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Adriano URBANO

 

21 novembre - 17 dicembre 1992 Catania Personale

 

La lunga stagione della dimensione "industriale"dell'arte sembra finalmente avviarsi a definitiva conclusione, se è vero, come è vero, che anche i primi e più accesi difensori della necessità, di rapporto intrinseco tra produzione e mercato dell'arte annunciano con enfasi (ma con quanto colpevole ritardo?) la fine della stagione degli artisti "giovani e belli" ma in definitiva anche poveri e vuoti, incapaci comunque di produrre altro che non sia il microcosmo della loro individualità spesso meschina.

La necessità di tornare, invece, ad una dimensione più autentica ed intensa della produzione artistica è stata da tempo sostenuta e propugnata da chi, ad onta dei grandi entusiasmi "mercantili", ha indicato nella ricerca delle "radici" il percorso primario - necessario ed opportuno - per arrivare a ricostruire una condizione "intellettuale" dell'artista ed una sua capacità di proposta che investisse non solo l'estetica in sé ma anche, più in generale, il pensiero contemporaneo, attraverso la rifondazione di un Umanesimo che nell'estetica avesse un suo fondamento ma che, tutto sommato, potesse toccare tutti gli altri aspetti della vita, in sintonia con quanto anche si va evidenziando nel terreno dell'etica (la "Centesimus annus") e in quello della scienza (Rubbia e la sua sottolineatura dell'esigenza di un Umanesimo scientifico).

L'idea di un recupero delle radici, individuali e collettive, nell'attività artistica sembra ormai fare parte del patrimonio culturale di tutti gli spiriti migliori; e si delinea la conciliazione possibile tra un radicamento profondo nella realtà di origine come avvio di un mondo poetico; della riflessione sulla storia (particolarmente quella contemporanea) come linfa ulteriore di crescita individuale e collettiva; e della capacità di personale elaborazione fino all'espressione lirica, come elemento di autonomia e di tensione umanistica.

In questo quadro, l'attenzione alle realtà finora liquidate come "terze" diventa la piattaforma di un modo nuovo di arricchire l'espressione visiva di elementi inusitati e spesso imprevedibili, che nascono dall'inesauribile patrimonio culturale di quel Mediterraneo che una lunga parabola statunitense (conflittuale ma sostanzialmente equivalente ad una parallela vicenda europea) ha continuato a relegare nel limbo del folklore primitivo e, al massimo, turistico-ecologico (con tutti i volontari equivoci).

Rivolgersi a quelle realtà (che sono preminentemente quelle africane ma che, in una visione più coraggiosamente ampia e sconfinata, può interessare tutte le realtà "terze", dalle nuove situazioni est-europee fino ai paesi ancora semi-inesplorati del Sudamerica) significa senza alcun dubbio uscire dalle angustie di una visione "casereccia" o, peggio ancora, “colonialistica" della cultura (appannaggio, in buona sostanza, della classicità europea o dell'americanismo dilagante) ed avviarsi ad una nuova dimensione dell'arte che attinga direttamente alle radici della civiltà e della cultura.Il viaggio che Adriano Urbano propone attraverso le sue opere si colloca abbastanza limpidamente in questa logica di "ponte" tra una civiltà antica come quella della Sicilia delle sue origini (con tutte le valenze storiche che si porta dietro) e quella ancora tutta da verificare del magreb o addirittura del deserto.

La gamma di colori infinita ed imprevedibile, sempre diversa e sempre pregnante di fascino e di suggestioni, che l'isola offre spontaneamente a chi sappia guardare con sensibile attenzione è stata - sempre e in tutti i modi possibili - fonte di ispirazione lirico-espressiva: la serie di opere dedicate ai "giardini della mia isola" colloca Urbano decisamente nella linea di questa tradizione - che trae linfa dai toni accesi del cielo e del mare, dai colori bruciati della terra riarsa, dalla violenza delle fioriture e degli appassimenti - per liberare in pura cromia un naturale "istinto del colore".
Immediatamente dopo, però, un lungo volo pindarico lo porta a guardare con amore le realtà opposte, tutte continuità e pacatezza, dei paesaggi del deserto, per cogliervi quelle infinite sfumature (a prima vista quasi impercettibili e, nella realtà, articolate in una tavolozza senza limiti) che ne fanno un modo popolato di vita e di fantasmi, di apparizioni e di miraggi in cui tutto può avvenire.

