segnato con sagome di un bollo fittizio con un filo di spago e
con un cerchio rosso recante la scritta "centro storico" intende
proporre in termini visivi la contrapposizione tra la volontà privatistica di
speculazione e la necessità di un impegno reale delle forze sociali affinché
la tutela del centro storico non sia una astratta volontà frenata dagli impacci
burocratici, ma divenga un momento di impegno attivo e di definizione concreta.
Il
lavoro che il Collettivo va svolgendo insieme ai giovani studenti del Liceo
Artistico di Aversa è l'indicazione di una svolta culturale precisa che è
necessario dare alla didattica ed alla partecipazione dei giovani, che devono
essere protagonisti impegnati fin da adesso nella lotta per il rispetto delle
realtà storiche delle strutture sociali da cui derivano ed in cui si
riconoscono.
E'
questo un primo momento di semplice denuncia al quale altri seguiranno con il
contributo e l'impegno del circolo culturale e della cittadinanza per proporre
una gestione diversa del Palazzo Palumbo che può e deve essere anziché
l'oggetto della speculazione privatistica, un centro di promozione culturale
vivace.
IL
COLLETTIVO LINEACONTINUA TERRA DI LAVORO
Durante
l'intervento in maniera particolare, ma anche prima e per lungo tempo, i giovani
del Circolo Culturale elaborarono con il Collettivo i temi che l'iniziativa
aveva toccato, anche all'interno del dibattito politico che in paese era molto
acceso e scatenava spesso scontri dialettici molto acuti.
I
due gruppi insieme giunsero ad un documento unitario che ben raccontava la
vicenda, con le motivazioni a monte e i significati propri dei gesti.
Anche
questo documento valse per diffondere fra la gente una corretta informazione ed
una sollecitazione alla partecipazione attiva.
Documento
del Circolo Culturale di Succivo
Succivo
è uno dei paesi della zona aversana il cui carattere emergente è il processo
in atto di stravolgimento sociale e territoriale per la collocazione topografica
immediatamente a ridosso dell'area di sviluppo industriale della provincia di
Caserta, e vittima quindi di quel processo di terziarizzazione e di sfruttamento
capitalistico a cui sono destinate in genere le zone-dormitorio delle fasce
limitrofe alle aree di sviluppo industriale.
La
dilagante speculazione edilizia non è che
l' aspetto più clamoroso di tale fenomeno, che evidenzia una lenta ma massiccia
espulsione dalle attività agricole verso quelle industriali (per pochi), verso
quelle terziarie(per molti) o verso la disoccupazione (per troppi).
E
lo stravolgimento del territorio investe non solo la fascia perimetrale, di
nuovo sviluppo edilizio, ma anche lo stesso centro storico, in una situazione di
vuoto assoluto di normativa e di potere; di faide locali per il massimo
profitto, che incidono anche e soprattutto sulla vita politica del paese; di
corsa sfrenata alla speculazione edilizia come via di facile arricchimento per
pochi "furbi".
In
questa ottica si colloca la vicenda del palazzo Palumbo, da anni sede del
Circolo Culturale di Succivo che ha cercato di stimolare di continuo la vita
civile e culturale del paese: una compra-vendita strumentale, l'atteggiamento di
favoritismo di due personaggi (formalmente locatari per conto del Circolo)
irretiti nel sistema di nepotistico favoritismo, una sentenza del tribunale che
non riconosce validità di persona giuridica al Circolo e il vuoto di potere
determinatosi per l'incriminazione dell'ex sindaco hanno dato il via ad un
tentativo di speculazione attraverso l'abbattimento del palazzo per ricostruire
nuovi edifici in pieno centro storico.
Contro
questo tentativo, si sono posti il Circolo Culturale (che ha anche tentato
invano di adire le vie legali) e il COLLETTIVO TERRA DI
LAVORO, attraverso una serie di interventi politici ed estetici che
denunciassero la manovra e le possibili conseguenze, e proponessero l'impegno di
massa per impedirla.
In
una prima fase, parallelamente, furono utilizzati manifesti e documenti pubblici
per denunciare l'assurdo dell'ipotesi avanzata dal nuovo proprietario, di
abbattere il palazzo per ricostruire altri edifici, sia nella visione specifica
del paese, che avrebbe visto, con questa operazione, aperta la via ad una più
larga e pericolosa speculazione, capace di stravolgere l'aspetto del paese e di
far perdere ai suoi abitanti la loro dimensione storica e la dignità civile che
nelle strutture architettoniche si esprime; sia nella più ampia visione della
concezione urbanistica, che non può essere né stravolgente di tutta una realtà,
né soprattutto gestita in maniera verticistica ed al servizio dello
sfruttamento privatistico del territorio.
