viale Trieste, 19 33170 PORDENONE (I) tel. e fax ++39 0434 552174 c. 3388894652 laroggia@tin.it

 

HOME

ANNALE

ARTISTI

CALENDARIO

SEDE

STORIA

VETRINA

COLLETTIVO LINEACONTINUA

PASSEGGIATE ITALIANE

PASSEGGIATE EUROPEE

MESSA A FUOCO

rassegne di fotografia

 

Enzo TOSCANO

 

16 - 29 aprile 1983 Pordenone Personale

 

La grafia di un operatore culturale - e più segnatamente di chi opera nel campo delle arti figurative - è sempre il frutto di una serie di motivazioni complessamente intrecciate che derivano da tante e tali esperienze, condizioni e situazioni che non si riesce ad individuarle se non in parte e secondo un preciso asse predeterminato. In particolare, nella situazione attuale, decisamente fluida dopo le «svolte storiche» degli anni immediatamente precedenti, di un artista non è dato cogliere che alcuni elementi significativi, i cui ascendenti sono facilmente riconoscibili; per il resto, molto è da intuire piuttosto che da valutare.

Nel caso di Enzo Toscano, il polo di riferimento principale può individuarsi nella sua collocazione nella temperie culturale del nostro tempo, per un verso, ed in una radicata immersione nella storia e nella cultura della sua città - Casertavecchia - per altro verso.

Il dato più significativo risulta infatti il gusto della pittura ripreso nella sua interezza. Dopo una fase di totale «rifiuto dei pennelli» cui fece seguito un altrettanto categorico gusto della «pittura dipinta» priva di ogni altra indicazione o limite, il senso di un «ritorno alla pittura» vissuta come «maestria» si è affermato ormai come dato di fatto, specialmente nelle nuovissime generazioni nelle quali l'eco di certa aggressività è ormai spento.

Toscano si colloca autorevolmente in questa nuova (antica) resa della pittura a larghe campiture sulle quali segni sottilissimi ed armoniosi propongono un mondo sognato ed intuito, più che descritto.

Ma c'è anche, evidente, il gusto del recupero (che appare citazionistico solo ad una prima, superficiale osservazione) del mondo culturale in cui è immerso, quello di una città antichissima ed impregnata di storia e di cultura in ogni muro, di un borgo medioevale perfettamente conservato e vitale (specialmente per iniziativa di gruppi giovanili).

Il gusto splendido degli ori, in cui anche i colori luminosi finiscono smorzati, deriva appunto da questo rapporto viscerale con un mondo (e una cultura) antico vissuto nel quotidiano con tutto lo splendore delle sue tradizioni.

Ma le radici sono soprattutto nel mondo sociale del territorio, dove alla ricchezza splendente della cattedrale normanna corrisponde immediatamente un popolo di contadini, capace di ricondurre anche i riti ad una lettura popolare, fatta di celebrazioni continuamente in bilico tra il celeste e il terreno, il sacro e il mito pagano.

Si spiegano così le «processioni» dove le campiture, il disegno, il colore sono di matrice dotta; mentre le figure, i personaggi, gli ambienti hanno un sapore ambiguo, di sensualità pagana.

Ma è proprio in questo rapporto continuamente oscillante tra il dotto e il volgare, il sacro e il profano, il mondo reale e quello idealizzato, che si realizza compiutamente non solo la produzione artistica ma il rapporto dell'autore con le «magie» della sua terra.