Dalla riflessione sulle radici umane, nasce spontaneo il bisogno di ricercare in quelle della storia, quasi a ritrovare in sé l'inesausto patrimonio che secoli di presenza araba hanno costituito negli stessi cromosomi: essere siciliani diventa allora farsi mediterranei e riscoprire a migliaia di chilometri la stessa tensione emotiva che tende a farsi puro colore.

La storia si affianca alla natura e guida la mano a scavare nella tecnica, a inventare velature, a confondere strumenti linguistici fino ad armonizzare gli oli coi pastelli, gli acrilici e le tempere, sempre inseguendo il colore per sé, fattosi ancora una volta mito da perpetuare, utopia da inseguire. In una frenesia quasi ossessiva di violenze cromatiche che si fanno composizioni astratte il ritmo ancestrale di suoni - intuiti più che uditi - si accampa sul foglio come forme in moto perpetuo, cromie che si rincorrono a cercare lo spettro definitivo, ogni volta rinviandolo più in là, in un gioco gestuale che delle recenti esperienze coglie quel tanto che serve a scaricare sulla tela il colore dell'anima.

In un clima culturale in cui le esperienze del secolo (alla soglia della transizione al terzo millennio) impongono una "revisione filtrata" per assumere dal travaglio di questi decenni una determinazione di scrittura espressiva, Urbano sembra rendersi conto che la naturale verve di colorista ed una rigida educazione all'incisione non possono convivere che in una pittura violenta (forse come la terra, d'origine ed elettiva, da cui trae la pittura) nella quale convogliare tutta la forza più nitida (quella ideale, prima che quella tecnica) dell'astrattismo nella variante della gestualità, conducendo a conclusione un processo meditato di ricerca sul colore per se.

Per questo, alla fine, le radici - individuali e storiche - nella Sicilia, la coscienza culturale di una presenza non marginale agli eventi degli ultimi decenni e una personale volontà di lirismo cromatico si compongono a costruire una personalità intensa, originale, matura.

 


1 marzo - 30 aprile Vienna Personale

 

Il rapporto intrinseco tra la parola e l'immagine è stato fondamentale e determinante per larga parte della comunicazione visiva nel nostro secolo, sia nella direzione della sperimentazione poetica (dai poemi fonetici dei Futuristi e dei Dadaisti fino alle più recenti formulazioni di Poesia Visiva) sia nella direzione delle arti visive (dal Concettualismo delle origini fino alle più diverse derivazioni del Graffitismo).

Lo scambio osmotico tra scrittura e visualità, tra ideogrammi e cromatismo, ha toccato un po’ tutti gli operatori che si sono posti in relazione con I' attualità della sperimentazione, dai primi Astrattisti ai recenti rivisitatori (neo-, post-, trans-, e simili).In particolare, però, la possibilità di piegare anche la parola alle dimensioni delle arti visive si apre con ampia gamma di soluzioni a quegli artisti che l'uso del colore e delle sue manipolazioni possiedono come capacità istintiva, quasi connaturata, sicché le loro soluzioni formali riducono la parola (quando interviene nel linguaggio formale) a semplice protesto per una sensualità cromatica dominante.

Adriano Urbano è per istinto un pittore che il suo lavoro rivolge all'analisi delle infinite possibilità del colore, prevalentemente in soluzione scenografica e con marcata preferenza alle campiture larghe popolate da intrecci sensibili di colore sapiente; ma anche in una visione lirico-espressiva che gioca sulle qualità, sui valori e sui toni come su una tessitura metrica; e più marginalmente, con intenzioni oggettivo-comunicative che fanno leva sulle allusioni e sulle capacità dei simboli di conferire forza di stimolo alle pagine.

Evidentemente, in una grafia così costruita, l'uso della parola - ma, più in generale dei sogni dei simboli e degli elementi allegorici - è limitato al puro accenno evocativo del rapporto di comunicazione, non impegnandosi in una narrazione continua ed esplicitata, ma organizzandosi in maniera che i frammenti narrativi si costituiscano in liberi assemblaggi cromatici.