Su
questi elementi, si è realizzato poi, il 4 dicembre un intervento
estetico-politico del Collettivo Terra di Lavoro che, attraverso alcuni segni e
simboli (la scritta REPUBBLICA ITALIANA con al centro la vanga e il piccone e lo
slogan NO all'abbattimento, SI alla rivitalizzazione; un filo rosso segnato da
bolli fittizi e culminante su una pianta topografica della città con segnato in
rosso il centro storico) ha inteso indicare il pericoloso tentativo e proporre,
in alternativa, il riutilizzo degli edifici, storici in una funzione socialmente
più qualificata.
Il
22 e il 23 dicembre, poi, gli stessi operatori del Collettivo (E. di Grazia, R.
Bova, G. Ferraro, L. Marino) hanno condotto, con alcune classi del Liceo
Artistico di Aversa, un nuovo intervento, che si è avvalso di scritte e disegni
murali, di rilievi grafici e metrici dell'edificio, di registrazioni sonore e
filmate delle impressioni della cittadinanza, per creare un momento didattico
alternativo a giovani che, mentre seguono uno specifico tipo di studio per il
quale la didattica ha bisogno di continui aggiornamenti e sollecitazioni, vivono
anche una realtà sociale identica o simile a quella di Succivo e che un
rapporto continuo tra realtà e scuola ricercano ormai da tempo.
La decisione, però, del giudice - di non
riconoscere come controparte nella vertenza il Circolo Culturale - e
l'atteggiamento di favoritismo dei locatari (cointeressati in certo modo alla
speculazione) che non hanno voluto avvalersi dei benefici della legge sui fitti,
ha costretto il Circolo Culturale a lasciare il palazzo Palumbo: il 30 dicembre
l'operazione è stata realizzata; ma, al momento di andar via, i soci hanno
realizzato una nuova azione, di concerto con il Collettivo: il portone è stato
"imballato" con la plastica, sigillato e affidato, con un documento
ciclostilato e volantinato, alla cittadinanza ed all'Amministrazione perché ne
faccia l'uso più corretto, invitando ancora le forze sociali, politiche e
culturali a prendere posizione sulla questione.
L'unica risposta è venuta dalla locale
sezione del P.C.I., con un manifesto murale e con una lettera al Circolo, nei
quali si legano insieme il motivo della crisi politica, quello dell'operazione
contro il palazzo Palumbo e, più in generale, il problema dell'assetto
territoriale, ricordando l'impegno del PCI su questo terreno, chiedendo (anche
col ricorso ad una mozione popolare, se necessario) una specifica seduta del
consiglio comunale per dare al paese un assetto territoriale corretto ed
espressivo della volontà popolare, dichiarando il massimo sostegno al Circolo
in questa occasione e la disponibilità ad un discorso sociale e culturale
democratico e progressista, invitando le forze politiche democratiche a prendere
chiara posizione nei confronti della maggioranza e delle manovre speculative.
Il problema rimane quindi aperto e, come è
sottolineato nelle dichiarazioni del PCI, investe non solo il paese o il
territorio ma anche la realtà regionale; e l'invito alla vigilanza ed alla
lotta, avanzato dal Circolo Culturale, fatto proprio dal PCI e. coinvolgente
tutte le forze del paese darà certamente nuovi sviluppi al "caso",
visto anche che già una richiesta di abbattimento è stata presentata e
regolarmente respinta e che le forze della speculazione torneranno certamente
alla carica, in seguito al "cambio della guardia" nella gestione
amministrativa del paese, con la prospettiva che i giochetti di potere possano
stavolta aver la meglio ed aprire la strada verso quella privatizzazione di
territorio che è l'obiettivo principale e, al tempo stesso, il pericolo più
grosso da combattere.
CIRCOLO
CULTURALE DI SUCCIVO
COLLETTIVO
TERRA DI LAVORO
Va
detto, per chiarezza ed onestà, che l'intervento non ebbe, nella realtà
oggettiva dei fatti, nessuna conseguenza.
Il
palazzo Palumbo non esiste più da decenni e, al suo posto, fa bella mostra di sè
un ignobile condominio anonimo, esattamente nel centro della piazza, di fronte
al vecchio Municipio oggi sede di uffici distaccati del Comune.
Ma
sarebbe stato utopistico immaginarsi che un gesto estetico potesse incidere sul
costume politico di u territorio dove la speculazione è l'arma vincente per
tutte le forze (specialmente per quelle che operano ai limiti, ed oltre, della
legalità); d'altronde, sin dalle stesse premesse di costituzione, gli operatori
avevano coscienza - ed avevano espressamente scritto - che l'utopia non faceva
parte del progetto e che la funzione determinante dell'arte era solo quella di
incidere sulle coscienze.
E
- in questa direzione - molto si è ottenuto, soprattutto con quell'intervento;
e molte coscienze sono state smosse, almeno per un momento.
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