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Antonello TAGLIAFIERRO

 

7 - 20 giugno 1980 Pordenone Personale

 

Ho passato una vita a guardare tutt'intorno,per decidere chi fossi nel mondo in cui vivevo; ed a leggermi dentro, per cercare di capire da dove venivo,che cosa volevo,dove volevo andare.

La mia identità sociale è rimasta sempre un mistero, sballottato com'ero tra le ipotesi più varie, dall'istinto proletario al ruolo di borghese,dalla "ferocia" del sessantottino alla monotonia "graziosa" della vita di provincia.

Ma, più ancora,la mia identità personale,la mia dimensione interiore è come un labirinto nel quale mi muovo a tentoni, bistrattato come sono tra passato, presente e futuro.

Cercando ogni giorno di guardarmi allo specchio,vi scopro puntualmente i segni che il tempo ha lasciato, non solo sul fisico, ma anche e soprattutto nel più intimo del cuore.

E i frammenti del passato affiorano talvolta, a ferire, graffiare, pungere, lacerare.

Mi scopro, in questi casi, a cercare il me stesso del tempo passato, per legarlo al presente e guardare nel futuro.

Scavo dentro il cassetto dei sogni abbandonati, vissuti e accantonati, forse dimenticati o mai realizzati: e ci ritrovo brani di vita resi dolci dal rimpianto dal ricordo nostalgico, dal passare del tempo che ha fatto sbiadire le cose ma le ha rose fascinose come tutte lo cose che hanno una storia, che hanno fatto la mia storia.

Poi ritorno al presente: e lo vivo intensamente, crudamente, brutalmente, qualche volta con cinismo.

Ma non posso fare a meno di riguardarmi dentro, di cercare ogni tanto un momento con me stesso, con il meglio di me che conservo piamente in frammenti delle cose, rivissuti nella mente con profonda tenerezza.

Basta un niente a suscitare, nella mente di chi guarda, le memorie del passato, con tutta l'intima ricchezza della vita vissuta: una pagina di libro, una frase di lettera, un medaglione consunto, una foglia accartocciata.

I ricordi si rincorrono, si evocano a vicenda; e ritrovi all’improvviso tutto il mondo del passato, e te stesso, in quel mondo.Non si dovrebbe mai scavare nelle cose; è un gesto impietoso,che può dare solo affanni. Eppure le cose esistono,sono parte di noi stessi, forse sono proprio noi stessi.

E allora, di fronte a noi stessi, o alla parte di noi che le cose ci rimandano, possiamo anche trovare il senso più vivo della nostra umanità.

Le lettere d'amore che ho scritto da ragazzo sono spesso finite dentro una pattumiera. Ma ne tornano i brani, quando meno me l'aspetto.

E mi scopro uguale a me stesso, con tutta la carica dei miei sentimenti umani. E mi trovo immerso tra gli altri, uomo tra uomini che vivono, che soffrono, che lottano, che amano.

E ritrovo la mia umanità, definita in me stesso, riflessa negli altri, vissuta nel tempo, presente anche oggi, proiettata nel futuro.

E la mia umanità di un tempo riempie di significati il mio essere umano oggi; e la mia umanità diventa quella stessa che tanti altri uomini cercano oggi come me, senza certezza alcuna di poterla trovare; ma con l'ansia decisa di chi vuole riconoscersi, di chi vuole continuare a vivere e a lottare.