Un'operazione di costruzione poetica - come quella attuale - che ponga la pittura in rapporto analogico con la “poesia di parola", da un lato, e con la partitura musicale, dall'altro lato, diventa quindi l'occasione, per Urbano, per costruire col dipinto, spartiti lirico-musicali giocati su nervosi tratti di colore giustapposti in funzione della luce, su velature e trasparenze dalle quali emergono armonicamente frammenti di parole, stereotipi significanti, memorie di un vissuto accennato o sollecitato alla memoria.Sfogliate in successione, le carte pregnanti di acceso colore mediterraneo o le tele graffiate" dai valori più intensi di una gamma espressionistica si aprono a improbabili racconti che chiedono allo spettatore di costruire intorno a un ideale “palinsesto" una storia verosimile da ripescare dentro la memoria personale. La sensazione finale - in questa armonia di sintesi tra astrattismo lirico e poesia di parola, concettualismo diluito e proposta di “arte globale" - è di un intenso lirismo al quale la sapienza costruttiva e lo spessore “classico" è supporto fondamentale per una pittura di alta qualità.

 

Das Verhàltnis zwischen Wort und Bild ist fùr einen GroBteil der visuellen Kommunikation unseres Jahrhunderts bedeutungsvoll, sowohl in Richtung des poetischen Experimentes (phonetische Dich-tung der Futuristen und Dadaisten bis zu den heutigen Formulie-rungen der visuellen Poesie) als auch in Richtung der visuellen Kunste (von Beginn des Konzeptualismus bis zu den verschiedenen Formen der Graffitti).

Der osmosische Wechsel zwischen Schrift und Visualitàt, zwischen Ideogramm und Chromatismus, hat nahezu alle berùhrt, die sich mit der Aktualitàt des Experimentellen auseinandersetzen; von den ersten abstrakten Kùnstlern bis zu den heutigen, die alles wiederaufgreifen (Neo-,Trans-,Post- u. a.).

Insbesondere jedoch eròffnet die Mòglichkeit, auch das Wort im Sinne der visuellen Kunst zu transformieren, einen weiten Bereich fùr diejenigen, die vom Gebrauch der Farbe und ihrer Manipulation aus ihrem Instinkt und Kònnen heraus Besitz ergreifen, was wieder-um fast widersprùchlichen Charakter hat, da formale Lòsungen (wenn eine formale Sprache eintritt) das Wort auf eine einfache Aussage einer dominierend chromatischen Sinnlichkeit einschràn-ken.

Adriano Urbano ist vom Instinkt her ein Maler, der seine Arbeit der Analyse der unendlichen Mòglichkeit der Farbe unterordnet, vor ai-lem im szenischen Bereich und mit deutlicher Vorliebe zu weiten Flàchen, die von sensiblen, sich ùberkreuzenden ,,wissenden" Far-ben besiedelt sind.

Es ist aber auch eine lyrisch expressive Sicht-weise, die mit der Qualitàt, den Werten und Tònen spielt, wie mit einem metrischen Gewebe, und - mehr am Rande - mit objektiv kommunikativen Intentionen, die Fàhigkeiten und Andeutungen von Symbolen zur Stimulierung zu transferieren. In einer Handschrift, die so eindeutig konstruiert ist, wird der Gebrauch der Worte - und generell gesehen der Traum von Symbolen und allegorischen Ele-menten - auf einen reinen Akzent der Mitteilung reduziert und nicht auf eine kontinuierliche Erzàhlung ausgedehnt; alles setzt sich aus Fragmenten zusammen, die eine freie, chromatische Synthese bilden.

Die Arbeit einer poetischen Konstruktion, die einerseits von der Ma-lerei und andererseits von der Musik eine analoge Beziehung ab-verlangt, wird fùr Urbano die Gelegenheit, mit malerischen Mitteln zu agieren: lyrische, musikalische Fragmente, die sich in einem nervòsen Duktus ùbereinander gelegter Farben und Lichteffekte transparent und harmonisch mit den Worten verschmelzen; in sich wiederholende Teile als angedeutete Erinnerung von Erlebtem. Beim Anblick der brennenden meridionalen Farben und der Graffitti-àhnlichen Bearbeitungen, die den expressiven Charakter intensivieren, òffnen sich unerwartete Érzàhlungen, die den Betrachter zwingen, aus diesem Palimsest vergleichbare Geschichten in seinem Gedàchtnis zu bewahren.

Die eigentliche Sensation aus dieser Harmonie von Synthese aus ab-strakter Poesie, Konzeptualismus und Gesamtkunstwerk findet sich in einer intensiven Lyrik, die von konstruktivem Wissen und „klassischen" Stàrke getragen in einer Malerei hòchster Qualitàt zusammengefaBt wird.